Fredda Kabul

I frutti della guerra causano mezzo milione di poveri.
Un bambino di Kabul

Mani su mani. Mani infilate nei pantaloni per riscaldarsi. Mani di un papà attorno al collo per proteggere e rassicurare. Piedi protetti solo da stivaletti di gomma o da mocassini del tutto inadatti per il rigido inverno di Kabul, uno dei più freddi degli ultimi decenni in Afghanistan.
Mentre nella basi Nato si brucia il Corano, gli incidenti persistono e il presidente Obama chiede scusa in una lettera ufficiale, i frutti della guerra continuano a produrre danni. Collaterali, forse, all’informazione, ma non alla vita quotidiana di un bambino in fila per ricevere un maglione e un caldo giubbotto. «Migliaia di persone vivono al gelo – ha dichiarato Horia Mosadiq, di Amnesty International –, in luoghi sovraffollati e sull’orlo dell’inedia. Il governo non solo non si occupa di loro ma impedisce anche che ricevano gli aiuti». Mezzo milione di persone vivono in Afghanistan in condizioni di estrema povertà a causa della guerra. Nel giro di un mese sono morte 40 persone per il freddo, di cui 28 bambini. Nella sola Kabul vi sono 35 mila sfollati, distribuiti in 30 insediamenti informali. Mezzo milione di persone fuggono dai talebani, dai gruppi armati, dai bombardamenti della Forza internazionale. Ci stupiamo se qualcuno voglia raggiungere il Belpaese?

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