Abbiamo pianto, guardando le immagini della tragedia di Crans-Montana, in Svizzera, dove sono morti decine e decine di ragazzini e altri 116 sono rimasti feriti, con ustioni anche gravissime, la notte di Capodanno. La strage era stata provocata da un incendio, scoppiato nel locale Le Constellation a causa delle fontane pirotecniche posizionate sulle bottiglie di spumante. Una pericolosa abitudine consolidata, in un locale che non rispettava le norme di sicurezza. A vedere quei corpi straziati e sfigurati, il dolore dei familiari, il pianto di quanti conoscevano le vittime, abbiamo considerato quei ragazzini come nostri figli.
Eppure… Lo spettacolo deve continuare, cantavano i Queen, ed evidentemente pure gli incassi. Devono averlo pensato in tantissimi, tra i gestori di locali e club, visto che le pericolose fontane pirotecniche continuano a sfavillare in video e foto di feste di compleanno, anniversari e matrimoni, celebrati rigorosamente al chiuso. È facile vederli: basta cercare sui social network e gli algoritmi moltiplicheranno le immagini e i video con scintille e fuochi pirotecnici accesi in luoghi inadeguati, finanche cantine e seminterrati adibiti a locali, che ricordano fin troppo la mortale trappola di fuoco di Crans-Montana. A Cremona, durante una serata si è avuto anche un principio di incendio in un locale, che ha portato alla sua chiusura. I controlli delle forze dell’ordine si stanno fortunatamente moltiplicando in tutta Italia e, a Roma, sono stati messi i sigilli anche allo storico Piper.
I sopravvissuti alla tragedia dovranno superare atroci ferite mentali e fisiche. Ad alcuni i capelli non ricresceranno, a causa delle ustioni riportate. E già sono partite delle gare di solidarietà, per donare i capelli per trapianti e parrucche. Non basta gridare “mai più”, se poi le cose restano uguali. Non dobbiamo più accettare questi pericoli per noi e per i nostri figli.
Bisogna vigilare sul rispetto delle regole e delle norme di sicurezza, perché davvero non si debbano più piangere delle morti tanto assurde.
Il dolore dei familiari delle vittime è immenso e inconsolabile. Nei giorni scorsi, i parenti sono stati ricevuti da papa Leone XIV, che li ha accolti con grande commozione. «Volevo – ha affermato –avere l’opportunità di condividere un momento che per voi, in mezzo a tanto dolore e sofferenza, è veramente una prova della nostra fede, è una prova di ciò che crediamo. Uno si domanda tante volte: “Perché, Signore?”».
Cosa dire davanti ad un simile dolore? «Quale senso dare a tali eventi? Dove trovare una consolazione all’altezza di ciò che provate, un conforto che non sia costituito da parole vane e superficiali, ma che tocchi nel profondo e ravvivi la speranza? Forse – ha detto il papa – c’è solo una parola che sia adeguata: quella del Figlio di Dio sulla croce – a cui siete così vicini oggi –, che dal profondo del suo abbandono e del suo dolore gridò al Padre: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”». La risposta del Padre alla supplica del Figlio, ricorda il pontefice, «si fa attendere tre giorni, nel silenzio. Ma poi, che risposta! Gesù risorge glorioso, vivendo per sempre nella gioia e nella luce eterna della Pasqua. Io non posso spiegarvi, fratelli e sorelle, perché sia stato chiesto a voi e ai vostri cari di affrontare una tale prova. L’affetto e le parole umane di compassione che vi rivolgo oggi sembrano molto limitate e impotenti». Eppure, Leone XIV ha affermato, «con forza e convinzione: la vostra speranza, la vostra speranza non è vana, perché Cristo è veramente risorto! Cari fratelli e sorelle, la fede che abita in noi illumina i momenti più bui e più dolorosi della nostra vita con una luce insostituibile, che ci aiuta a continuare coraggiosamente il cammino verso la meta. Gesù ci precede su questo cammino di morte e risurrezione che richiede pazienza e perseveranza. Siate certi della sua vicinanza e della sua tenerezza: Egli non è lontano da ciò che state vivendo, al contrario, lo condivide e lo porta con voi. Allo stesso modo, tutta la Chiesa lo porta con voi. Siate certi della preghiera di tutta la Chiesa – e della mia preghiera personale – per il riposo dei vostri defunti, per il sollievo di coloro che amate e che soffrono, e per voi stessi che li accompagnate con la vostra tenerezza e il vostro amore».
Il vostro cuore, ha aggiunto il papa, «è trafitto, come lo fu quello di Maria ai piedi della Croce. Maria Addolorata vi è vicina in questi giorni, ed è a lei che vi affido. Rivolgete a lei senza riserve le vostre lacrime e cercate in lei il conforto materno che forse solo Maria saprà dare e certamente potrà darvi. Come Maria, saprete attendere con pazienza, nella notte della sofferenza ma con la certezza della fede, che un giorno, un nuovo giorno sorga; e ritroverete la gioia».