Sfoglia la rivista
Logo 70°

Ricerca di base
Le parole digitate vengono cercate nel titolo e nel testo degli articoli pubblicati sul sito.
La ricerca mostrerà gli articoli che contengono tutte le parole inserite, indipendentemente dalla loro posizione o dall’ordine in cui le hai scritte.
I risultati sono in ordine cronologico (dal piu recente al meno recente).

Ricerca della frase esatta
Usa il filtro “Frase esatta” per trovare i termini nell’ordine preciso in cui li hai digitati.

Ricerca solo nel titolo
Usa il filtro “Solo nel titolo” se desideri che le parole digitate siano cercate esclusivamente nelle titolo dei contenuti.

Filtri avanzati
Se vuoi limitare la ricerca a una tipologia specifica dell’articolo, utilizza i filtri avanzati disponibili.

Ricerca per autore
Per cercare un autore e i suoi articoli:

  • Digita nome e cognome oppure solo il cognome nel campo ricerca.
  • Nei risultati, clicca sulla scheda dell’autore desiderato.
  • Nella pagina dell’autore troverai la sua biografia e la raccolta completa dei contenuti a sua firma.

Cultura > Musica

Gala Rachmaninoff

di Mario Dal Bello

- Fonte: Città Nuova

La Prima Sinfonia, irruenta e “barbarica”. Poi Chopin, momento toccante.

Gala Rachmaninoff

Immaginarsi due ventiseienni a Santa Cecilia in Roma. Il primo, un venezuelano di fuoco, Diego Matheuz, della scuola sostenuta da Claudio Abbado e che ha generato direttori come Gustavo Dudamel; il secondo, l’ucraino Alexander Romanovsky, aristocratico di razza, a 17 anni già definito “un talento” da un musicista riservato come Giulini.

 

È un incendio. La Prima Sinfonia di Rachmaninoff, diciamolo subito, irruenta e “barbarica” nelle voluttuose arcate dei violini e nei tuoni degli ottoni, è di sicuro effetto, ma non straordinaria. Non piacque a suo tempo, e oggi piace solo un poco di più, anche se Matheuz impiega anima e corpo a suscitare torrenti sonori alti come le onde del Pacifico. Il concerto n. 3 per pianoforte e orchestra (quello che tutti conoscono per via del film Shine) è un mostro di virtuosismo: Romanovsky precipita fraseggi potenti, assoli di tecnica meravigliosa, si muove come fosse a casa sua. La musica si vede che ce l’ha nel sangue, e quel corpo esile e romantico sprigiona una passione che non ci si aspetterebbe, anche perché Matheuz accompagna molto bene. Quando i giovani musicisti collaborano è davvero una gran cosa.

 

Eppure, il momento toccante non è stato questo, per quanto osannato dal pubblico. Romanovsky regala un bis, ed è Chopin.

La sala è silenziosa, sembra una persona sola. L’attacco in pianissimo è di una delicatezza rara, e la melodia, che ricorda tanto Bellini, si alza in trilli insistiti e in “volate” nelle zone sovracute così aerea e soffice da far venire un brivido. Questo ragazzo, in quest’attimo, possiede lo spirito di Chopin, viene da dire. Sono i momenti inattesi della bellezza assoluta, in un concerto. Un boato riconoscente di applausi.

 

 

Riproduzione riservata ©

Condividi

Sostieni l’informazione libera di Città Nuova! Come?
Scopri le nostre riviste,
i corsi di formazione agile
e i nostri progetti.
Insieme possiamo fare la differenza!
Per informazioni: rete@cittanuova.it

Ricevi le ultime notizie su WhatsApp. Scrivi al 342 6466876