Fuori sede

Giovani

Dopo un alloggio provvisorio presso una parrocchia romana, avevo accettato come una soluzione di comodo l’offerta di una coppia di anziani. Cresceva in me un senso di solitudine; i pochi rapporti che ero riuscito a creare erano ancora distaccati e molto circostanziali. A questo si aggiungeva che le uniche persone con cui vivevo in casa quasi mi ignoravano: dalla signora che mi salutava distrattamente la mattina al marito che si limitava ad un saluto indifferente quando al pomeriggio ritornavo dai corsi.

Per fortuna avevo scoperto che nel mio stesso anno di corso c’erano altre due ragazze che condividevano gli ideali del movimento. Mi bastava guardare loro per mettere una carica d’amore in ogni rapporto.

Come quella volta alla stazione. Aspettavo il trenino per rincasare quando ho visto avvicinarsi alcuni miei compagni di corso insieme ad un ragazzo che non conoscevo, un altro fuori sede come me: si era fratturato la scapola e aveva una ingombrante ingessatura che lo vincolava nei movimenti. Meravigliato che nessuno si fosse offerto di portare il suo zaino, mi è venuto spontaneo farlo io. Quasi incredulo, l’altro mi ha sorriso e ringraziato.

Da quel giorno l’ho rivisto altre volte, diventando praticamente il suo “portaborse”. Non finiva mai di ringraziarmi, mentre a me pareva di fare la cosa più normale di questo mondo.

Una volta l’ho incontrato assieme alla madre che era venuto a trovarlo e alla quale mi ha presentato come «quel ragazzo di cui ti ho parlato» e ha insistito perché accettassi l’invito di pranzare insieme nella casa dove abitava con altri studenti.

Ero colpito dall’atmosfera familiare che lì si respirava: tutto l’opposto di quella del mio attuale alloggio. Quasi lo invidiavo. Dopo pranzo, mentre mi complimentavo col mio nuovo amico per la fortuna che gli era capitata, mi son sentito rispondere che, se volevo, si stava liberando un posto: infatti lui si sarebbe in breve trasferito in un collegio e stavano cercando un nuovo coinquilino per il mese seguente.

Per me è stato un regalo inatteso, e sproporzionato a quello che avevo cercato di dare. Ho pensato subito al centuplo promesso da Gesù a chi si sforza di essere coerente col Vangelo.

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