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Cultura > Cinema

Gli uomini-ombra in politica

di Mario Dal Bello

- Fonte: Città Nuova

Vice-L’uomo nell’ombradiretto con puntigliosità da Adam McKay, racconta la storia di Dick Cheney, che molti dicono sia stato il vero presidente negli otto anni di George W. Bush. Una pellicola intrigante perché “spia” i meccanismi che la politica – in America ma anche da noi – può usare per presentarsi come democrazia, amore per il popolo e la nazione, nascondendo  interessi di cordate e personali di grande egocentrismo dietro slogan ideali

Esistono, i vice dei Grandi della terra. Persone che non contano nulla – un vice chi è? – ma che manovrano fili sotterranei quando il capo è occupato in altre cose, distratto oppure semplicemente perché non ne ha voglia come George W. Bush. Talleyrand fu un’ombra dietro la Rivoluzione francese, poi dietro Napoleone e poi i re borghesi, ma rimase potentissimo. Dick Cheney, era un ragazzone banale ma che lentamente, spinto dalla moglie ambiziosa e intelligente, fece carriera in politica: ha lavorato per Ford, per Nixon e papà Bush. Sfuggente, affettuoso in famiglia,  lavoratore accanito, scaltro e con scarso senso morale, o meglio una morale tutta sua. Ma ha fatto strada, sapendo stare in silenzio: la dote degli uomini-ombra, arrivisti nascosti.

Vice-L’uomo nell’ombra, diretto con puntigliosità da Adam McKay (passato da regista di film demenziali all’Oscar 2017 per La grande scommessa), ripercorre vita e miracoli – morte non ancora perché l’uomo è vivo –,  di Dick, che molti dicono sia stato il vero presidente negli otto anni di George W. Bush. È lui che ha inventato la guerra in Iraq e la fine di Saddam Hussein, l’invasione in Afghanistan, le torture a Guantanamo, e così via. Bush firmava, nulla di più. Sarà vero? Cheney, che soffriva di cuore – ha avuto un trapianto nel 2012 –, sapeva il fatto suo, e lo sa ancora, visto che tanti segreti se li tiene dentro e dato che ha avuto la furbizia di far sparire migliaia di e-mail degli anni di Bush, compromettenti. Così il film ha dovuto ammettere che di parecchie cose si sa poco e Dick può tuttora presentarsi come uno che ama la nazione e ha salvato dalla guerra migliaia di giovani americani.

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Christian Bale, ingrassato di venti chili, irriconoscibile è un Dick efficacissimo: cinico, ladro, affettuoso, paterno, sornione, deciso. Una recitazione globale, un altro Cheney.  Che riesce a far eleggere alla Camera alla fine una figlia e a non andare mai sotto processo.  Miscela tra biografia documentario, dramma e commedia, pur con qualche pesantezza, il film regge benissimo, soprattutto per i l cast superlativo: Amy Adams, Sam Rockwell, Steve Carrell.  È intrigante perché “spia” i meccanismi che la politica – in America ma anche da noi – può usare per presentarsi come democrazia, amore per il popolo e la nazione, nascondendo  interessi di cordate e personali di grande egocentrismo dietro slogan ideali. La storia di un oscuro burocrate che manovra dietro le quinte un potere quasi infinito, reale, dovrebbe  far pensare. 

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