Gita di classe? No, grazie

Soppressa per taglio fondi, proteste e troppe responsabilità.
Studenti
Difficile non ricordare le gite scolastiche, i viaggi in luoghi divenuti col tempo irreali, che nessuna visita successiva ci ha più mostrato così come li abbiamo conosciuti insieme ai nostri compagni, dopo lunghe notti senza riposo, in un turbinio di sensazioni e parole.

 

Ma forse gli alunni delle scuole italiane non potranno più capire quello che stiamo raccontando, semplicemente perché di gite non se ne faranno più. E non solo perché con l’entrata in vigore del decreto legge 78/2010 si è disposta la cancellazione della diaria per le missioni all’estero (accompagnamento degli alunni fuori dall’Italia) e si prevede a breve un ulteriore giro di vite sui rimborsi spese, ma soprattutto perché la situazione della scuola italiana è talmente grave che perfino le gite degli alunni sono diventate argomento di contesa.

 

Da una parte, il precario stato finanziario del Paese impone tagli a tutto; dall’altra, i docenti hanno impugnato le gite – una delle poche attività didattiche che coinvolgono interessi economici generali (vedi trasporti, alberghi, musei, ristoranti, negozi) –, come oggetto di sensibilizzazione presso l’opinione pubblica su una crisi che ha investito la loro categoria forse più delle altre. Anche se nessun insegnante ha mai ritenuto le gite irrilevanti per la crescita e la formazione dei ragazzi.

Il decreto legge, ovviamente, ha motivazioni diverse, in primo luogo tenere sotto controllo le spese dell’istruzione. Se i ragazzi vogliono andare in gita, che sia il loro istituto a farsene carico: eventuali compensi degli insegnanti potrebbero infatti ricadere sul fondo d’istituto. Lo stesso che però serve a retribuire i corsi di recupero e tutte le altre attività aggiuntive, e a causa del quale non c’è scuola che non pianga miseria.

 

In mezzo ovviamente ci sono i ragazzi, che in gita vorrebbero andarci perché si sta insieme, si diventa autonomi, si visitano luoghi che forse non si vedranno più. E la scuola vorrebbe organizzare le gite perché sono un indice di qualità. Ma forse il punto è un altro: sempre meno insegnanti sono disposti ad accompagnare i loro studenti in giro. La ragione? Troppe responsabilità, troppi rischi. Basta guardarsi intorno.

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