Globalizzazione orizzontale

Siamo in periferia di Napoli. Un’insegnante ripropone per l’ennesima volta la raccolta diversificata. I ragazzi, forse proprio sotto la spinta dei cumuli di spazzatura, finalmente ci stanno. Coinvolgono le famiglie. Intanto una parrocchia mette a disposizione il proprio terreno per i vari contenitori, seguita a ruota da un supermercato che mette a disposizione il proprio cortile. Un’iniziativa privata diventa fatto sociale. Navigo in Internet e trovo: Abbiamo iniziato con un mouse e tante idee in testa. Ora i mouse e le teste sono di più. Siamo diventati un’associazione per dare vita al cambiamento. Questo il messaggio da uno dei tanti blog: iniziato come dialogo tra amici dentro un’università, grazie ad Internet, è diventato un progetto sociale. I tradizionali spazi politici collettivi sono oggi in evidente crisi. Un esempio? L’opinione pubblica è ridotta a mero strumento in mano a chi è al potere per consolidare la propria posizione. Agli occhi di chi è più attento, a fronte di questa crisi, si va intanto facendo sempre più strada un nuovo concetto di sfera pubblica. Quello che era relegato a sola sfera del privato, dell’informale è diventato uno spazio vivo, che ha dimensione sociale e che percorre strade alternative rispetto ai percorsi tradizionali. Siamo proprio sicuri che l’unico modo di affrontare questi anni di globalizzazione sia quello di guardare solo ai macrofenomeni: le migrazioni, le città megalopoli, i flussi finanziari, il mercato globale? È giusto pensare che possiamo solo adeguarci, assistendo alla crisi dei baluardi storici, come l’etica e la politica, che non riescono più a leggere i fenomeni e a dare regole certe? Saskia Sassen, sociologa europea alla Columbia University di New York, nella sua suggestiva analisi, aggiunge alla globalizzazione una dimensione orizzontale, definendola un nuovo luogo della storia. Una storia da studiare, di cui seguire le tracce per capire come si svolgerà il futuro: Stiamo attenti, le etichette ci fanno perdere di vista la realtà!. Il suo nuovo best-seller Una sociologia della globalizzazione (Einaudi, 2008) mette in risalto attori nuovi e ne documenta la capacità di azione sociale e culturale. Sono minoranze che agiscono nel locale, ma sono capaci di produrre cambiamenti: sfruttano la libertà di Internet per fare rete, agiscono con la coscienza di appartenere ad una società, incapace di dare risposte, ma, proprio per questo, spazio per il nuovo. Anche noi, che da queste pagine lanciamo sfide di fraternità universale, non abbiamo più scuse! Quella di essere minoranza non può più essere un alibi: sono le minoranze attive quelle che oggi fanno la storia.

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