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Italia > Società

Giulio e i rischi dei giornalisti improvvisati

di Michele Zanzucchi

- Fonte: Città Nuova

Michele Zanzucchi, autore di Città Nuova


Una riflessione sui nuovi protagonisti del mondo del giornalismo e sulla mancanza di tutele dei free lance, dopo la tragica fine del giovane ricercatore italiano ucciso nei giorni scorsi in Egitto

Giulio Regeni

Ripenso spesso al giovane ricercatore italiano morto in Egitto in condizioni ancora da chiarire. Giulio Regeni non era un giornalista di formazione e di professione, ma nella pratica lo faceva. Inviava i suoi pezzi a metà strada tra l'inchiesta socio-politica e il reportage a testate online e al Manifesto.

 

Il suo coraggio è indiscutibile, così come è da applaudire la costante sete di conoscenza che abita questi giovanissimi personaggi che stanno riportando in auge un genere letterario, il reportage d'inchiesta, che negli ultimi tempi è caduto in disuso in primo luogo per motivi economici: le redazioni non possono in effetti permettersi di mantenere costose sedi di corrispondenza all'estero. Preferiscono quindi pubblicare articoli di giovani free lance, spesso e volentieri non professionisti, che hanno la curiosità di capire e il coraggio di rischiare.

 

Rinasce quindi con questi giovani l'idea di reporter allo sbaraglio, un po' romantici ma digitalizzati, culturalmente più preparati di chi ha frequentato Scienze della comunicazione o una qualche scuola di giornalismo, ma meno avvezzi alle tecniche giornalistiche. Escono così dei pezzi che hanno un indubbio interesse, ma anche un lato "acerbo" che può piacere o meno.

 

C'è tuttavia un altro aspetto che lascia un po' perplessi coloro che lavorano da professionisti nel campo: il corrispondente o l'inviato è sempre "protetto" da chi lo manda e dalle istituzioni, mentre questi giovani intraprendenti spesso non sono nemmeno registrati all'ambasciata di turno. E l'inviato usufruisce della "protezione" dovuta alla formazione ricevuta dai colleghi più anziani e della complicità dei colleghi. Cosa che non accade a questi giovani autoelettisi reporter.

 

Non si può arrestare la voglia di conoscere e di far conoscere, anche se ritengo che i giornali dovrebbero essere un po' più rigorosi nell'accettare gli scritti provenienti da fonti diverse da quelle giornalistiche. Serve un controllo più rigoroso e, se possibile, una attenzione più continua alle condizioni di lavoro dei giovani reporter fai da te. Perché possano nascere tanti altri Giulio, magari vivendo un po' più a lungo.

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