Giordani profeta dell’amore

La capienza della cattedrale di Frascati il 6 giugno ha forse toccato il livello massimo possibile: ogni ordine di posti, persino nelle cappelle laterali, è stato invaso da una folla mite, gioiosa e forte, che quasi pareva voler imitare in qualche modo le qualità, alcune qualità, di colui per il quale la celebrazione era stata convocata dal vescovo locale. Di mitezza, gioia e fortezza Igino Giordani era infatti uno splendido esempio, un altoparlante. Proprio lui che, fustigatore di cattivi costumi, polemista senza timori, amante della verità nuda e cruda, pareva tutt’altro che mite e gioioso negli anni della grande prova del fascismo, e poi del convulso secondo dopoguerra italiano. Forte invece, lo era sempre stato, Giordani, e sempre lo resterà in vita; e anche ora continua ad esserlo nella memoria di chi ha avuto la fortuna di conoscerlo. Ecco, con la sua fortezza egli ha acquisito pure mitezza e gioia in modo pieno nell’incontro con una donna che seppe aprirgli le porte della verginità del cuore: Chiara Lubich, che ora non cessa di definirlo come il principale confondatore del Movimento dei focolari. In che cosa Giordani lo sia stato, lo avrebbe potuto costatare anche un estraneo, osservando la folla variegata presente nel duomo di Frascati: famiglie, tante e numerose, ricche della comunione tra generazioni; uomini e donne della comunicazione, con taccuini e telecamere; politici, cioè sindaci, deputati e sindacalisti; autorità impegnate nell’ecumenismo; teologi e patrologhi ed ecclesiologi… Giordani in effetti era sposo e padre, giornalista, deputato, agiografo e biografo… e quant’altro ancora. Un appassionato di Gesù Cristo e della santità dei laici, di tutti, da vivere in un sogno-realtà di globalizzazione cristiana. I fedeli presenti nella cattedrale apparivano proprio un esemplifica- zione di questo suo desiderio, realizzatosi grazie all’incontro col carisma dell’unità: tutte le razze e i colori si scorgevano nelle tre navate, una folla di cristiani impegnati. Come ha ricordato il teologo Piero Coda nell’omelia (cf di seguito all’articolo), Giordani ha mostrato che la Trinità non è solo oggetto della contemplazione dei mistici, ma è la vita stessa del cristiano. Scriveva in effetti nel suo diario che, al contatto col focolare, avendo trovato l’Amore si era trovato nel cuore della Trinità. Il modello di santità emergente dal carisma dell’unità non a caso è comunitario, oltre che personale. L’inizio del processo diocesano di beatificazione si è svolto a Frascati nel giorno della festa della Santissima Trinità, in una cattedrale attraversata dalla calda luce del tramonto, alla presenza dei figli Brando, Sergio e Bonizza e delle autorità della diocesi e della cittadina dei Castelli romani. Una cerimonia semplice, come lo stile di vita (e di scrittura) che Giordani aveva acquisito lavorando di scalpello e bulino sulla scultura della sua esistenza, così ricca di doni, di talenti, di esperienze. Al termine della solenne messa domenicale presieduta dal vescovo mons. Giuseppe Matarrese, è stato insediato il tribunale diocesano (cf. Città nuova n. 1/2004, pp. 26-31) che dovrà giudicare l’eroicità delle virtù di Giordani. E Chiara Lubich, nell’emozione di un giorno da lei e da tutti i focolarini tanto atteso, ha voluto sintetizzare in un suo breve intervento (vedi box nella pag. seguente) non tanto la biografia di Giordani, o di Foco, co- me veniva chiamato, quanto l’essenza della sua natura di cristiano poliedrico, di focolarino e di confondatore dei Focolari. Uno dei più grandi doni ricevuto dal movimento, ha detto Chiara Lubich. E il popolo ha applaudito a lungo Giordani. Il latino della severità giuridica non è poi riuscito a scalzare il clima di gioia diffusa: sulla cerimonia togata Giordani avrebbe forse posato uno sguardo di benevolenza, accompagnandolo con un sorriso di umiltà autoironia, ripetendo parole del genere, di quelle scritte nel suo diario 27 maggio 1979: Non m’intralciano più gli impulsi di vanità… Vado direttamente a Dio, scartando questi cenci… Sono di Dio. Non mi serve altro. IL TRIBUNALE ECCLESIASTICO L’apertura ufficiale del processo diocesano di beatificazione di Igino Giordani, con l’insediamento del tribunale ecclesiastico, ha avuto luogo domenica 6 giugno, nella cattedrale di San Pietro a Frascati. La causa di beatificazione è stata promossa nel dicembre 2000 per iniziativa di mons. Pietro Garlato, allora vescovo di Tivoli, città natale di Igino Giordani, e realizzata da mons. Giuseppe Matarrese, vescovo di Frascati, diocesi dove Giordani ha concluso la sua vita terrena. I membri del tribunale nominati dal vescovo, mons. Giuseppe Matarrese, sono: mons. Francesco Maria Tasciotti, giudice delegato, Giuliana Riddei, promotore di giustizia, e i notai Giuseppe Gobbi e Francesco Allegrini. Postulatore della causa è l’avvocato rotale Carlo Fusco. Il XX secolo da protagonista Alcuni passaggi dell’omelia pronunciata da mons. Piero Coda in occasione dell’inizio del processo diocesano. La Santissima Trinità non è un Dio lontano e inaccessibile alla ragione e al cuore, non è soltanto l’oggetto della contemplazione dei mistici e delle dispute dei teologi. La Trinità è la vita del cristiano, della chiesa, del mondo (…). Eppure, nonostante le ispirate parole della Scrittura, le estatiche visioni degli amici di Dio, la penetrante dottrina dei Padri della chiesa e dei grandi Dottori, il mondo moderno ha finito col non intendere più il linguaggio dell’unità e della trinità di Dio, forse perché era andato smarrendosi il linguaggio dell’amore (…). Ma ecco che lo Spirito Santo stesso, da Gesù promesso con parole che non temono smentita, si dà a forgiare nel nostro tempo uomini e donne che riportano Dio, il Dio vicino, il Dio di Gesù, il Dio ch’è amore, nella nostra storia (…). Igino Giordani, di cui oggi s’apre ufficialmente la causa di beatificazione qui, nella nostra diocesi, perché qui egli ha concluso la sua avventura terrena, è uno di questi. E non penso che sia un caso che questa apertura avvenga proprio nel mentre si celebra la festa liturgica della Santissima Trinità. Egli, coniugato e padre, scrittore di fama e politico intero e di razza, è stato un testimone, anzi un profeta di quell’amore che ha la sua sorgente, il suo modello, il suo compimento in Dio Trinità (…). Giordani, infatti, che ha attraversato il XX secolo da protagonista (…), ardeva di un desiderio: riportare Dio nel mondo, nella società, nella cultura, in una parola, tra gli uomini. Vagheggiava, sin da giovanissimo, una internazionale cristiana (così si esprime nel 1921), un superamento definitivo della barriera tra laici e consacrati, un’inondazione di divino in politica e in economia (…). Proprio per questo trasalì di stupore e di gioia quando vide in atto il comandamento nuovo di Gesù – amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi -, incontrando a Montecitorio, nel settembre del 1948, un gruppo di persone coinvolte in una movimento laicale allora ai primi passi, guidate da Chiara Lubich: il Movimento dei focolari. Che cosa vivevano? Di che cosa parlavano? Della vita della Trinità calata sulla terra: l’amore che ama ed è riamato, facendo di tutti uno, nella comunicazione di quanto si è e di quanto si possiede (…). Avendo trovato l’Amore – scrive Giordani nelle sue Memorie -, mi trovai, quasi di colpo, nel circuito della Trinità, sentii di passare dall’Antico al Nuovo Testamento: cioè al Cristo vivo, dal Cristo cercato. Era trovata – continua – la chiave del mistero: e cioè si era dato passo all’amore, troppo spesso barricato, quell’amore che è la vita di Dio in noi. Il sogno giovanile dell’internazionale cristiana, il progetto d’infondere un’anima viva nel corpo sociale, espressione civile della comunione ecclesiale, prendeva a farsi carne, a cominciare da lui, dalla sua vita di sposo e di padre, dalle sue attività di politico, saggista e conferenziere. Capivo – dice – come da una siffatta approssimazione derivasse una solidarietà, una convitalità che avrebbe cambiato la faccia del mondo nel periodo della sua più cruda crisi sociale, sorta dalle difficoltà della comunicazione del Bene (che è Dio) e dei beni (…). Grazie al suo pensiero e alla sua azione la Trinità, possiamo ben dire, ha cominciato davvero a farsi programma sociale e il comandamento dell’amore ha acquisito respiro universale: Ama il popolo altrui come il tuo. SI ERA AGGRAVATO… Il ricordo di uno degli ultimi momenti di Giordani nelle parole di Chiara Lubich. Voglio ricordare uno dei suoi ultimissimi giorni. Giordani si era aggravato. Gli avevo portato una foto a colori del papa con una bella benedizione e firma autografa. Egli ne era rimasto felice e, tra un assopimento e l’altro, ha detto: Oggi è una bella festa! Chi se l’aspettava?. E mentre (…) veniva appesa al muro la benedizione incorniciata, ha aggiunto: Ho l’idea di stare in Paradiso. Alla mia richiesta se era contento che ascoltassimo insieme la santa messa e rinnovassimo il patto d’unità del focolarino, ha esclamato: Che bello! Questo è un dono aggiunto. E ad un dato momento: Ho sempre presente Dio sotto questo nome: donator ; ed elencò alcuni doni che gli aveva fatto. Alla mia domanda se gli sarebbe piaciuto andare in paradiso, ha fatto un cenno con la testa, come per dire: magari! Poi, più volte, con un sorriso unico, aggiunse: Questo è Paradiso! Che può esserci di più bello?. Riferendosi ancora alla benedizione del papa, ha sussurrato: Non si può dire che dono è stato; più ci penso e più mi perdo. E dopo la messa con l’indulgenza plenaria ha affermato: Tutto completo.

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