Giovani e Vangelo: indicazioni dalla GMG

Le Giornate Mondiali della Gioventù, istituite da Giovanni Paolo II nel 1984, in occasione dell’Anno Santo della redenzione, stanno diventando sempre di più occasione di riflessione sull’universo giovanile e in particolare su come evangelizzare questo mondo che spesso sfugge a definizioni e statistiche.
È stato così anche per la XXVI Giornata Mondiale della Gioventù che si è tenuta in Spagna dal 16 al 21 agosto 2011 con il tema: “Radicati e fondati in Cristo, saldi nella fede” (Col 2, 7). La formula è ormai collaudata e prevede una prima fase nelle diocesi del Paese ospitante per una sorta di gemellaggio e, successivamente, i giorni con il Papa e con i vescovi, che in Spagna si sono svolti nella capitale: Madrid.
Quasi due milioni di giovani provenienti da tutti i continenti, hanno preso parte alla GMG in terra iberica. Circa due mila hanno partecipato all’evento grazie al Fondo di solidarietà istituito per le Giornate Mondiali.
Ma ci sono altri numeri che rendono l’idea della portata di quell’evento: 30 mila volontari, 4.700 giornalisti accreditati, 14 mila sacerdoti e 800 vescovi di tutto il mondo.
 
Patti chiari
I pontefici nelle Giornate Mondiali della Gioventù parlano molto chiaramente ai giovani mettendo loro davanti una dimensione paterna e accogliente di Dio e della Chiesa, ma anche le reali esigenze di una vita cristiana autentica e liberante. Nella celebrazione eucaristica conclusiva, il 21 agosto, papa Benedetto si è rivolto ai giovani con queste parole: “Cari giovani, permettetemi che, come Successore di Pietro, vi inviti a rafforzare questa fede che ci è stata trasmessa dagli Apostoli, a porre Cristo, il Figlio di Dio, al centro della
vostra vita. Però permettetemi anche che vi ricordi che seguire Gesù nella fede è camminare con Lui nella comunione della Chiesa. Non si può seguire Gesù da soli. Chi cede alla tentazione di andare ‘per conto suo’ o di vivere la fede secondo la mentalità individualista, che predomina nella società, corre il rischio di non incontrare mai Gesù Cristo, o di finire seguendo un’immagine falsa di Lui”.
Una prima indicazione che arriva dalle GMG, per l’evangelizzazione del mondo giovanile, è proprio la chiarezza del linguaggio. Su questo punto i testi di papa Benedetto XVI risultano, per tanti versi, ancora più incisivi di quelli del suo predecessore, Giovanni Paolo II, che pure ha avuto con i giovani un rapporto davvero speciale. Si capisce che ai giovani bisogna parlare chiaramente, senza giovanilismi o sconti di sorta.
Lo stesso Benedetto XVI descrive la GMG spagnola come un momento di grazia speciale.
Lo testimoniano alcune sue parole pronunciate nei mesi successivi all’evento: “Il ricordo dell’incontro di Madrid, lo scorso agosto, resta ben presente nel mio cuore. È stato uno straordinario momento di grazia, nel corso del quale il Signore ha benedetto i giovani presenti, venuti dal mondo intero. Rendo grazie a Dio per i tanti frutti che ha fatto nascere in quelle giornate e che in futuro non mancheranno di moltiplicarsi per i giovani e per le comunità a cui appartengono”.
 
La forza della testimonianza
Anche nel corso delle giornate spagnole, come del resto in passato, a Sydney nel 2008 e a Colonia nel 2005, hanno avuto largo spazio le testimonianze: dei giovani e di quanti operano nella Chiesa a vari livelli nel campo dell’educazione alla preghiera, dell’evangelizzazione, della solidarietà e della comunicazione.
In particolare, i circa trecento eventi che hanno fatto da sostanza alle giornate madrilene dato ai giovani un’ampia possibilità di scelta, ascolto e condivisione di significative esperienze sul campo. L’offerta era veramente vasta: da spettacoli musicali a momenti di preghiera, da convegni con esperti su problematiche attuali (politica, ambiente, ecc.) a conoscenza di movimenti e associazioni. In tutti questi eventi che i giovani potevano scegliere liberamente e che erano chiaramente indicati sul vademecum consegnato a ciascun partecipante, il registro comunicativo era quello della testimonianza. Di una fede vissuta, di una fede condivisa, di una fede annunciata.
Eccoci ad una seconda indicazione per l’evangelizzazione dei giovani. È necessario essere testimoni e utilizzare un linguaggio intriso di testimonianza e di dottrina. Questo la Chiesa lo aveva capito già anni fa ed era stato cristallizzato in quella gemma di sapienza contenuta nell’Evangelii Nuntiandi di Paolo VI: “L’uomo contemporaneo ascolta più volentieri i testimoni che i maestri (EN 41). Una testimonianza che non è ostentazione, ma che, intrisa di umiltà e forza allo stesso tempo, raggiunge l’intelletto e il cuore e provoca all’imitazione”.
“Stare con i giovani è sempre un dono perché è una iniezione di vitalità e di autenticità – ha affermato il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza Episcopale Italiana – Non è solo per il ricordo di tanti giorni trascorsi insieme in montagna sotto le tende o in parrocchia negli incontri di gruppo, ma per
la convinzione che il dialogo tra le generazioni è il segreto della vera educazione”. E conclude affermando che la GMG “è un’occasione per riscoprire i tempi del silenzio e dell’ascolto”.
 
“Eravamo in tanti”
È la frase che più di ogni altra risuona sulla bocca dei ragazzi che hanno partecipato alla GMG di Madrid. Tutti sono stati impressionati dalla moltitudine di colori, bandiere, nazioni, lingue, espressioni culturali. Segno dell’universalità della fede e dell’universalità del mondo dei giovani che in realtà presenta caratteristiche comuni a tutte le latitudini. Tutti hanno, in qualche maniera, potuto incontrarsi con tutti, scambiare un cappellino, una spilla, indirizzi, contatti Facebook e quant’altro. Per non parlare del colpo d’occhio della spianata vecchio aeroporto di Cuatro Vientos dove si sono tenute la veglia notturna e la messa conclusiva insieme al Santo Padre. È stato davvero impressionante vedere la moltitudine, sfidando il sole del giorno e il freddo della notte.
A fronte delle paure di comunicare che spesso hanno i ragazzi, sicuri e prigionieri del proprio piccolo mondo, spesso angusto, le GMG mostrano che per i ragazzi è importante sentire sulla propria pelle “la massa”, il fatto di essere in tanti a credere nello stesso ideale. Tale esperienza crea identità e solidarietà. Due elementi che per i giovani contano molto.
Ecco allora una terza indicazione. È necessario creare eventi per i giovani, targati Chiesa cattolica. Non per il gusto della spettacolarità o della massificazione, ma per dare la consapevolezza di universalità. Anche Gesù dialogava e guariva i singoli, ma insegnava anche alle folle che accorrevano a lui.
“L’appuntamento più atteso, e che si è dimostrato il più vivo, è stata la veglia del sabato sera – scrive Giovanni, 29 anni di Napoli – un pomeriggio di attesa sotto il sole e l’inizio della preghiera sotto il temporale sono stati un segno vivo dell’amore per Gesù dei giovani presenti.
Il restare fermi, facendo cori al Papa e vedere una viva emozione sul suo volto, uno sguardo d’amore verso questi suoi giovani figli che volevano ascoltare le parole del successore di Pietro nonostante pioggia e vento forte, è valso più di tante parole. Nella messa finale della domenica il Papa ha invitato i giovani, a riconoscere Gesù per quello che realmente è per noi. Un’operazione non facile, ha detto, perché ci sono due modi di riconoscere Cristo.
Il primo è quello superficiale del senso comune. Il secondo è quello che ci rende capaci di andare in profondità nel rapporto con Gesù; in questo modo si riconosce la verità e non una verità tra le tante. Sono state le indicazioni che il pontefice ha suggerito per poter testimoniare colui che siamo chiamati a riconoscere come Salvatore. Un invito missionario quello del Papa, un invito ad annunciare e a testimoniare
agli altri con la vita l’amore di Cristo per il mondo. Un mondo sempre più secolarizzato e relativista in cui, tra un’insalata di verità, i cristiani hanno la vocazione a mostrare l’unica verità: quella che salva”.
 
Prossimità
La Via Crucis nel centro della capitale spagnola, la cerimonia di accoglienza a plaza Cibeles, l’incontro del papa con i giovani professori universitari… Sono tante le istantanee che i giovani hanno scattato con i propri occhi e che resteranno a lungo impresse. Ma se c’è un momento che i giovani della GMG di Madrid non dimenticheranno mai è la breve tormenta di vento e di pioggia che ha scosso la notte conclusiva. Ci sono stati dei problemi anche alla struttura che faceva da cornice alla veglia con il cedimento di alcune parti, al Papa era stato vivamente consigliato di interrompere la veglia e di ritirarsi. Ma Benedetto XVI è voluto restare. Pare abbia detto “Se restano loro, resto anch’io”. Questa vicinanza del successore di Cristo, i giovani l’hanno percepita e gradita. E resterà a lungo nei loro ricordi.
Una Chiesa che si fa vicina, che non giu dica, che educa senza compromessi, che indica le mete alte e liberanti della fede. Nonostante le sue molte fragilità. Tutto questo i ragazzi lo hanno percepito in un momento di difficoltà, simbolo della vita che spesso è difficile e in salita.
La Chiesa non scappa, non si ritira. Questo hanno percepito e compreso. Ed è l’ultima indicazione che vorremmo dedurre da questo evento/progetto delle Giornate Mondiali della Gioventù. Un cammino condiviso è più bello di un cammino solitario. Come Gesù si faceva prossimo, ascoltava, dialogava, guariva, indicava la strada della vita eterna, il Papa e la Chiesa cattolica continuano oggi questo servizio all’umanità.
Con i tempi che corrono per i giovani italiani un messaggio senz’altro incoraggiante.
Alla domanda, cosa l’ha colpita di più di questa Giornata Mondiale della Gioventù, il cardinal Antonio Rouco Varela, arcivescovo di Madrid ha detto: “La cresciuta adesione dei giovani a Cristo”, la “disponibilità a manifestarsi cristiani nella vita pubblica”. La GMG – dice ancora Rouco Varela – ha saputo intessere una nuova relazione tra la Chiesa e la società. Essa è portatrice di valori come “la bontà, la benevolenza, la gioia, la disponibilità all’altro, la fraternità e lo fa in un’epoca storica di grande crisi, culturale ed economica, che pone interrogativi sul senso della vita e della civiltà umana, e porta in sé incertezze profonde per il futuro”.
 
Brasile 2013
A fine luglio del 2013, precisamente dal 23 al 28, si svolgerà una nuova Giornata mondiale della Gioventù, la ventottesima. Si valicano gli oceani per approdare in Brasile e per la precisione a Rio de Janeiro. Il tema sarà Andate e fate discepoli tutti i popoli (Mt 28, 19). Sul sito ufficiale (www.rio2013.com/pt) campeggia,
già da tempo, un orologio che scandisce il conto alla rovescia.
Sarà senz’altro interessante verificare ulteriormente gli orientamenti che emergono dall’universo delle GMG, ma anche accogliere quanto il “padrone della messe” vorrà indicare alla sua Chiesa e al mondo dei giovani, attraverso la voce del successore di Pietro, ma anche della comunità giovanile ed ecclesiale.

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