G5 Sahel: la Francia resterà nell’alleanza

Nonostante la presenza dei francesi e di una task force europea, della forza militare congiunta del G5 Sahel e del contingente Minusma dell’Onu in Mali, gli attacchi dei jihadisti nel Sahel sono continui. Macron avrebbe voluto sganciare i francesi, ma per ora ha rimandato la decisione
Emmanuel Macron (AP Photo/Francois Mori, Pool)

A conclusione del vertice del G5 Sahel (Mali, Niger, Mauritania, Ciad, Burkina Faso) e Francia, svoltosi il 15 e 16 febbraio 2021 a N’Djamena, la capitale del Ciad, il presidente francese Emmanuel Macron ha chiesto di aumentare gli sforzi per contrastare i gruppi jihadisti affiliati ad al-Qaeda che sono attivi nel Sahel.

Dato il contesto socio-politico molto teso a N’Djamena, Idriss Déby Itno, il presidente ciadiano da 30 anni al potere, vuole candidarsi per un 6° mandato alla presidenza della Repubblica del Ciad), Macron non si è recato di persona al vertice, ma è intervenuto in videoconferenza con i leader del G5 Sahel.

«Nei prossimi mesi la presenza militare francese nel Sahel non verrà meno e lanceremo altre importanti operazioni», ha affermato il presidente francese.

I circa 5.100 militari francesi dell’Operazione Barkhane resteranno quindi nel Sahel, compreso quindi il contingente di 600 uomini inviato lo scorso anno dopo il Summit di Pau (Francia).

Alcune settimane fa, Parigi stava considerando l’eventualità di rimpatriare i 600 militari inviati per rafforzare il contingente stanziato nel Sahel fin dal 2014. Non ci saranno quindi tagli immediati alla forza anti-jihadista schierata dalla Francia con l’Operazione Barkhane a supporto delle truppe dei 5 Paesi africani.

Nella ricerca dei miliziani jihadisti dello Stato islamico nel Grande Sahara (Isgs) e di quelli del qaedista Gruppo di sostegno all’Islam e ai musulmani (Jnim), la Francia potrà contare sulle truppe recentemente dispiegate dal Ciad nell’area dei tre confini: 1.200 soldati ciadiani la cui missione sarà di supportare le truppe maliane, nigerine e burkinabè nelle loro operazioni.

G5 Sahel (Photo by Ludovic Marin, Pool via AP)

Ma la novità è che la lotta si intensificherà anche con l’arrivo di altri tre contingenti europei nella fascia saheliana: Estonia, Repubblica Ceca e Svezia hanno già inviato soldati che verranno inquadrati nella task force europea Takuba, un raggruppamento di forze speciali incaricato di scovare e colpire i miliziani dei gruppi armati che si nascondono nella regione.

Nelle ultime settimane, forte dei notevoli successi ottenuti contro l’Isgs (affiliato all’Isis), la forza forse più consistente, l’Eliseo aveva pensato di ridurre la presenza militare francese. Ma il presidente Macron ha deciso di ritirare questa decisione affermando: “Lo sforzo militare ha ottenuto risultati positivi e ha permesso di salvare il Sahel una seconda volta (la prima fu nel 2014-2016). Ridurre adesso in modo consistente gli uomini di Barkhane sarebbe un errore”. Poi ha aggiunto: “Non vorremmo indebolire gli sforzi fatti finora”. Il presidente francese ha però aperto la strada a una graduale riduzione della presenza militare francese. “A lungo termine, dopo l’estate, vorrei però concordare con i nostri partner (del G5 Sahel) un’evoluzione della nostra presenza”. Le truppe francesi sono ininterrottamente presenti nella regione da quasi otto anni e vanno crescendo le critiche sia da parte delle popolazioni saheliane che dei francesi.

Tuttavia, i leader africani dei paesi saheliani colpiti dalla rinascita dei gruppi jihadisti, ammettono che la loro sicurezza dipende purtroppo dalla presenza delle truppe francesi nei loro territori. È un equilibrio di potere che li mette con le spalle al muro: si ritrovano ancora una volta a dipendere dall’Occidente e in particolare dalla Francia, che è l’ex potenza coloniale della regione.

Nonostante la presenza nella zona (che è però molto vasta) della forza militare congiunta del G5 Sahel, dei francesi di Barkhane, della Task Force europea Takuba, e del contingente Minusma dell’Onu in Mali, gli attacchi dei jihadisti sono continui e provocano numerose vittime tra i civili

Leggi anche: “Un sinistro progetto jihadista in Africa

Una settimana dopo il vertice del G5 Sahel, l’ex ministro degli Esteri senegalese Cheick Tidiane Gadio, direttore del Pan-African Institute of Strategies, ha chiesto la costituzione di una forza africana d’élite in grado di svolgere operazioni militari di sostegno agli eserciti nazionali nell’area dei “tre confini” (fra Mali, Niger e Burkina Faso), che è la più colpita dagli attacchi dei gruppi jihadisti saheliani.

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