Sfoglia la rivista
Logo 70°

Ricerca di base
Le parole digitate vengono cercate nel titolo e nel testo degli articoli pubblicati sul sito.
La ricerca mostrerà gli articoli che contengono tutte le parole inserite, indipendentemente dalla loro posizione o dall’ordine in cui le hai scritte.
I risultati sono in ordine cronologico (dal piu recente al meno recente).

Ricerca della frase esatta
Usa il filtro “Frase esatta” per trovare i termini nell’ordine preciso in cui li hai digitati.

Ricerca solo nel titolo
Usa il filtro “Solo nel titolo” se desideri che le parole digitate siano cercate esclusivamente nelle titolo dei contenuti.

Filtri avanzati
Se vuoi limitare la ricerca a una tipologia specifica dell’articolo, utilizza i filtri avanzati disponibili.

Ricerca per autore
Per cercare un autore e i suoi articoli:

  • Digita nome e cognome oppure solo il cognome nel campo ricerca.
  • Nei risultati, clicca sulla scheda dell’autore desiderato.
  • Nella pagina dell’autore troverai la sua biografia e la raccolta completa dei contenuti a sua firma.

Persona e famiglia > Felicemente

Genitori e insegnanti alleati, non nemici

di Antonella Ritacco

- Fonte: Città Nuova

I recenti fatti di cronaca evidenziano l’urgenza di nuove relazioni all’interno delle classi, anche per superare le costanti emergenze del settore scolastico.

Scuola Visconti a Roma

Il dibattito scuola, famiglia, gioventù, società non può esaurirsi sull’onda dell’evento di turno: bullismo, suicidi, minacce, aggressioni. Nella relazione tra genitori, insegnanti e studenti, quanto influisce l’idea che si ha gli uni degli altri? Costruire e diffondere pregiudizi e stereotipi non è utile.

Il sistema scuola è da tempo in costante emergenza. Emergenza suicidi; emergenza bulli o vittime di bullismo; emergenza genitori ipercontrollanti, aggressivi o poco collaborativi; emergenza insegnanti a turno vittime o carnefici; emergenza fondi; emergenza strutture; emergenza educativa. Il livello di insoddisfazione e di frustrazione percepito da ciascuno nel proprio ruolo è un campanello d’allarme importante.

Da un lato aumentano i carichi e diminuisce la capacità relazionale capace di dare senso e struttura. Dall’altro ci si concentra su logiche di controllo, per mostrare che si è fatto qualcosa perché le responsabilità non ricadano su di sé. Anche il supporto sociale viene a mancare. I fatti raccontati sui media delineano figure di mostri in cui, a turno, non si salva nessuno. I social network fungono da amplificatori.

Mossi da paura, rabbia e da numerosi sensi di colpa si interviene quasi sempre sull’emergenza. Ma senza una visione unitaria del sistema e di un intervento possibile, la strategia delle soluzioni tampone rischia di generare rabbia, paura e frustrazione. Sono diverse infatti le dimensioni della persona e della società ad essere interessate dall’argomento e non possiamo esaurirle in questa sede.

Possiamo invece affermare che difficilmente si può svolgere al meglio il proprio ruolo se si temono le conseguenze di qualunque passo si faccia: la rappresaglia in classe, il richiamo del dirigente, la sobillazione dei genitori. Sono queste armi di ricatto in cui è facile cadere quando non si vede altra soluzione. Concentrati sulla difesa del proprio ruolo ci si dimentica di essere una squadra e si inizia ad operare come avversari. L’altro diventa il nemico.

Squadra, non avversari!
Dare a turno dell’“incompetente” a genitori e insegnanti, come troppo spesso leggo, non serve se non ad acuire il generale clima di sfiducia reciproca che regna da anni e il bisogno di legittimarsi. Serve invece comprendere cosa impedisce a ciascuno di svolgere al meglio delle sue possibilità il proprio ruolo e creare le condizioni perché ciascuno, più o meno con i suoi tempi, possa scoprire modi di essere più congeniali alla sua persona ed al suo ruolo. Vale per tutti, poiché “non si finisce mai di imparare”.

Fissiamo alcuni punti e sfatiamo alcuni miti:

1) Mamme apprensive o permissive, padri troppo esigenti o troppo assenti, insegnanti severi o indulgenti ci saranno sempre. Per ciascuno può trattarsi di una fase di vita temporanea o di un processo di allenamento, altre volte di strutture caratteriali rigide con cui chi gli è attorno dovrebbe imparare a relazionarsi traendone preziose esperienze di vita. Le persone non cambiano perché gli altri lo vogliono.

2) I “casi limite”, di cui si discute in questi giorni sono dei segnalatori di una situazione che ha superato i livelli di accettazione e chiede con forza che si intervenga. Per intervenire è di fondamentale importanza comprendere la situazione poiché ogni evento (comportamento o decisione che sia) assume senso alla luce del contesto relazionale e di significato in cui si è generato.

3) Puntare la lente di ingrandimento sull’evento di turno va bene per comprendere meglio il fenomeno, ma strumentalizzare l’informazione per creare immagini stereotipate è dannoso. Ogni volta che ci ancoriamo a degli stereotipi innalziamo barriere di difesa, di paura, di sensi di colpa che fanno vivere con tensione il proprio ruolo, indifferentemente da qualunque esso sia, e bloccano nell’altro la possibilità di essere diverso da come lo si vede.

4) La persona, la famiglia, la scuola o la relazione perfetta non esistono. In un rapporto di reciproco rispetto e assenza di giudizio ciascuno può trovare le condizioni per riconoscere il proprio errore e così apprendere da esso. Questo avviene quando la relazione è di tipo dinamico e ciascuno conosce e riconosce il proprio ruolo e quello dell’altro. In un sistema di giudizi e stereotipi questo è pressoché impossibile.

5) L’educazione e la formazione sono attività complesse che richiedono attenzione all’unicità ed al valore della persona. Lo sanno i genitori attenti che spendono tante energie per stare accanto ai figli nel loro processo di crescita e per educarli ed aiutarli a scoprire il senso delle cose. Lo sanno i tanti ragazzi che si impegnano in attività scolastiche ed extrascolastiche. Lo sanno i tanti insegnanti che ogni mattina lasciano la loro vita fuori dalla porta dell’aula per essere parte della vita di tanti altri.

Mi restano alcune domande. Quale è la relazione tra l’attuale sistema sociale, il cambiamento delle abitudini di vita, le nuove logiche del profitto e dell’efficienza, la diffusione di diagnosi di disturbi del comportamento o dell’attenzione in età scolare e l’emergenza educativa? Ed infine: come possiamo oggi in una compagine così articolata ricostruire un rapporto di reciproca fiducia tra scuola e famiglia lì dove esso effettivamente è stato minato? Domande a cui insieme si potrebbe provare a dare risposta.

 

Riproduzione riservata ©

Esplora di più su queste parole chiave
Condividi

Sostieni l’informazione libera di Città Nuova! Come?
Scopri le nostre riviste,
i corsi di formazione agile
e i nostri progetti.
Insieme possiamo fare la differenza!
Per informazioni: rete@cittanuova.it

Ricevi le ultime notizie su WhatsApp. Scrivi al 342 6466876