Futuro incerto per Fini

Suffragato dalle votazioni parlamentari che in un modo o nell'altro vanno in porto, il governo mostra di riprendere la marcia.
Gianfranco Fini

Suffragato dalle votazioni parlamentari che in un modo o nell’altro vanno in porto, il governo mostra di riprendere la marcia. Il tiro alla fune ingaggiato con l’opposizione ha danneggiato queste ultime, uscite sconfitte dalla conta dei numeri in Parlamento. Soprattutto, esce sfaldato il neonato partito Futuro e libertà, che addirittura all’indomani della convention fondativa ha registrato numerose e clamorose defezioni. In effetti, l’andamento delle iniziative di Gianfranco Fini, suo presidente in pectore, è stato tutto sommato autolesionista, segnato da una scelta dei tempi quasi sempre sbagliata.

 

Ma Fini e i suoi hanno una strategia, oltre il tatticismo che mal gli riesce? Fli ha aggregato intorno a sé il dissenso interno al Pdl, destra-contro-destra che non si riconosce nell’azione di governo in coalizione con la Lega nord. Soprattutto gli eccessi anti-patriottici, la venatura xenofoba nella questione immigrazione, il federalismo troppo “nordista” e il leaderismo populista condito dai continui attacchi alle istituzioni, specie quelle di garanzia, hanno fatto esplodere la rivolta, che ha puntato il dito direttamente sul presidente del Consiglio. Una reazione, anche rabbiosa, che parte da lontano ma che in passato, in altri momenti pur maggiormente propizi, non ha preso corpo. Però i gruppi parlamentari si sono dimostrati deboli, perché sorti su un’ambiguità che ha subito fatto coagulare, contrapposte, le due anime dei “falchi” e delle “colombe”.

 

Un po’ come in tanti italiani, cioè, s’è palesata l’inconciliabilità delle posizioni di coloro in cui arde il sacro fuoco dell’antiberlusconismo, che addita il premier come il maggior responsabile del degrado istituzionale (e non solo) del Paese, e quelli invece per cui il sacro fuoco arde sempre e comunque contro la sinistra, per cui chiunque cooperi a mandarla all’opposizione è per ciò stesso buono e giusto. Ecco quindi che una possibile alleanza con la sinistra in caso di elezioni provoca la deflagrazione. I risultati, almeno nell’immediato, danno torto a Fini. Ma il tema politico da lui posto, quello di una destra più evoluta ed “europea”, resta e forse vale anche pagare lo scotto di essere in minoranza, purché esserci.

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