Fra 150 anni l’Italia che sarà…

Fra 150 anni a Roma e nelle principali città italiane, qualcuno ricorderà l’evento accaduto trecento anni prima ...
Arte

Fra 150 anni a Roma e nelle principali città italiane, qualcuno ricorderà l’evento accaduto trecento anni prima, cioè l’unificazione di quella compagine politica dalla vita breve che fu l’Italia, che di certo nel frattempo si sarà inserita nella Federazione degli Stati uniti mondiali. Con romantica esasperazione, scolaresche di cyborg bambini saranno costrette ad assistere a lunghi ed elaborati documentari tridimensionali sulla nascita e sulla fine di quello che veniva chiamato il Bel Paese, e a stento riusciranno a trattenere un sorriso mentre scorreranno gli ologrammi dei suoi sudati e incipriati protagonisti.

E mentre gli insegnanti s’ingegneranno a spiegare i convulsi meccanismi delle principali vicende politiche italiane, uno sguardo complice fra gli studenti preannuncerà l’inevitabile attacco goliardico. Con perfida cattiveria, c’è chi formulerà quelle fatidiche domande appositamente confezionate per mettere in difficoltà i professori: «Scusi, che dottrina politica era il cerchiobottismo?». «Professore, sul manuale di storia del diritto parlamentare non ho trovato l’istituto dell’inciucio». «Senta, ci può spiegare come si facevano le leggi ad personam?».

 

Connessi neuronicamente alla banca dati della Memoria mondiale della cultura, i docenti cercheranno le risposte a ogni domanda, ma le superveloci connessioni saranno duramente messe alla prova dalla complessità di quelle domande. In telepatica comunicazione, gli insegnanti decideranno allora collegialmente di dirottare le scolaresche nella sala attigua, dove si sta celebrando un’altra ricorrenza, quella dei 150 anni del riscatto dell’Italia solidale e fraterna.

 

«Questa sì che è una storia che ci piace!», urleranno i giovani scolari. I loro fragorosi applausi introdurranno le immagini di quella celebre scolaresca di terza media di Catanzaro che, nel febbraio del 2011 boicottò una gita scolastica per solidarietà con il loro compagno affetto da sindrome di down, che invece qualcuno avrebbe voluto discriminare e lasciare a casa.

La storia da allora non sarebbe stata più la stessa, perché sulle basi di un tale gesto di gratuita solidarietà, la sofferente situazione italiana poté finalmente ritrovarsi nelle comuni radici della condivisione e dell’amicizia.

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