Giustizia al di là delle polemiche

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Iproblemi della giustizia esistono, e forse di rado sono venuti in evidenza come in questo momento, nel quale più che mai mi sembra opportuno vederli come li vede il cittadino, per dare una risposta ai suoi interrogativi. Epperò, non possiamo nasconderci che gli interrogativi e le incertezze del cittadino aumentano di fronte a polemiche e contrasti che stanno accadendo in questo periodo e vedono una anomala contrapposizione tra governo e magistratura. Ma voglio qui restare alla considerazione di come si presenta l’amministrazione della giustizia oggi e di ciò che i cittadini si aspettano da essa. Una prima esigenza da sottolineare mi sembra quella di una giustizia che dia decisioni certe dei casi giudiziari; decisioni che chiariscano e rafforzino nei cittadini il senso di ciò che è giusto nei comportamenti individuali e collettivi. Infatti, soprattutto nel campo della giustizia penale ciò che può arrecare disorientamento nella gente è il venir meno di sicuri princìpi, in base ai quali si giudica della innocenza o della colpevolezza di una persona, si difendono le persone offese dai reati, si applicano pene giuste. Non di rado, anche di fronte ai più gravi delitti, nei mezzi di informazione (in particolare la televisione) si anticipano giudizi o si cercano cause e giustificazioni che rendono difficile formarsi un giudizio etico oltre che giuridico delle gravi azioni commesse (ricordiamo che la giustizia «è amministrata in nome del popolo»). Altro sconcerto può arrecare il fatto del ricorso facile, soprattutto per delitti non gravi, alla carcerazione preventiva, cui segue con altrettanto facilità la scarcerazione. Certamente, ciò che la gente si aspetta dalla giustizia penale è la propria sicurezza dai reati che offendono la persona e i beni di ciascuno (rapine, furti, violenze e quant’altro); e, a tale scopo, occorre una giustizia che sappia rispondere con eque e rapide misure ai delitti. Nel campo della giustizia civile la tutela dei propri diritti è avvertita a volte in modo esasperato anche per l’immancabile carica emotiva che purtroppo contraddistingue le liti tra i privati. Tuttavia, non può negarsi che comportamenti ingiusti possono arrecare grave danno, soprattutto economico, per cui è certamente esigenza di giustizia riconoscere ragione a chi ha subìto un torto o un danno. Ricordiamo tutti la nota parabola di Gesù della vedova e del giudice disonesto che tardava a fare giustizia. Si capisce, quindi, che anche nelle cause civili i cittadini avvertono il bisogno di una giustizia rapida ed efficiente, e non complicata e costosa. Venendo all’aspetto legislativo, non si può nascondere che si fanno leggi che appaiono difendere determinati interessi o gruppi, dando l’impressione che si creino tra i cittadini zone di privilegio e disparità di trattamento. Sono recenti e attuali le polemiche suscitate da alcuni provvedimenti o disposizioni. Tuttavia, elevandoci un tantino al di sopra di dette polemiche, a me sembra che un bene da salvaguardare nell’interesse di tutti sia l’obbiettività e l’imparzialità del lavoro dei giudici e, a garanzia di queste, l’indipendenza dei giudici nello svolgimento del loro ufficio; indipendenza che deve essere interna al giudice da ogni sorta di emotività, parzialità e protagonismo, e indipendenza esterna da qualsiasi tentativo di condizionamento. Sono questi i requisiti indispensabili per l’esercizio della giurisdizione che è uno dei fondamenti che assicurano la pace sociale e la civile convivenza. Infine, è avvertita l’esigenza di uno snellimento dei processi, senza ridurre le garanzie difensive, ma che eviti che la giustizia si impantani nei formalismi. L’aumento di regole e di formalità appesantisce la macchina della giustizia, già affaticata. Per una sana amministrazione della giustizia non vale tanto moltiplicare regole, quanto l’operare con efficienza, preparazione, scrupolo e obbiettività. Giuseppe Distefano

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