Giappone, inondazioni interminabili

Eccezionali piogge hanno colpito il Paese asiatico. Una situazione drammatica con un bilancio, finora, di 100 morti. Ma il problema è globale

Sono tutti impegnati: polizia, soccorritori, esercito e volontari, nel salvataggio di centinaia di persone sui tetti delle case nella cittadina di Kumano, che contava circa 18 mila persone, nel Sud-Est del Paese. Il Bangkok Post scrive che al momento si parla di un bilancio di almeno 90 persone e di un’ulteriore cinquantina che mancano all’appello.

Giorni fa è partito un ordine di evacuazione per circa 5 milioni di persone, che poi è rientrato, per una parte della regione centrale del Giappone. Una situazione catastrofica, che riporta il Paese indietro a quel 2011 in cui, tra agosto e settembre, ci furono un centinaio di morti per le piogge torrenziali e gli smottamenti.

Il Giappone è avvezzo a questi tristi appuntamenti con i tifoni stagionali. Quest’anno siamo appena all’inizio e la situazione già conta un bilancio molto alto, con scene apocalittiche: strade trasformate in fiumi di fango, case invase dalla melma e centinaia di persone sui tetti, per riuscire a salvarsi la vita.

Nella cittadina di Kumano, della prefettura di Hiroshima, si lavora anche con le nude mani, nella speranza di trovare qualcuno vivo nella case travolte. Nella prefettura di Okayama, l’esercito sta usando gli elicotteri per sorvolare la zona in cerca di segni di vita. «Da quanto possiamo vedere dall’elicottero, nessuno fa segno di aiuto», ha affermato un soccorritore a Kurashiki.

Nella cittadina di Mihara, sempre nella prefettura di Hiroshima, le strade si sono trasformate in fiumi di fango, con i detriti che si accumulano ai lati della strada, le auto bloccate o spazzate via dalla furia di acqua e detriti.

«Tutta l’area è diventata come un oceano», afferma un residente di 82 anni, Nobue Kakumoto, guardando la sua cittadina con aria sconsolata. Alcuni abitanti di Mihara si sono avventurati fuori dai rifugi di fortuna verso le loro case, per poter recuperare qualcosa di quanto possedevano, nel distretto di Hongo, dove molti residenti sono coltivatori di riso. Niente: il fango ha invaso non solo le case, ma anche i campi.

Nella cittadina di Saka, Eiichi Tsuiki ha deciso di restare a casa e si è salvato solo raggiungendo il tetto: il fango si è portato via tutto il resto, compresa l’auto. «Ho vissuto qui per 40 anni, ma non ho mai visto qualcosa di simile», ha detto da parte sua un pescatore di ostriche.

Ma non solo il Giappone sta soffrendo di questi disastri, secondo vari esperti causati dai cambiamenti climatici. Ecco solo qualche breve esempio, che può dare un’idea dell’immensità del problema.

La cittadina di Nawabshah, nel sud del Pakistan, ha registrato il record assoluto di temperatura con 50.2 °C raggiunta in aprile di quest’anno. La città di Karachi, la più popolata del Pakistan, ha visto 65 persone morire di caldo durante il periodo del Ramadan: le temperature avevano raggiunto «soltanto» 45 gradi. In maggio, un’eccezionale tempesta di sabbia ha causato la morte di un centinaio di persone nella città di Alwar, nello stato del Rajasthan, Nord-Ovest dell’India.

Un anno fa, più di 800 persone sono rimaste uccise e 24 milioni hanno subito danni dalle inondazioni nel Sud dell’Asia, in India, Nepal e Bangladesh. E questo per citare solo pochi esempi. Ormai le Ong sono in seria difficoltà a far fronte ad una situazione di continua emergenza, che prosegue senza quasi interruzione.

Non un disastro all’anno, ma più disastri in molteplici nazioni nello stesso anno. Cifre da capogiro, che richiedono alla comunità internazionale di assumersi degli impegni precisi per la tutela del patrimonio naturale, delle foreste e dei fiumi.

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