Gli azzurri di Giuseppe Modica

Aperta fino al 24 ottobre al Museo Andersen di Roma la rassegna sui dipinti dell’artista siciliano dal 1990 al 2021

“O cieli azzurri!”, esclama Aida nell’opera verdiana con profonda nostalgia. Questa nostalgia o meglio questa presenza attraversa le opere di Modica, un azzurro trasfigurante e trasfigurato che non è solo colore disteso, ma vita che palpita. Si potrà dire che il pittore è “metafisico”, che ha ricordi dechirichiani e tante altre influenze, ma del resto non c’è alcun artista che non risenta di modelli e di “ricordi”.

Ma il mondo interiore di Modica è altra cosa. Chi si aspettasse una pittura mediterranea assolata, violenta e selvaggia rischia di non entrare nella dimensione di quest’arte. Dove il flusso vitale, anche forte, esiste, ma è temperato dalla distesa precisa, pulita del colore: oggetti, corpi, squarci di natura si situano come altre presenze all’interno di un autentico concerto vitale che è colore e luce. È l’anima che Modica svela.

Non solo la sua, ma la nostra. Nell’olio del 2016 Studium la luce entra dalla porta aperta sulla marina ma anche da un invisibile cielo, frange le pareti e le rende leggere, geometrizza l’interno in fasce lucenti regolari: ne esce un “luogo” non più solo terreno, ma una dimensione altra. Ed il colore giusto per esprimerla e darcela non può che essere l’azzurro, che è cielo mare e soffio impalpabile. Com’è lieve questa pittura, trasparente e calda al tempo stesso.

Il vasto olio La notte della tragedia n. 2 del 2017 ripercorre sogni infranti, dolori muti che le velature tra il blu e il celeste organizzano come versi di una poesia della sofferenza, ma si direbbe con Dante “trasumanati” in lentezza di pennello, astrazione di oggetti, per farsi emozione, pensiero, lacrima senza farla vedere.

E a proposito di astrazione è l’Atelier stesso del pittore a uscire dalla realtà quotidiana di cose e persone per farsi immagine, parola colorata della vita che vi si svolge all’interno, trascendersi e diventare contemplazione o se si vuole sogno della bellezza. Modica si sente come il san Girolamo nello studio di Antonello da Messina che cita, ed è lui stesso che medita e crea.

Fra le numerose opere esposte spiccano i raggi di luce di due lavori: Grande stanza della pittura (1997) – ossia il paradiso dell’arte come luce-, e Camera oscura (1997), ossia lo specchio in cui vediamo ora le cose che saranno, oscurante ma con brandelli luminosi che filtrano qua e là. Perchè la luce, la luce azzurra, è in definitiva l’anima di questo prezioso artista che ha i l coraggio e la tenerezza di comunicarla a noi. Per darci desiderio di vivere e di sperare.

Atelier, fino al 24/10

(catalogo Silvana Editoriale)

 

 

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