Francesco non crede al matrimonio. . .

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“Tra le nostre conoscenze più strette (parenti, vicini di casa, colleghi) ci sono persone con le situazioni sentimentali più varie… I nostri figli le considerano spontaneamente alternative neutre al matrimonio. Possiamo aiutarli a non fare confusione?”. Lodovico e Rosa Milano “Secondo me, anche se Francesco non crede al matrimonio, è il tipo da stare con Alessia tutta la vita” – dalla confidenza spontanea di una quindicenne alla mamma, spiazzata da tanta innocenza da non trovare parole per fare una predica sulla fedeltà coniugale. “Beato te, che non hai i genitori separati…” – altra confidenza spontanea tra liceali. Nonostante i modelli alternativi, sembra comunque emergere all’esame dell’esperto l’aspirazione dei giovanissimi a rapporti familiari rassicuranti, che offrano prospettiva di futuro. Di fronte ai tanti messaggi della cultura dominante che realisticamente promuovono una visione acritica di ogni opzione soggettiva, come comunicare ai nostri figli i contenuti che sostengono le nostre scelte di vita? Vorrei proporvi l’esperienza di una famiglia, che mi sembra possa dare una risposta valida a quanto voi chiedete: “Dopo il nostro matrimonio abbiamo cambiato città, ma siamo rimasti molto legati ai tanti amici d’infanzia. Tra loro, alcuni sono conviventi, o separati, o divorziati; c’è anche chi ha formato stabile coppia omosessuale. “I nostri figli, sin da piccoli, quando in alcuni momenti dell’anno ci incontravamo con queste persone, hanno stabilito con tutti un rapporto di amicizia e di simpatia, e rivedersi è tuttora sempre un grande piacere. “Verso i 13-14 anni, il nostro figlio più grande ha iniziato a fare delle domande più precise: perché F. non si era sposato, perché arrivava sempre con l’amico… Noi abbiamo potuto spiegare con chiarezza la cosa. A dire il vero, il ragazzo non si aspettava questa situazione, ma il rapporto con i nostri amici non è cambiato. “Più avanti ne abbiamo parlato anche con gli altri nostri ragazzi e hanno capito che la nostra amicizia non voleva dire accettazione della loro scelta. A volte, infatti, vedere persone “contente” in altri tipi di convivenze creava in loro confusione, ma un dialogo sempre aperto, seppur non facile, ci ha aiutato a parlarne e a chiarire. “Anzi, abbiamo avuto più volte l’occasione di andare in profondità, fino a spiegare l’importanza che hanno l’unità nella diversità tra i sessi e l’apertura alla procreazione, impossibili da vivere, ad esempio, nel comportamento omosessuale. “Nello stesso tempo abbiamo continuato a vivere la nostra vita, la nostra scelta cristiana, cercando di testimoniarla con il nostro essere ed anche con le parole. “Ma crediamo che tutto questo è stato possibile perché anche come famiglia abbiamo puntato a costruire in questi anni, tra noi e con gli altri, rapporti di amicizia, fatti sempre di rispetto per la dignità di ciascuno e rafforzati molto spesso dalla condivisione di quelle gioie e quei dolori che mai mancano nella vita di nessuno”. Non sarebbe male, inoltre, approfittare dell’occasione per guardarci intorno, nella città in cui viviamo, e interessarci di eventuali opportunità per approfondire argomenti riguardanti il matrimonio e la famiglia; una nostra accresciuta consapevolezza potrebbe senz’altro rappresentare un’ulteriore risorsa per la maturazione umana dei nostri figli e un contributo più costruttivo per lo stesso tessuto sociale circostante.

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