Gli ostaggi del mare

Ben oltre film o evocazioni storiche, un dato è certo: la pirateria è ancora una reale minaccia alla sicurezza.
Osservatore Onu controlla un cargo al largo delle coste somale

Ben oltre film o evocazioni storiche, un dato è certo: la pirateria è ancora una reale minaccia alla sicurezza. E non solo del commercio, ma, soprattutto, delle persone. Le stime indicano la  presenza di pirati sui diversi mari che con i riscatti per i marittimi sequestrati insieme alle loro navi, la sottrazione di apparecchiature e carichi, hanno avviato una attività redditizia (oltre un miliardo di dollari già nel 2010). I Paesi colpiti rispondono con missioni militari nel Golfo di Aden, lungo coste della Somalia, nell’Oceano indiano. L’Onu ha chiesto agli Stati misure repressive e un tribunale internazionale che giudichi i responsabili.
Il fenomeno, però, non diminuisce e per le cause si parla solo di criminalità. Così tutto ruota intorno alla protezione delle navi, agli addetti alla sicurezza o alle tecnologie sofisticate (speciali radar o strumenti laser) e la difesa delle attività commerciali e dei beni è affidata alle armi. Ma resta il pericolo per i tanti lavoratori del mare fatti ostaggio e costretti loro malgrado ad essere protagonisti principali, ad un tempo oggetto di trattativa e di sofferenze.
 
La pirateria, si sa, è da sempre frutto di instabilità: territori non governati, insicurezza delle popolazioni, illegalità, desideri di espansione, quasi sempre garantiti da grandi interessi. La situazione della Somalia è indicativa. Però il ricavato di riscatti, apparecchiature o carichi finisce nel commercio di armi, nel finanziamento di guerre e guerriglie, nel riciclaggio, nella tratta di persone… Tutte attività che coinvolgono non solo i pirati e che mantengono destabilizzate aree e popolazioni. 
E così, mentre parliamo di emergenza, continuano abbordaggi e sequestri. Serve a poco la forza se aumenta solo la conflittualità, fino a violare anche le regole basilari delle relazioni tra gli Stati. Non basta più nascondere episodi o favorire trattative riservate a garanzia di persone e beni. Al dramma degli ostaggi e all’ansia delle loro famiglie gli Stati debbono dare risposta in termini di cooperazione, di lotta alla criminalità e di responsabilità di proteggere.

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