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Italia > Società

Giudizio immediato per Berlusconi

di Orazio Moscatello

- Fonte: Città Nuova

Il Collegio giudicante, costituito da tre donne, processerà il premier per concussione e prostituzione minorile il prossimo 6 aprile. Le valutazioni di un giurista

Silvio Berlusconi

La notizia che il Gip (Giudice per le indagini preliminare) del Tribunale di Milano Cristina di Censo ha disposto il giudizio immediato per il presidente del Consiglio, accusato di concussione e prostituzione minorile. Per entrambi i reati Berlusconi rischia pene severe tra cui la temuta interdizione dai pubblici uffici.

 

Il Gip, da quanto emergerebbe dal provvedimento, ha ritenuto sussistente la “prova evidente”, ma ha tenuto a precisare che l’evidenza probatoria si riferisce non alla prova della responsabilità a carico di Berlusconi, bensì alla prova della fondatezza delle accuse rivolte allo stesso. In sostanza, le accuse della Procura sono fondate, ma la valutazione della responsabilità del premier dovrà essere effettuata dal collegio giudicante alla fine di un regolare processo.

 

Questo è il testo del comunicato dell’Ufficio del Giudice per le indagini preliminari con cui si è data notizia del decreto che ha disposto il rito immediato per Silvio Berlusconi:

«In data odierna il Giudice per le indagini preliminari dott.Cristina Di Censo ha depositato il decreto con cui si dispone ai sensi degli artt.453 e segg. cpp giudizio immediato a carico dell’on. Silvio Berlusconi, per i reati di cui agli artt. 317 ("Concussione. Il pubblico ufficiale o l’incaricato di un pubblico servizio, che, abusando della sua qualità o dei suoi poteri, costringe o induce taluno a dare o a promettere indebitamente, a lui o ad un terzo, denaro od altra utilità, è punito con la reclusione da quattro a dodici anni", ndr), 61 n.2 cp. e 81 cpv., 600bis co.2 cp. ("chiunque compie atti sessuali con un minore di età compresa tra i quattordici e i diciotto anni, in cambio di denaro o di altra utilità economica, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa non inferiore a € 5.164", ndr) avanti al Tribunale di Milano sezione quarta penale in composizione collegiale per l’udienza del 6 aprile 2011 ore 9.30». La nota è firmata dal presidente dell’Ufficio Gip, Gabriella Manfrin.

Dal provvedimento del GIP di Milano si evince, inoltre, che parti lese nell’instaurato processo penale sono sia Ruby (per il reato di prostituzione minorile), sia il Ministero dell’Interno (per la concussione) in rappresentanza del quale si dovrebbe costituire parte civile la Presidenza del Consiglio dei Ministri, nella persona del presidente pro-tempore, ossia Sivio Berlusconi. 

 

Qual è ora il possibile iter processule che si prospetta? A questo punto il premier, potrà scegliere di essere processato con rito abbreviato, potrà chiedere, cioè, che il processo sia definito allo stato degli atti; oppure di raggiungere un accordo sulla pena con la Procura di Milano, e formulare in tal caso richiesta di “patteggiamento”. Ma vi è motivo di dubitare che entrambe le ipotesi di rito alternativo, che definirebbero il processo nel giro di pochi mesi (nel secondo caso, per giunta, con una sentenza di condanna sia pur “concordata”) siano gradite a Berlusconi. La battaglia giudiziaria, infatti, sembra essere solo all’inizio, considerata la preannunciata linea difensiva dei legali del premier che non vogliono certamente desistere dal proporre tutte le possibili eccezioni preliminari e pregiudiziali per spostare il processo in altre sedi. Prima fra tutte l’incompetenza territoriale del Tribunale di Milano in favore di quella di Monza.

 

Ma, nella ipotesi, altamente probabile, in cui venisse sollevato “un eventuale conflitto di attribuzioni tra poteri dello Stato davanti alla Corte Costituzionale”, sarà certamente formulata la richiesta di sospensione del processo. E’ ben vero che, in tale caso, nessuna norma impone al Tribunale di Milano l’automatica ed obbligatoria sospensione del processo penale avviato a carico di Berlusconi ma, non è escuso che il colleggio decida di “attendere” con serenità il responso della Consulta. 

 

Rimane, infine, certamente interessante, sotto il profilo strettamente tecnico giuridico, vedere se il premier intenderà risolvere l’inedito conflitto di interesse che la sua persona genera nell’ambito del processo (imputato e rappresentante della P.A. offesa) mediante le dimissioni o meno.

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