Nella prima parte dell’intervista già pubblicata (clicca qui per leggerla) è stato messo in evidenza come l’infiltrazione mafiosa si è potuta sviluppare in forza di un sistema economico basato sulla prevalenza degli interessi di pochi privati nella gestione di un bene pubblico e sul conseguente sfruttamento dei lavoratori avvenuto grazie alla precarizzazione possibile con la normativa introdotte dagli anni ’90.

Vigilio Valentini, a sin., e Walter Ferrari, sorreggono un manifesto davanti al palazzo di Giustizia a Trento. Foto CSL
Che tipo di reazione si è registrata sul fronte della giustizia?
Per decenni è prevalso il negazionismo (il mantra della “terra incontaminata”). Solo con l’arrivo del Procuratore Raimondi e le dichiarazioni di Nicola Gratteri il “pentolone” è stato scoperchiato.
Con l’indagine “Perfido” condotta dai Carabinieri del ROS e i 18 arresti del 15 ottobre 2020, è stata ufficialmente riconosciuta l’esistenza di una “locale” di ‘ndrangheta nei comuni di Lona-Lases (paese di circa 850 abitanti) e Albiano (il comune con la maggior concentrazione di cave) operante nel settore del porfido fin dagli anni ’80. Il Coordinamento Lavoro Porfido (CLP) ha operato in solitudine, producendo 33 esposti alla Procura e 11 alla Corte dei Conti per danno erariale ai comuni. Unica sponda istituzionale l’allora segretario comunale di Lona-Lases dott. Marco Galvagni, che nei Piani anticorruzione aveva segnalato il pesante conflitto d’interessi (concessionari che erano anche amministratori locali) così come la presenza di soggetti legati alle cosche di ‘ndrangheta. Importante fu anche, a un certo punto, il sostegno nell’attività d’inchiesta condotta dal mensile Questotrentino, diretto da Ettore Paris. La protezione fisica e politica degli attivisti è stata sostenuta dall’intervento del presidente della Commissione parlamentare Antimafia, Nicola Morra, che in due occasioni ha organizzato l’audizione degli esponenti del Clp e del segretario comunale.
Ma prima di arrivare all’azione della magistratura, non c’è stata una risposta da parte politica?
Interpellati dal Clp per mesi, i comuni si sono generalmente limitati a chiedere alle aziende concessionarie di autocertificare il rispetto dei Contratti collettivi di lavoro e questo spesso a causa del fatto che erano gli stessi concessionari, direttamente o indirettamente, ad amministrare. Per anni, grandi imprenditori del settore hanno occupato ruoli chiave a livello politico. La legge provinciale sulle cave è stata modificata oltre 30 volte dal 2006, ogni volta per rispondere a specifiche esigenze dei cavatori e questo è accaduto sia con governi di centro-sinistra che di centro-destra. Esemplare in questo senso il percorso di un ex sindaco di Albiano e titolare della più importante holding del porfido, con interessi mondiali, eletto in Consiglio provinciale nel 2003 e protagonista, solo tre anni prima, dell’Affare Camparta già citato, operato con contratti firmati in giurisdizioni offshore come Vaduz (Liechtenstein) e l’Isola di Man.
Per 30 anni, soggetti legati alla criminalità organizzata hanno fatto regolarmente parte delle liste elettorali che si sono imposte nelle elezioni amministrative a Lona-Lases, condizionando le amministrazioni locali. Tra i pochi ad aver offerto supporto attivo al Coordinamento Lavoro Porfido attraverso interrogazioni provinciali e parlamentari sono stati esponenti del Movimento 5 Stelle e, successivamente, la lista civica Onda. Merita particolare menzione il consigliere provinciale Alex Marini. Ma in occasioni di incontri pubblici sui temi di legalità si è registrata la sostanziale assenza dei sindaci della zona e dei due commissari del comune di Lona-Lases, segno di una diffusa grave e forse per qualcuno addirittura interessata disattenzione.
E chi ha provato a resistere a cosa è andato incontro?
«Posso testimoniare – afferma Vigilio Valentini – che nel periodo in cui sono stato sindaco di Lona-Lases dal 1985 al 1995, ho subito gravi minacce e atti intimidatori a seguito della decisione di raddoppiare i canoni irrisori di concessione delle cave. Ho ricevuto minacce telefoniche a “tutte le ore”». Nell’aprile del 1986, mentre era in corso una giunta comunale, fu bruciata l’auto dell’assessore alle cave proprio nel piazzale del Comune. Nell’agosto dello stesso anno, furono fatti esplodere alcuni chili di dinamite da cava a soli 100 metri dalla sua abitazione. La situazione era così tesa che la polizia consigliò a me e all’assessore alle cave di prendere il porto d’armi. Il sospetto è quello che già allora fossero all’opera “picciotti” provenienti da fuori, in quanto simili atti erano un unicum e del tutto inusuali in Trentino.

Foto CSL
Una testimonianza che recentemente, lo scorso 4 novembre 2025 , è stata riconosciuta pubblicamente con l’onorificenza di cavaliere della Repubblica a Vigilio Valentini con un percorso di progressivo apprezzamento del vostro lavoro. Cosa è successo?
Già nel 2023 con una targa premio le Acli (Associazioni Cristiane Lavoratori Italiani) trentine hanno voluto riconoscere ufficialmente il valore del lavoro svolto dal Coordinamento Lavoro Porfido (così come del mensile Questo Trentino) in difesa dei lavoratori e della legalità nel settore estrattivo. Un impegno, il nostro, che per alcuni anni è stato sostenuto anche dal presidio universitario “Celestino Fava” di Libera, con l’importante intervento di don Luigi Ciotti al Teatro Santa Chiara. Ma il sostegno più rilevante ci è venuto dal mondo della scuola, innanzitutto il liceo scientifico L. da Vinci di Trento e il Martino Martini di Mezzolombardo, che hanno rispettivamente allestito un percorso di conoscenza del fenomeno mafioso e uno spettacolo teatrale incentrato su quanto emerso dall’indagine Perfido. Senza dimenticare don Stefano Volani, l’unico parroco che ha osato sostenere noi e i lavoratori del porfido, sottoposti per anni a condizioni di feroce sfruttamento. Tutti segnali di sostegno importante dopo anni di isolamento. Ma il lavoro non è certo finito.
In che modo pensate di continuare in questa direzione che alla fine è stata riconosciuta anche da una parte della società civile?
L’inchiesta Perfido ha confermato la presenza di una “locale” attiva dagli anni ’80, ma l’iter giudiziario e politico presenta criticità allarmanti. Il processo è stato diviso in due tronconi. Il secondo, che coinvolge i collaterali (politici e amministratori, tra i quali un ex sindaco di Lona-Lases per scambio elettorale politico-mafioso) e appartenenti alle forze dell’ordine (Carabinieri di Albiano e in particolare l’ex comandante di Stazione pesantemente coinvolto nel sequestro e pestaggio dell’operaio cinese di cui sopra) accusati di aver favorito il sistema, rischia di essere mutilato dalla prescrizione. Il caso di Lona-Lases, con 4 tentativi elettorali falliti e 2 commissariamenti, dimostra la profondità del trauma sociale. L’elezione recente del febbraio 2024 solleva, a nostro parere, seri dubbi perché l’attuale giunta comunale di Lona-Lases include figure che hanno amministrato insieme a soggetti condannati per mafia tra il 1999 e il 2005. Esiste, cioè, un rischio concreto che le istituzioni tendano a “dimenticare” il passato criminale per tornare alla gestione economica ordinaria, perpetuando “l’estrattivismo predatorio” che ha caratterizzato fin qui la “zona del porfido”. Senza una riforma legislativa radicale che incida profondamente sulle modalità di sfruttamento della risorsa porfido (altamente impattante e non rinnovabile) e sulle modalità di verifica delle rese e calcolo dei canoni di concessione, con adeguata vigilanza democratica sulla filiera del lavoro, la società intera resta vulnerabile.
