Giordania, il re rassicura

Un tornado mediatico di 5 giorni relativo a un Paese, la Giordania, ritenuto il più stabile e accogliente del Medio Oriente. Notizie che parlano di un golpe sventato nel quale sarebbe stato coinvolto il fratellastro del re. L’intervento di re Abdallah II per ricompattare la famiglia e rassicurare il Paese
Giordania
Yousef Allan/The Royal Hashemite Court via AP

Giordania, un Paese entrato recentemente nella top10 del turismo mondiale (prima del Covid, ovviamente) con oltre 4,5 milioni di arrivi nel 2019 (7,6% in più rispetto al 2018), in testa alle presenze gli italiani. E una famiglia reale da sempre oggetto di grande simpatia nel mondo intero, quella di re Abdallah II e della regina Rania, con i loro 4 figli (la regina ha 6,3 milioni di follower su Instagram).

Le notizie sono note. Così l’Ansa del 4 aprile scorso: «Venti personaggi eccellenti arrestati in Giordania per un sospetto complotto contro re Abdallah II. Tra questi ci sarebbe – come sostenuto dal Washington Post – anche il fratellastro del monarca, il principe Hamzah bin Hussein, ma Amman lo ha negato ufficialmente pur confermandone il coinvolgimento». Da lì in poi si sono moltiplicati articoli, note di agenzia, smentite, podcast, rivelazioni esclusive, ipotesi, scenari, illazioni, sospetti, analisi, timori…

Salvo scoprire che gli “arrestati” non erano 20 ma 16, poi che non tutti erano arrestati, ecc. In particolare le illazioni si sono concentrate sul nome eccellente, il fratellastro del re, il 41enne principe Hamzah, che sarebbe stato confinato agli arresti domiciliari con il divieto di comunicare all’esterno. Con reazioni piuttosto indignate del principe stesso, che avrebbe espresso critiche sulla situazione politica del Paese, rifiutandosi di sottostare alle ingiunzioni provenienti, probabilmente, dall’apparato di intelligence, il mukhabarat giordano, a quanto pare propugnatore dell’intervento di repressione preventiva di un presunto complotto, sui media di una certa tendenza divenuto ghiotta notizia di un imminente golpe contro il re nel quale sarebbe stato coinvolto il principe.

Il principe Hamzah Bin Al-Hussein, a des., e il principe Hashem Bin Al-Hussein, a sin., fratellastri del re Abdullah II di Giordania. (AP Photo/Mohammad abu Ghosh)

Ma chi è il principe Hamzah bin Hussein? È figlio, come re Abdallah II, del defunto re Hussein di Giordania (1935-1999), ma di madre diversa. Re Abdallah II è il primogenito della seconda moglie, la principessa consorte Muna al-Husayn, dalla quale re Hussein, prima di divorziare nel 1971, ebbe altri 3 figli. Muna al-Husayn vive tuttora ad Amman. Il principe Hamza è invece figlio della quarta moglie, la regina Noor al-Husayn sposata da re Hussein nel 1978 dopo la tragica morte della terza moglie, la regina Alia Baha Tuqan. Nella linea di successione (maschile) regolata dall’articolo 28 della Costituzione giordana, il principe Hamzah è al nono posto, dopo che re Abdallah II nel 2004 gli ha revocato il titolo di principe ereditario che lui stesso gli aveva conferito nel 1999. L’attuale erede al trono è il 27enne Hussein, figlio primogenito di Abdallah II e della regina Rania.

Cosa sia veramente successo nei giorni scorsi è impossibile sapere. Anche perché al di là dei “si dice”, il re è subito intervenuto sia parlando con il fratellastro che stabilendo come mediatore di famiglia l’autorevole zio, il principe Hassan bin Talal. Tre giorni dopo il principe Hamzah ha sottoscritto la seguente dichiarazione: «Alla luce degli sviluppi degli ultimi due giorni, mi metto nelle mani di Sua Maestà il Re, sottolineando che rimarrò nell’era dei padri e dei nonni, fedele alla loro eredità, seguendo il loro cammino, fedele a loro e a Sua Maestà».

Da parte sua, re Abdallah è apparso in Tv e ha spiegato: «La sfida dei giorni passati non è stata la più difficile né la più pericolosa per la stabilità della nostra patria, ma per me la più dolorosa perché le parti in discordia erano dentro e fuori la nostra stessa casa». Ed ha aggiunto: «Ho deciso di affrontare la questione del principe Hamzah nel contesto della famiglia hashemita e ho affidato la strada a mio zio Talal. Hamzah si è impegnato davanti alla famiglia di seguire la strada dei suoi antenati. Ora Hamzah è con la sua famiglia, nel suo palazzo, sotto la mia protezione».

Su chi siano le parti in discordia dentro e fuori la casa, vige il più stretto riserbo ufficiale, anzi il divieto stabilito dal governo di parlarne pubblicamente. Naturalmente questo divieto non vale per i media fuori dal Paese. E qui le ipotesi si sprecano. C’è chi immagina un dissidio di lunga data fra la regina madre Noor e la regina Rania, in difesa dei diritti dei rispettivi figli. Ma di questo ventilato dissidio non c’alcuna traccia concreta. La 70enne regina Noor ha twittato questo messaggio: «Prego che la verità e la giustizia prevalgano per tutti gli innocenti vittime di questa malvagia calunnia. Dio li benedica e li preservi». Sui media sono apparse inoltre varie “analisi politiche” che parlano di vicinanza del principe Hamzah ad alcuni capitribù beduini dissidenti dalla politica della corona o più generalmente ad alcuni circoli di protesta per riforme promesse dal re e non attuate. Ovviamente sono emerse anche affermazioni relative a complotti internazionali. Ma nessuno attribuisce comunque al principe Hamzah prese di posizione o anche solo affermazioni in contrasto con la linea tenuta dal re. Che ci siano nel Paese alcune tensioni non è certo un mistero, anzi sarebbe strano il contrario. Ma questo fa parte delle normali dinamiche politiche. Tanto più che stiamo parlando di un Paese mediorientale. E un Paese che da decenni riesce a mantenere con grande equilibrio una stabilità non facile né scontata, pur in mezzo a problemi non trascurabili.

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