Gardaland, chiusure anticipate: mancano lavoratori stagionali

L’amministratore delegato Sabrina De Carvalho ha dichiarato che le attrazioni verranno aperte man mano che si procederà con le nuove assunzioni.
Foto Spada - LaPresse

Dal 19 giugno la direzione del noto parco divertimenti Gardaland in provincia di Verona ha annunciato che 13 attrazioni chiuderanno alle ore 19, causa «eventi esterni e indipendenti dalla nostra volontà, quali la forte carenza di lavoratori stagionali che sta sperimentando il settore turistico». Questa la risposta dei vertici del parco alle numerose domande e proteste del pubblico, racconta il Corriere del Veneto.

La direzione di Gardaland, uno dei parchi più importanti a livello italiano ed europeo, auspica di risolvere a breve la situazione di carenza di personale. La notizia è stata comunicata attraverso la pagina Facebook del parco divertimenti. L’amministratore delegato di Gardaland Sabrina De Carvalho ha chiarito: «Mano a mano che si procederà con il recruiting e si raggiungerà il numero necessario di addetti, apriremo progressivamente le attrazioni chiuse».

Le 13 giostre coinvolte sono sia apprezzate dai più piccoli che dagli adulti, nel dettaglio Jungle Rapids, Magic House, Superbaby, Funny Express, Flying Island, Baby cavalli, Peter Pan, Cinema 4D Experience, Space Vertigo, Colorado Boat, Kung fu Panda Master, Baby Canoe e perfino l’Albero di Prezzemolo, simbolo e mascotte del parco giochi.

I commenti sui social sono molti, sia in relazione alla spesa dei biglietti che molte persone hanno affrontato e di cui non sono soddisfatte, non potendone usufruire a pieno. I costi per l’accesso al parco infatti non sono tra i più economici: 44 euro un biglietto intero dalle 10 alle 23. Molti altri commenti esprimono la necessità di una retribuzione maggiore ai lavoratori stagionali per convincerli ad accettare il lavoro, sostanzialmente di non sottopagarli ma dargli un compenso adeguato.

Dopo due anni di chiusura con occasionali aperture a singhiozzo, come riporta il Sole 24 Ore, l’intero settore turistico-alberghiero ha risentito di una perdita di lavoratori, che hanno optato spesso per professioni più sicure e meno faticose da un punto di vista di orari lavorativi. Le restrizioni stanno diminuendo con una conseguente crescita della domanda di lavoro, che però non trova riscontro positivo.

In Italia comunque il tasso di disoccupazione è dell’8,3%, per i giovani il 24,5%, tra le ultime posizioni nell’Unione Europea. Un’intervento di Marina Lalli, presidente di Federturismo Confindustria, apre il sipario su un’altra possibile causa: «Sono migliaia le testimonianze di imprenditori che si sono visti rifiutare proposte di assunzione da lavoratori oggi inoccupati e spesso la ragione di tale ritrosia ad essere assunti risiede nella “concorrenza” che si è venuta a determinare tra reddito da lavoro e fruizione del reddito di cittadinanza o di altri sussidi come la Naspi. Mancano quasi 4 figure su 10 ed è bloccata la formazione dei giovani che preferiscono gli ammortizzatori sociali che rallentano il ritorno al lavoro».

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