Fuori dalla Schleyer Halle

Stiamo vivendo una grande giornata di comunione. Non è chiusa in questo luogo, ma guarda a tutta l’Europa e da qui al mondo intero. È una comunione costruita in un lungo cammino che ci portò qui a Stoccarda nel 2004 e anche oggi. È un cammino nato dall’eroismo di cristiani europei che, sulle macerie della seconda guerra mondiale e dell’immenso dolore della Shoah, hanno realizzato il sogno della pace e dell’unità per il nostro continente. Tra questi: Adenauer, De Gasperi e Schuman, un tedesco, un italiano e un francese, rappresentanti di tre grandi tradizioni cristiane europee. Ma la scelta della pace e dell’unità è nata anche dalla sofferenza e dal martirio di migliaia di cristiani di tutte le confessioni in Europa occidentale ed orientale nel secolo scorso. Dunque veniamo da lontano e guardiamo al futuro con grande speranza. Stoccarda è un’eredità di unità e di pace che fruttifica grazie al contributo di ciascuno di noi a quella cultura di comunione di cui ha parlato Chiara Lubich. Le sue radici sono nel Vangelo, come ci diceva Ulrich Parzany, e i suoi rami raggiungono tanti ambiti della vita del nostro continente. Siamo mossi dalla convinzione espressa da Andrea Riccardi: Se le nostre comunità saranno più sorelle i popoli europei saranno più fratelli. Per questo ora ci fermeremo a riflettere su alcuni aspetti della vita degli europei nei quali si esprime la vitalità delle nostre comunità. Li abbiamo individuati in cinque ambiti: la famiglia, l’economia e il lavoro, i poveri, la pace e la giustizia, la città. Sono alcuni degli orizzonti in cui ci muoviamo ogni giorno guidati dalla Parola di Dio che è, come dice il salmista, lampada ai nostri passi (Sal 118). Non vogliamo autocelebrarci, ma sentiamo che qui si gioca la sfida di un’Europa più umana, più giusta, più aperta e più solidale. Vogliamo costruire un umanesimo europeo che parli al mondo con amicizia e solidarietà. Per fare questo, come diceva un evangelico che lavorò tanto in Africa, come Albert Schweitzer, è necessario vivere con una nota eroica. È quella nota eroica, a cui sono chiamati i cristiani, che fa superare ogni ripiegamento su di sé e apre alla novità dello Spirito.

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