A Firenze il Cenacolo di Santa Apollonia

Riscoperto solo nel 1890, il ciclo degli affreschi di Andrea del Castagno si rivela come il capolavoro  che ha ispirato Piero della Francesca, Ghirlandaio e Leonardo
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Era stato scialbato (intonacato), ma venne riscoperto nel 1890, e riapparve il capolavoro  che ha ispirato Piero della Francesca, Ghirlandaio e Leonardo.

Il ciclo degli affreschi cioè che Andrea del Castagno ha eseguito nel 1447 per le benedettine osservanti nel refettorio del convento di Santa Apollonia. Non sono in molti che li conoscono, del resto Firenze è così ricca d’arte, che qualcosa sfugge. Perciò è un gioiello da scoprire.

Sulla parete di fondo campeggia il Cenacolo, il primo del genere a Firenze. Un vera sala che “buca” il muro in prospettiva, decorata con marmi, la gran tovaglia candida di lino, gli apostoli come statue bronzee, Cristo che benedice il pane con Giovanni accoccolato accanto e Giuda al lato opposto.

Uomini forti, colori metallici,  luce limpidissima, direi abbagliante in un dramma centellinato nei dettagli e nei sentimenti.

Al di sopra, una Crocifissione drammatica, il Cristo bruno dal corpo forte, morto ma senza segni di disperazione sul cielo azzurro. La morte autentica di un uomo vero, commovente come la Deposizione accanto.

Ma forse la scena più bella è la Resurrezione. Il Cristo imberbe è la giovinezza eterna, risorto, ci guarda con gli occhi scuri, vestito di bianco, da trionfatore sereno ed espressivo. I soldati dormono appoggiati al sepolcro, come li dipingerà pure, tre anni dopo, Piero della Francesca a Sansepolcro.

Tutto parla di vita in questo ciclo potente per contenuto, forma, espressione. L’epos cristiano è dramma ma che finisce nella vittoria. È il primo Rinascimento, quello di Donatello Masaccio e Brunelleschi, cioè un umanesimo cristiano deciso, dal largo respiro e ttimista. Il Michelangelo della Sistina imparerà molto da questi affreschi.

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