Gestione dell’acqua. Ragioni a confronto

Suggeriamo degli approfondimenti sul referendum sull’acqua prendendo spunto dal dibattito al Festival dell’Economia di Trento. Cosa ci sta dietro il sì e dietro il no? 
Acqua Trafalgar square

Sul tema referendum, per coloro che non intendono seguire semplicemente ordini di scuderia o rimanere indifferenti, un’occasione per maturare una scelta consapevole e motivata, l’ha fornita il recente Festival dell’economia di Trento, tenutosi la prima settimana di giugno che soprattutto all’acqua ha dedicato una sessione specifica. Sul tema  «L’acqua deve essere totalmente pubblica?» si sono confrontati Antonio Massarutto, economista e direttore di ricerca alla Bocconi di Milano, e Ugo Mattei, docente di diritto all’università di Torino e in California. Il video del confronto si trova sul sito del Festival (http://2011.festivaleconomia.eu/), assieme ai contributi scritti offerti dagli autori e dal moderatore Carlo Scarpa, economista industriale dell’università di Brescia. Interessante il monitoraggio preventivo e post dibattito sui presenti, per comprendere quanto i diversi pareri abbiamo poi inciso sugli orientamenti di voto. Un metodo esteso ad altre tematiche come la legalizzazione e tassazione della prostituzione (grande maggioranza a favore) e che ha che ha riservato sorprese anche perché i temi economici sono sempre estesi e trasversali. Nel caso dell’acqua la percentuale a favore della gestione pubblica è rimasta stabile al 59 per cento, sia prima, che dopo il confronto.

 

Il festival trentino si è aperto con la lezione di Amartya Sen: «I confini della libertà economica», tema quanto mai pertinente con il dibattito sull’acqua, ma non bisogna andare in grandi convegni per capire come la geografia della libertà economica finisca, prima o poi, per incidere sulla vita concreta e sulle future generazioni. Occorre però informarsi per esercitare la propria azione civile in modo libero gli approfondimenti sulle ragioni del sì e del no, sono un dovere per tutti.

 

 

Il padre comboniano Alex Zanotelli è, di fatto, sul tema dell’acqua pubblica, uno dei volti più riconosciuti di quella che ama definire “una battaglia per la vita”. Anche se compare poco in televisione, i suoi interventi, di taglio biblico ed esperienziale, (note le sue battaglie tra le baracche di Napoli e in Kenya) attirano sempre l’interesse di molti e i suoi incontri sono affollati. Giovedì 9 giugno, a pochi giorni dall’apertura dei seggi, ha organizzato assieme al padre saveriano Adriano Sella, una veglia e una giornata di digiuno in piazza san Pietro invitando religiosi e sacerdoti ad esplicitare il sostegno contro la privatizzazione del servizio idrico integrato. Attorno a lui si raccoglie una realtà complessa ed eterogenea, che si muove con pochi mezzi ma che è riuscita, in poco tempo, a raccogliere un milione e 400 mila firme per proporre i quesiti referendari elaborati da giuristi di primo piano come Stefano Rodotà e Ugo Mattei. La proposta di legge popolare sul ritorno ad una gestione pubblica del servizio idrico affonda le radici in una nuova concezione dei beni non solo pubblici e privati ma anche comuni. Interessanti in questo senso i contributi sulla governance  di tali beni offerto dal premio Nobel per l’economia, Elinor Ostrom e quella della commissione parlamentare di riforma del codice civile che ha fatto propria questa distinzione.

 

Se si vuole comprendere meglio il percorso del Forum dei movimenti per l’acqua si consiglia la lettura dell’agile libro di Luca Martinelli, L’acqua (non) è una merce edito da Altreconomia e visitare il sito www.acquabenecomune.org da cui emerge l’urgenza di una nuova gestione della risorsa secondo criteri di trasparenza e di aperta partecipazione popolare. Da seguire in particolare il caso di Aprilia ( Latina), dove il lavoro sul territorio per una comune gestione dell’acqua si manifestato come disobbedienza civile verso il gestore: si è pagata la quota parte al Comune, ma non alla società di gestione Acqualatina, affiliata alla multinazionale Veolia.

 

Coerenti e logiche motivazioni al no, si trovano nel lavoro svolto dall’istituto Bruno Leoni- idee per un libero mercato. Il sito www.brunoleoni.it è molto ricco di interventi tra cui, quelli ricorrenti di Carlo Stagnaro che parla di «inutile bufala dei referendum» e paventa il crescere di «gestioni clientelari» nel pubblico. Neopresidente della fondazione dell’istituto di orientamento liberista è l’economista e senatore Nicola Rossi. I contributi che provengono da questo laboratorio di pensiero si ritrovano nel manifesto del comitato “Acqua libera tutti”, schierato a favore della privatizzazione della gestione del ciclo integrato dell’acqua. Sul sito www.acqualiberatutti.it gli interventi, a prescindere dagli schieramenti ufficiali dei partiti, sono trasversali ed espliciti.

 

Una trattazione sistematica a favore di un ricorso alle risorse del mercato per la gestione dell’acqua si trova ancora nei lavori di Massarutto, ospite del dibattito al festival trentino, che ha ben argomentato le sue tesi nel testo «Privati dell’acqua?» edito da Laterza. Altra fonte il dossier scaricabile dal sito della rivista Aggiornamenti Sociali curato dai gesuiti del Centro San Fedele di Milano (www.aggiornamentisociali.it) che entra nel merito delle tesi di Massarutto, avendo ben presente che il Jesuit social network Italia rientra tra i sostenitori del referendum sull’acqua, così come le Acli. Insomma bibliografia e dibattiti non mancano per farsi un’idea seria di cosa saremo chiamati a scegliere il 12 e il 13 giugno.

 

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