Globalizzando la pace

“Sentinelle del mattino”: coloro che scrutano i segni della civiltà dell’amore nel cuore della crisi, dal cuore di quella notte che sembra stendere le sue ombre su un pianeta globalizzato piagato da contraddizioni strutturali e da conflitti endemici… Niente da dire se non che si tratta di uno sguardo profetico, che solo il papa poteva proporre ai giovani delle associazioni cattoliche: un “cartello” che riunisce qualcosa come 58 associazioni e movimenti, dai gruppi missionari al Focsiv, dai Giovani per un mondo unito alle Acli, l’Azione Cattolica e l’Agesci, la Compagnia delle opere e Pax Christi, i salesiani… E si corre il rischio di scontentare qualcuno. Insomma, si tratta della quasi totalità di sigle del mondo cattolico giovanile. Partito da Genova nel giugno 2001 con l’intento di “guardare negli occhi il G8”, l’obiettivo è ora quello di presentare un documento unitario sulle questioni fondamentali del nostro tempo: globalizzazione, sviluppo sostenibile, pace e promozione della giustizia a partire dalla dottrina sociale della chiesa. “Un percorso difficile, serio, per questo estremamente vero, autentico “, così come lo ha definito Giorgio Salina della Compagnia delle opere, presente nel cartello da luglio 2002, di fronte ai giornalisti nella sala stampa del Sashall, sabato 23 settembre, in una conferenza stampa dove la prima domanda dei giornalisti è stata: “Quale delle vostre associazioni parteciperà al Forum sociale di novembre? “. In realtà questa è stata un’occasione propizia per testimoniare una convergenza profonda, ricca, variegata di posizioni e sensibilità, che testimonia di per sé il valore della pluralità di posizioni. La centralità di Cristo, l’opzione preferenziale per i poveri, il pianeta come patria, la pace, l’impegno come cittadini, la riduzione della povertà e l’impegno per il debito dei paesi poveri, il consumo e il risparmio socialmente sostenibili, il commercio internazionale e l’agricoltura sono i titoli della presa di posizione, molto seria, delle associazioni cattoliche, che si può configurare come il tipico campo di espressione di una sorta di “magistero dei laici”. La presentazione del documento è avvenuta all’interno di una manifestazione pubblica che ha voluto tratteggiare alcune linee di riflessione. Grande attenzione e coinvolgimento per l’intervento di mons. Martin, osservatore permanente all’ufficio delle Nazioni Unite, che con il suo approccio diretto e competente ha magistralmente coniugato pragmatismo anglosassone, distanza da posizioni preconcette Noglobal/Proglobal e critica evangelica ai meccanismi dell’ingiustizia, giungendo ad indicare l’opportunità di una “scelta preferenziale dei poveri” anche da parte degli stati nazionali. Anche il prof. Parsi, docente di relazioni internazionali all’Università Cattolica, ha auspicato un impegno più serio da parte degli stati nazionali per arginare le deviazioni più macroscopiche dei flussi finanziari. Una visione realistica, quella espressa da Parsi nella sua relazione, in cui è stata sottovalutata a nostro parere una lettura storica dei “peccati strutturali”. Il professore ha pure auspicato un impegno più serio da parte degli stati nazionali. È intervenuto con la sua testimonianza dal sud del pianeta anche il prof. Seshamani, dell’università di Lusaka. Convincente (e gli applausi lo hanno testimoniato) l’intervento dell’arcivescovo di Firenze, mons. Ennio Antonelli: semplice, diretto, evangelico con i suoi tre “no” e sei “sì”. “No al terrorismo internazionale, alla guerra preventiva, alla globalizzazione pilotata dai mercati e dalla finanza internazionale a solo scopo di lucro. Sì alla globalizzazione globalizzazione nella solidarietà, allo sviluppo sostenibile integralmente umano e capace di rispettare e proteggere l’ambiente, a regole internazionali, alla cooperazione internazionale, all’incontro ed al dialogo tra culture e religioni diverse, a stili di vita più sobri senza cedimenti al consumismo esasperato”. La giornata è proseguita con gruppi di studio specifici in quattro chiese fiorentine (economia e lavoro, stili di vita, pace, sviluppo umano sostenibile). Streetlight, il musical del Gen Rosso, ha richiamato tutti (turisti compresi) nel meraviglioso teatro all’aperto di Piazza SS. Annunziata, preludio alla veglia di preghiera presieduta e fortemente “scossa” dal vescovo di Prato, che ha richiamato fortemente il senso delle beatitudini evangeliche. L’Angelus del papa ed il suo saluto, la domenica, accolto da una delegazione di “sentinelle” riunite di fronte allo schermo in arcivescovado, è stato il sigillo e la consegna per un cammino che può coniugare la ricerca dell’unità dei laici cattolici con la necessità di prendere posizione e comprendere più precisamente i fenomeni cruciali del nostro tempo: “Mi associo di cuore ai vescovi della Toscana nell’esprimere apprezzamento per l’iniziativa e incoraggio i promotori a continuare uniti nella costruzione della civiltà dell’amore e della pace”. Interveniamo nel presente guardando al futuro Il documento presentato a Firenze si può definire programmatico, destinato ad orientare il cammino futuro delle “sentinelle”. Non si rivolge perciò in primo luogo alle istituzioni, ma cerca di dire chi sono queste organizzazioni soprattutto giovanili che, pur con le naturali diversità, vogliono condividere un cammino educativo e sociale che renda la globalizzazione uno strumento a servizio dell’uomo. “Siamo coscienti – dice il documento – che per farlo occorra arricchimento spirituale, fatica di approfondimento e ricerca di dialogo”. La via del dialogo è quella indicata anche per costruire la pace: “Il dialogo non lascia indifesi: può proteggere. Non indebolisce: può rafforzare. Il dialogo può trasformare l’estraneo in amico e può liberare tutti dal demone della violenza. Nulla è mai perduto con il dialogo”. La pace è legata allo sviluppo, anzi il documento afferma che ne è condizione essenziale. Le “sentinelle” non vogliono limitarsi alla costatazione dell’ingiustizia o alla sola denuncia, ma si propongono di sviluppare e diffondere stili di vita che già sono presenti nelle organizzazioni firmatarie: dal commercio equo alla economia solidale, dalla finanza etica al volontariato internazionale. È la consegna di Giovanni Paolo II a Toronto che il documento fa propria: “Nella ricerca della giustizia, nella promozione della pace, nell’impegno di fratellanza e solidarietà non siate secondi a nessuno”. Grazie da Firenze Numerose le personalità presenti. Esponenti sia del centro sinistra che della Casa delle libertà: dall’eurodeputato di Forza Italia Paolo Bartolozzi, al consigliere regionale del Ccd Marco Carraresi fino al segretario nazionale del Ppi Pierluigi Castagnetti e a quello generale della Cisl, Savino Pezzotta. Il sindaco, Leonardo Domenici, ha rivolto un saluto ai giovani: “La globalizzazione ci pone problemi che dobbiamo avere il coraggio di affrontare. Perciò vi ringrazio per aver scelto Firenze per questo incontro: una città che per storia e vocazione è luogo naturale dove discutere di questi temi che ci riguardano tutti da vicino, forse più di quanto ci si renda conto. Sono grandi problemi internazionali – e credo che da Firenze debba venire una forte iniziativa contro l’ipotesi di una guerra -, ma sono anche problemi di tutti i giorni, come ad esempio la solidarietà che passa direttamente attraverso l’attività dei comuni”. E a novembre? Era una domanda “inevitabile” alla conferenza stampa. “La chiesa – questa è la posizione ufficiale – non partecipa al Social Forum, ma lascia liberi i cristiani di partecipare responsabilmente “. In questa direzione Agesci, Pax Christi, Focsiv, Noi siamo chiesa, Beati i costruttori di pace, Emmaus, Confronti, Cipax, Giovani per un mondo unito e New Humanity hanno annunciato che parteciperanno al Forum del 6-10 novembre a Firenze, in Fortezza da Basso, con la proposta di alcuni seminari, tra cui:”Il contributo delle chiese nella costruzione della nuova Europa”,”Cristianesimo, islam, ebraismo in Europa” e “Economia di Comunione: proposta di un nuovo agire economico”.

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