Giovani e politica punto org

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L’altro giorno sono entrati in ufficio due ventenni: uno, studente di scienze politiche, l’altro di storia. Si mettevano a disposizione per le attività di ricerca sul territorio, dato che è in ballo il nuovo piano sanitario: l’avevano letto sui giornali e sapevano pure che non avrebbero ricevuto alcun compenso per via della crisi. A raccontarmi il fatto è il sindaco di una città argentina di 20 mila abitanti. Quando ha domandato da che mondo arrivassero, si è sentito indicare: Dia un’occhiata al nostro sito web: è una scuola, ma soprattutto un esperimento alla scoperta della fraternità in politica, e la pratica fa parte integrante del corso. Noi vorremmo metterci alla prova qui (il sito è: www.mppu.org.ar). È andata più o meno così anche per gli altri 140 giovani che dal maggio scorso frequentano i corsi della Scuola di formazione politica (Sfp) per giovani, promossa dal Movimento politico per l’unità in nove città argentine. Giovani che non smettono di farsi domande, che chiedono alla politica l’utopia di un mondo unito e allo stesso tempo la concretezza di ciò che può cambiare giorno per giorno; giovani che vogliono spendersi per la propria comunità. Che il corso non sia fatto di teoria, lo dicono le ore dedicate all’impegno sul campo, a misurare sulla fraternità i gesti della politica quotidiana, nella sede di un partito, di un’amministrazione locale, di un circolo culturale o di una ong. In effetti, il cuore della proposta che Chiara Lubich ha lanciato già da tempo agli aderenti del Movimento politico per l’unità – l’ultimo evento internazionale che ha visto il suo impegno è stata la seconda giornata della Interdipendenza dello scorso 12 settembre (vedi Città nuova, n° 19/2004) – è proprio questo: sperimentare in prima persona se la fraternità si limiti ad essere un generico principio etico, o piuttosto una categoria vera e propria in grado di guidare analisi e azione politica. Una sfida, certo, che inizia però a produrre risultati sotto molteplici profili. È quanto si sta verificando lungo il discusso confine che divide i giovani e la politica, dove emerge una linea di conflitto sociale che oggi non passa solo tra le appartenenze ideologiche e le culture, ma attraversa anche le generazioni. Anche per questo, si è fatta strada l’idea di un progetto formativo rivolto espressamente ai giovani, lontano da strategie di partito e profondamente raccordato con chi – semplici cittadini come politici professionisti – da anni pesca dalla cultura dell’unità nuove linee di azione politica al servizio della polis. Non è certo una novità che nel panorama internazionale attuale, l’America latina costituisca uno degli scenari di maggiore disuguaglianza sociale, tanto che le prospettive di crescita di società così ricche di energie umane, risorse economiche, di storia e di cultura passano in secondo piano rispetto all’esclusione sociale e politica di milioni di persone, messa quotidianamente a fuoco dai massmedia europei. L’Argentina, com’è noto, si trova al centro di questa complessa situazione. Ma la visione generale ci nasconde un vasto numero di vicende personali e collettive che dicono l’enorme capacità della società argentina di generare novità. Anche attraverso l’esperienza del Movimento politico per l’unità. Il contesto di grave crisi sociale e politica presente da anni nel paese ha fatto da catalizzatore del progetto Sfp che, grazie alle modalità dell’apprendimento a distanza, è diventato operativo, contemporaneamente, a Buenos Aires, Cordoba, Rosario, José C. Paz, Avellaneda, La Plata, Mar del Plata, Bahía Blanca, Neuquén. Per conoscere maggiori dettagli, ci rivolgiamo a Cecilia Di Lascio e Juan Esteban Belderrain, responsabili del progetto, del Centro nazionale del Movimento politico per l’unità in Argentina. Belderrain delinea per noi il quadro generale: La scuola punta a offrire gli strumenti per una azione collettiva di nuovo genere nel campo sociale e politico, attraverso corsi tematici svolti nelle città di appartenenza, progetti differenziati di azione locale e seminari residenziali per tutti gli studenti, due volte all’anno. I moduli tematici si reperiscono volta per volta all’interno dell’area virtuale predisposta nel sito, mentre testimonianze e documenti video di corredo alle lezioni viaggiano per posta da una località all’altra. Nelle diverse città, i giovani si riuniscono sempre insieme ad un animatore, che è l’esperto di vita comunitaria, perché è questa la dimensione più importante. Nella comunità globale della scuola, poi, si interagisce virtualmente con i professori e le altre comunità locali. Cecilia Di Lascio prosegue: Le discipline che affrontiamo sono: storia del pensiero politico, diritto, etica economica, relazioni internazionali, geopolitica ma anche antropologia etica, per noi un corso essenziale, che offre i cardini del carisma dell’unità come parte integrante della formazione. E non potrebbe essere diversamente, perché la nostra proposta parte da un rovesciamento di prospettiva nella concezione di sé e degli altri, che deve attingere in profondità. Le chiedo se la fede, allora, sia un requisito essenziale per frequentare la scuola: Direi proprio di no, proprio perché siamo convinti che la fraternità rappresenti un principio universale che emerge dalle culture più diverse. Anche se quasi metà dei giovani che hanno aderito finora si definisce non credente, quando il dialogo diventa stile di vita, è possibile andare alla radice delle domande che a volte ci dividono. A partire da lì, dall’analisi della crisi di oggi, che investe non solo le procedure democratiche, ma i suoi stessi contenuti, vediamo emergere proprio quei valori su cui poggia il progetto politico per cui lavoriamo. E quei valori diventano luogo di incontro, spazio di formazione per tutti, perché in politica siamo tutti in cammino. Conclude Juan Belderrain: Qualcuno potrebbe pensare che ci muoviamo lungo una traiettoria parallela ai drammi della vicenda storica e politica del nostro paese. Non è così, perché questa ricerca appassionante ci guida esattamente al cuore dei problemi della democrazia, del governo dell’economia, della riforma delle istituzioni… Ciò a cui puntiamo è stimolare nei giovani un coinvolgimento sempre più consapevole per essere specialisti in fraternità. Un’esperienza, dunque, che, anche se in Argentina è alle prime battute, ha tutte le caratteristiche dei frutti che maturano sui rami robusti di un albero che ha radici profonde. SORSEGGIANDO IL MATE ON LINE Yerba mate: la caratteristica erba della pampa argentina che, una volta secca, viene premuta all’interno di una piccola zucca incavata e ricoperta di acqua caldissima. Poi, raccolti in gruppo, uno dopo l’altro a rotazione, si sorseggia l’acqua calda che ha assunto i forti sapori dell’erba profumata. Una bevanda che toglie punti al caffè… In Argentina il mate è un rito sociale, che circonda e arricchisce i momenti di amicizia e di condivisione più veri, avvicina e introduce ai luoghi belli dell’anima. Per questo, si chiama mateada virtual il blog dedicato alla comunicazione spontanea tra i giovani della scuola. In Italia l’avremmo definito più asetticamente un forum di discussione; ma pigiare sui tasti del computer mentre immaginiamo il mate circolare di mano in mano, e intanto scambiarci domande e progetti, è tutta un’altra cosa. Trattandosi di un sito protetto da password, ovviamente i nomi riportati sono immaginari. A cominciare da Irene: Sono d’accordo con i presupposti della scuola: la fraternità risponde ad una profonda esigenza dell’essere umano, fa parte del suo Dna… A volte, ci può essere chi smarrisce qualche pezzo della catena dei cromosomi, ma se torniamo all’inizio, il dato costitutivo c’è. Si tratta di rafforzare le catene che ci fanno fratelli. E Yanina: La novità della scuola nasce proprio sulle nostre differenze, sulle nostre affinità, sui nostri limiti: sta proprio qui la ricchezza di questo nuovo metodo di apprendimento . Pablo afferma invece: Mi pare che dobbiamo smetterla di pensare all’uomo come ad un essere solitario, ma come parte di un tutto, la famiglia umana… Mi chiedo: tocca a noi essere quel piccolo seme che potrà germinare nel cambiamento sociale?. Non è da meno Eduardo: Mi aspetto molto da queste lezioni ma, come studente di servizio sociale, vorrei soprattutto procurarmi gli attrezzi del mestiere per imparare a decodificare il mistero di chi è l’altro: solo così, intervenire socialmente, con rispetto. La vera democrazia non nasconde le differenze…. Ancora, Claudia: Vorrei veder circolare tra noi non solo i risultati delle letture, ma specialmente la vita, il risultato del nostro riflettere sulla fraternità universale. Infine Marcelo: Mi sono reso conto che non si tratta tanto di parlare di politica ma di fare politica in modo diverso… Sono tornato a casa convinto che, certo, non avevamo tutte le risposte, ma una grande volontà di trovarle insieme. Qui entriamo in gioco proprio noi giovani, noi che abbiamo energie da vendere ma spesso non sappiamo dove metterle: credo che il mio posto sia davvero questo. CREARE COMUNITÀ COL DIALOGO Dal modulo che i giovani firmano all’atto dell’iscrizione: Norma per tutti (studenti, insegnanti e animatori) è l’imperativo etico della Regola d’oro: Fa’ agli altri quello che vorresti fosse fatto a te, perché tutti siamo fratelli. Ci conseguenza: né classi né gruppi, ma comunità di apprendimento, che si costruiscono e si ricostruiscono in ogni momento, nella misura in cui si vive tale Regola d’oro. Creare comunità significa mettere da parte l’individualismo e aprirsi ad un’esperienza di condivisione, in cui la diversità è una ricchezza:l’apprendimento in gruppo è maggiore della semplice somma di ciò che ciascuno può apprendere da solo. Per questo, mettere in comune conoscenze, capacità e inquietudini e farsi capaci di arricchirsi di quelle degli altri. Dialogo autentico significa: accettare e valorizzare il contributo dell’altro; facilitare l’ascolto degli altri così come impegnarci ad ascoltare, ad esprimere la nostra opinione come a comprendere quella degli altri; esprimere critica o disaccordo in modo costruttivo; metterci alla ricerca della verità, con l’umiltà di chi sa che ha sempre qualcosa da imparare.

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