Il Geo Barents potrà sbarcare a Taranto: in arrivo 659 persone migranti

Il Mediterraneo è la frontiera più letale al mondo, con 27.500 morti dal 2014. Quasi mille persone in una settimana sono state riportate nei porti libici nonostante le violenze documentate. Serve rafforzare i meccanismi già esistenti e aprire canali alternativi per abbandonare urgentemente la Libia.
Migranti africani su un gommone vengono soccorsi nel mar Mediterraneo dalla nave Geo Barents di Msf. Lunedì 20 settembre 2021. Foto AP/Ahmed Hatem

Il Mediterraneo centrale è diventato una rotta ricorrente per molti migranti che cercano di sfuggire a violenze, povertà, persecuzioni o disastri naturali via mare. Secondo le Nazioni Unite e le organizzazioni che lavorano con i migranti, è “la più pericolosa del mondo“.

Se osserviamo i dati degli ultimi otto anni, più di 27.500 persone hanno perso la vita in queste acque secondo l’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim). Nel solo 2022 nel Mediterraneo sono morte 194 persone, 684 sono scomparse e 11.946 sono state rimpatriate in Libia, Paese che per molti migranti fa da tramite prima di lasciare il suolo africano e buttarsi in mare per cercare di realizzare “El Dorado europeo”.

Questa rotta è ancora più trafficata nei mesi estivi dovuto alle condizioni meteorologiche favorevoli, per cui sono più frequenti gli avvistamenti di imbarcazioni precarie e sovraffollate. Di recente, la nave umanitaria Ocean Viking gestita dall’associazione SOS Méditerranée è riuscita a soccorrere e sbarcare 387 persone nel porto italiano di Salerno. Dal canto suo, il Sea-Watch 3 dell’organizzazione Sea-Watch ne ha sbarcate altre 438 nella città portuale di Taranto.

Intanto, la nave Geo Barents gestita da Medici Senza Frontiere (Msf), che da nove giorni attendeva una risposta del governo italiano o maltese alla richiesta di un porto sicuro, potrà sbarcare venerdì 5 agosto i 659 migranti soccorsi, sempre nel porto di Taranto.

Secondo i dati del Ministero dell’Interno italiano, con questi sono 42.983 gli immigrati arrivati sulle coste italiane durante il 2022, mentre erano state 30.180 le persone arrivate durante lo stesso periodo dell’anno precedente.

Tuttavia, nel corso di una settimana, 977 migranti sono stati rimpatriati in Libia, Paese afflitto dalla violenza e considerato “non sicuro”, come ribadisce l’Oim.

Organizzazioni come Msf o Amnesty International (Ai) denunciano, sulla base di prove documentate, le violenze, aggressioni sessuali e torture che subiscono i migranti intrappolati in Libia. Nelle parole di Jérôme Tubiana, responsabile dell’advocacy di Msf per il Paese nordafricano, «per proteggere davvero i soggetti più vulnerabili dobbiamo prima di tutto farli uscire dal sistema di detenzione e portarli fuori dalla Libia».

A tal fine, le organizzazioni umanitarie dedite al soccorso marittimo chiedono un maggiore coinvolgimento dell’Unione europea, con il dispiegamento di un dispositivo di ricerca e soccorso nel Mediterraneo per salvare vite umane e prevenire le morti nelle sue acque. Inoltre, chiedono sia all’Ue che all’Onu di «rivedere urgentemente – e sospendere se necessario – gli attuali accordi di cooperazione con le autorità libiche».

L’accordo che l’Italia ha rinnovato a febbraio con il governo libico, infatti, esternalizza i confini europei e lascia il controllo del flusso migratorio nelle mani di un Paese terzo. In questo caso, è la Guardia costiera libica, sospetta di presunti legami con le mafie del contrabbando, quella che, finanziata dall’Ue, si occupa dell’individuazione e del salvataggio dei migranti, e dei rimpatri in Libia, dove vengono nuovamente esposti a gravi pericoli per la salute e la vita.

Come denunciano le organizzazioni e i professionisti che lavorano fianco a fianco con gli sfollati, il rifiuto di fornire aiuti umanitari, accogliere persone a rischio o fornire assistenza ai migranti abbandonati in mare mette in discussione i valori dell’Ue di uguaglianza, inclusione e rispetto dei diritti e la dignità umana, e fa traballare il rispetto di trattati internazionali come la Convenzione europea dei diritti. Per questo motivo, ritengono che in materia migratoria sia responsabilità europea applicare le misure necessarie per salvare la vita delle persone e agire attraverso canali legali per garantire un arrivo sicuro in Europa.

In occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato celebrata il 20 giugno, Msf ha pubblicato un rapporto intitolato “Out of Libya” (Fuori dalla Libia), in cui evidenzia i punti deboli del sistema di protezione. Secondo questo documento, ci sono circa 600.000 persone intrappolate nel Paese africano con scarse possibilità di protezione.

Allo stesso tempo, il rapporto propone soluzioni alternative come l’estensione dei corridoi umanitari promossi da organizzazioni umanitarie e governi al fine di aprire percorsi sicuri per l’evacuazione dei migranti più vulnerabili dalla Libia. Con questo approccio, organizzazioni come Msf, SOS Méditerranée o Sea-Watch esortano i governi europei a sostituire gli sforzi fisici ed economici per contenere la migrazione, con meccanismi che garantiscano il diritto di asilo, vedendo le persone migranti non come una minaccia ma come una risorsa, e riconoscendo il valore di ogni essere umano.

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