Gira l’abito

Non ha obiettivi economici. È aperto dal martedì al sabato. È frequentato mediamente da 250- 350 persone alla settimana. Gente di vari colori e di diverse età. Con esigenze e gusti eterogenei. È un punto vendita di abbigliamento made in” solidarietà. È Girabito, negozio del vestito usato e d’occasione. Fa parte del progetto “Vesti solidale” per la raccolta di indumenti, scarpe, borse e tessuti per la casa portato avanti dalla cooperativa sociale “Insieme” in collaborazione con la Caritas vicentina ed il consorzio di cooperative sociali “Prisma”. Avete presente quelle campane gialle che a qualche angolo delle nostre città ci ricordano che qualcuno potrebbe avere bisogno di qualcosa di nostro oltre che di noi? Ebbene, è da questi contenitori che parte la raccolta, la selezione e lo smistamento del materiale che a Vicenza arriva in via Pecori Giraldi numero 56. Dove però ormai, come mi racconta Antonella che questo negozio lo gestisce, è diventato abitudine di tanti portare direttamente quelle cose che in una famiglia non servono più ma che magari possono essere utili in un’altra. Un circuito solidale che si va allargando. Senza dimenticare che da quelle famose campane gialle vengono fuori 1200 tonnellate l’anno di vestiario che, se non fosse recuperato, concorrerebbe oltretutto al degrado ambientale. “Questa esperienza intende incidere sulle abitudini di consumo dei clienti e della popolazione cittadina, abituando al recupero, al non spreco, alla solidarietà, mediante la cessione del superfluo”, recita una frase dell’incontro iniziale dell’attività diventata quasi uno slogan. Tutto è cominciato per il desiderio di cercare opportunità lavorative per persone in stato di disagio. Chi infatti da lungo tempo, per motivi di salute o di disagio sociale, è escluso dal mondo produttivo, trova in genere parecchie difficoltà a reinserirsi. In questo senso è molto importante il ruolo delle cooperative sociali. Esse rappresentano una risorsa a disposizione per “imparare a lavorare”, ricominciare a sentire il ritmo lavorativo, costruire una nuova strada nella quotidianità passando attraverso l’impegno di un impiego. Per tanti si tratta di avere la possibilità di costruire nuove relazioni, intessere rapporti con persone disponibili ad accompagnarle nella vita di tutti i giorni. Per altri vuol dire un pasto assicurato al giorno, una ospitalità, la sicurezza di condividere con qualcuno una parte della propria vita. Aggiungi a tutto questo una nuova proposta della cultura della solidarietà, della sobrietà, della tutela dell’ambiente; la possibilità di offrire nuovi contributi alla realizzazione concreta di iniziative della Caritas per la tutela del più debole; l’attuazione di normative legate alla legge vigente sul tema del riciclaggio; la necessità di valorizzare beni ancora utilizzabili a disposizioni in grandi quantità come appunto l’abbigliamento usato. Ne viene fuori appunto Girabito. Ci tiene Antonella a sottolinearmi che non si tratta principalmente di un’attività commerciale anche se di questa deve rispettare tutte le doverose procedure. In effetti entrando ti accorgi subito che c’è un qualcosa di diverso. Qui non importa vendere ma soddisfare la clientela, cioè trovare il capo più adatto alla persona che lo cerca e magari non ha la possibilità economica di acquistarlo presso i “normali” negozi. O non vuole cedere alla tentazione del tutto griffato. Oppure semplicemente vuole scambiare quattro chiacchiere. È questo che fa di ogni “vestito dismesso” un capo unico. C’è poi un altro motivo non trascurabile per acquistare da Girabito. Essere anticonformisti. Non sono pochi i giovani che scelgono il vestito usato o addirittura datato per motivi di immagine, per frenare il trend tutto in rialzo della moda usa e getta. “Entrando al Girabito – dicono i soci fondatori – vogliamo si respiri un’atmosfera di familiarità, dove le persone sono accolte non per il loro potere d’acquisto ma per la loro umanità ed originalità, un luogo di incontro e confronto tra persone anche di nazionalità diversa”. L’ultima novità di via Giraldi riguarda un abito molto particolare, quello da sposa. Perché infatti, si son chiesti quelli della cooperativa, non provare a vivere quello che è il giorno più importante della propria vita per tanti in maniera originale? Senza buttare al vento i soldi, spesso tanti, di un vestito che in fondo si usa solo per poche ore? Ecco allora la proposta. Le spose che lo vogliono possono lasciare a Girabito il loro vestito di nozze in conto vendita: nel caso in cui andasse venduto ne incasserebbero il 60 per cento mentre il restante 40 per cento resta alla cooperativa. Non è un’offerta facilmente accettata, ammette Antonella, perché sappiamo come la pensano in tal senso le ragazze italiane. È un vestito tanto carico di significato, sicuramente molto particolare e da una parte non è facile staccarsene, dall’altra non è altrettanto facile pensare che qualcun’altra l’ha già indossato prima del nostro fatidico sì. Ma, fosse anche per poche, la possibilità c’è.

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