Funerali di serie A e B?

Una bara è trasportata in chiesa

«Un ragazzo di trent’anni ha ucciso l’ex ragazza di sedici e si è a sua volta tolto la vita. Per la ragazza il rito della sepoltura è stato “normale”, per il ragazzo una cerimonia ridotta senza Eucaristia né scambio della pace. La cosa mi addolora perché quel ragazzo andava amato ancora di più. Non si è forse dato un messaggio di discriminazione e di giudizio invece che di carità e compassione?».

                                                              Lettera firmata

 
Dal punto di vista strettamente liturgico, è previsto che la sepoltura possa svolgersi con la celebrazione eucaristica o con la proclamazione della Parola. Questa seconda modalità si sta diffondendo. Nella città in cui ero parroco, pur caratterizzata da una partecipazione ancora radicata, eravamo giunti alla determinazione di far richiedere la celebrazione eucaristica in modo esplicito dai familiari del defunto. Nel caso citato, occorrerebbe accertare se la scelta è stata “imposta” oppure è stata frutto di una richiesta dei familiari.
Dal punto di vista umano, dell’attenzione radicale alla persona, concordo sulla incongruità della scelta. La celebrazione può essere condotta in modo da far distinguere tra il rifiuto del male e l’accoglienza della persona, che è sempre più grande del male che ha commesso. Tanto più che non sappiamo ciò che avviene in quel passaggio che chiamiamo morte: quale sia il rapporto che si instaura tra la persona e il Padre. Non tocca a noi giudicare in partenza su ciò che avviene dopo la morte: a noi spetta riconoscere il male, renderci capaci di non lasciarcene avvolgere e accogliere una “misericordia” per la quale nulla è imperdonabile, non perché giustifica il male, ma perché vede nella persona-figlio di Dio una potenzialità di bene che nulla può mai completamente cancellare.

tongan@alice.it

Leggi anche

I più letti della settimana

Altri articoli

Simple Share Buttons