Fraternità tra sacerdoti

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Non era stata una giornata qualsiasi, alla segreteria di Stato vaticana, per via della vicenda del doloroso annullamento della visita di Benedetto XVI alla Sapienza. Quel 15 gennaio era stato, per ammissione dello stesso card. Bertone, molto convulso, anzi particolarmente teso. Ma il segretario di Stato aveva voluto intervenire, e al suo arrivo aveva spaccato il minuto: Sono venuto in questa oasi di pace, per un momento prolungato di gioia e fecondità spirituale. E aveva aggiunto: Mentre oggi avevo probabilmente il volto un po’ corrucciato, adesso anche voi vedete che ho un volto disteso e posso sorridere, come è nel mio carattere naturale. Il tono dell’incontro era dato. Di fronte a lui i sacerdoti diocesani focolarini, riuniti al Centro Mariapoli di Castelgandolfo. Era la prima volta che, da segretario di Stato, il card. Tarcisio Bertone rendeva visita al Movimento dei focolari. Ad accoglierlo, oltre 600 sacerdoti da 54 nazioni, in un convenire già di per sé gioioso e caloroso, le note caratteristiche della comunione effettiva oltre che affettiva che è una delle caratteristiche dei sacerdoti che seguono la spiritualità di Chiara Lubich. Saranno due ore di scambio fraterno, di amicizia spirituale, di condivisione sacerdotale, come commenteranno alcuni dei presenti. Scambio reale, perché il card. Bertone, prima di prendere la parola, ha voluto ascoltare le testimonianze di alcuni focolari sacerdotali sugli effetti che il carisma dell’unità provoca in diversi contesti ecclesiali e socio-culturali. In Irlanda, ad esempio, dove la Chiesa cattolica locale, fino a pochi anni fa onnipresente, vive ora in un contesto di crescente secolarizzazione subendo fra il resto i contraccolpi di penose vicende morali che coinvolgono una seppur piccola parte del clero; tre sacerdoti, noti docenti universitari, raccontano del loro rinnovato rapporto col vescovo e con gli altri sacerdoti, di un forte impegno nelle università, nel campo ecumenico e interreligioso, oltre che di un’efficace presenza nei media. Sacerdoti di diverse generazioni, invece, provenienti dalla Svizzera, hanno comunicato al cardinale la nascita di vocazioni suscitate dalla testimonianza dell’unità, la vita in comune fra sacerdoti che diventa punto di riferimento per altri presbiteri e antidoto alle crisi, oltre a costatare la crescita della frequenza domenicale. Dall’Italia, da Ascoli Piceno, infine, un sacerdote e due laici hanno mostrato come la collaborazione fra preti e fedeli, animati dalla spiritualità di comunione, infonda alla vita civile della città una cultura della fraternità, come è successo lo scorso ottobre quando, in occasione di un evento promosso dai giovani dei Focolari, si è riusciti a coinvolgere le istituzioni civili e la cittadinanza. Esempi tra i tanti. Cruciali i temi trattati nelle domande rivolte al card. Bertone da sacerdoti di varie parti del mondo: dall’attuazione del magistero di Benedetto XVI alle sfide della Chiesa nel mondo di oggi, dalle lacune delle comunità ecclesiali alle priorità nelle scelte pastorali. E poi il ruolo dei movimenti ecclesiali, la Chiesa-Comunione, la forza trasformante della Parola, la formazione nei seminari, l’aiuto ai sacerdoti in difficoltà. Insomma, tutto ciò che fa la vita dei sacerdoti e delle comunità sacerdotali. Non potevano mancare ripetuti accenni al rapporto personale, quotidiano, del cardinale piemontese con il papa tedesco. Il segretario di Stato ha sottolineato come le sfide che stanno di fronte ai cristiani di oggi siano in primo luogo l’irrilevanza della fe- de nella vita… anche nella vita dei sacerdoti e l’isolamento e la solitudine . Dobbiamo essere tutti uomini e donne di fede – ha precisato il card. Bertone -; ma soprattutto noi sacerdoti, vescovi e cardinali dobbiamo esserlo. A proposito della sfida della solitudine, ha invece detto con forza: L’estrema prova di una solitudine incomunicabile è l’inferno, che iniziamo già qui… Se Sartre diceva che gli altri sono l’inferno, Gabriel Marcel sosteneva invece che gli altri sono il cielo. Allora questo cielo, il paradiso, lo cominciamo qui con la spiritualità di comunio- ne, con il carisma di comunione. La sfida dell’isolamento e della solitudine va quindi combattuta proprio con la comunione, creando strutture e prassi di comunione e, nel caso dei sacerdoti, puntando a forme di vita comune. Mentre, in risposta al relativismo, non bisogna stancarsi di cercare la verità e i testimoni della verità. A proposito della presenza dei movimenti ecclesiali, il card. Bertone ha sostenuto che essi hanno ormai piena cittadinanza nella Chiesa, precisando che Giovanni Paolo ha veramente valorizzato, esaltato i movimenti negli incontri che ha promosso durante il suo pontificato, con il supporto delle relazioni teologiche dell’allora cardinale Ratzinger. Ha sottolineato la presenza, viva, efficace, trasformante dei movimenti, che suscita attenzione anche nei non cristiani. E ha invitato a potenziare lo spirito e la prassi di comunione tra nuovi carismi e istituti storici. Sono movimenti che sanno far crescere nell’amore, quindi nella capacità e nell’esempio di fare bene. La proposta integrale del progetto morale cristiano non è una proposta che cade nel vuoto del nostro tempo, è una proposta che aggancia, che attira, soprattutto molti giovani. E ha citato come esempi i due giovani dei Focolari di Genova, Carlo Grisolia e Alberto Michelotti, di cui lui stesso aveva avviato il processo diocesano di beatificazione quand’era arcivescovo della città doriana. Un sacerdote ha chiesto al card. Bertone quale sia l’apporto del carisma salesiano nel suo impegnativo compito. In realtà più volte, nel corso della serata, il segretario di Stato ha avuto dei riferimenti al carisma della sua famiglia spirituale. Tra il resto ha sottolineato lo stare bene insieme, con tutti, dappertutto, anche durante i viaggi, anche i viaggi in treno o in aereo, la confidenza… Pure il fatto di viaggiare sempre in clergyman, dà un segnale alla gente, bisognosa di un consiglio, di una parola, ma bisognosa anche di confessarsi nei luoghi più impensati. E ha aggiunto: Il carisma salesiano mi aiuta pure nello scambio di battute che mi trovo ad avere a volte coi capi di Stato che vengono a far visita al Santo Padre, alla terza loggia, e poi scendono giù alla prima, dove lavoro. Battute simpatiche, magari uno di loro che mi dice all’orecchio: Anch’io sono juventino!. Sulla prossimità con Benedetto XVI il card. Bertone ha detto fra l’altro: Naturalmente tale vicinanza porta alla confidenza, alla condivisione dei problemi più drammatici della Chiesa, dell’umanità di tutti i tempi e del nostro tempo. I presenti sono stati non poco colpiti da un accenno del cardinale ai tratti più affettivi del pontefice: L’affetto: il sentimento, direi la loro robustezza e anche la delicatezza, la tenerezza dei sentimenti sono un supporto indispensabile per la vita sacerdotale, che non è una vita arida, austera e selvaggia. È sì austera, deve essere anche sobria, ma non selvaggia: è una vita dove si vive la pienezza dei sentimenti. Ebbene, il papa nei suoi tratti personali, anche negli incontri che voi potete avere con lui, nel modo di fermarsi, di salutare qualcuno, di ascoltare una persona, ha una ricchezza straordinaria di sentimenti, di dolcezza, di tenerezza. Ecco, esprime proprio direi la teologia della tenerezza, ed è un esempio splendido per noi sacerdoti. Infine, riguardo alle frequenti crisi dei giovani sacerdoti, ha invitato tra il resto ad adottare già nei seminari il paradigma della comunione, il paradigma fondamentale della formazione dei giovani sacerdoti. Durante la visita, il segretario di Stato ha inviato un calorosissimo saluto a Chiara Lubich, esprimendo la sua gratitudine, dopo aver riconosciuto il fondamentale ruolo dei fondatori nella vita della Chiesa: La conoscenza genuina del valore, della ricchezza dei movimenti è un dato ed è una risorsa per tutta la Chiesa. Perché Il Signore suscita e continua a essere creativo. I SACERDOTI NEL MOVIMENTO DEI FOCOLARI Sono circa 20 mila i presbiteri diocesani e i diaconi permanenti in contatto con il Movimento dei focolari. Cuore pulsante sono 188 focolari sacerdotali composti da 859 presbiteri e diaconi. A portare lo spirito di unità nelle strutture diocesane e nelle parrocchie si adoperano in particolare i sacerdoti e diaconi volontari. Sono circa 4 mila nel mondo le comunità parrocchiali raggiunte dalla spiritualità dell’unità. Per i circa 5 mila seminaristi diocesani in contatto coi Focolari, questo spirito è uno stimolo a mettere Dio al primo posto e a prepararsi al sacerdozio in uno stile di concreta fraternità. Realtà in forte sviluppo sono i cosiddetti Centri di spiritualità di comunione per sacerdoti, diaconi e seminaristi diocesani.

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