Sfoglia la rivista
Logo 70°

Ricerca di base
Le parole digitate vengono cercate nel titolo e nel testo degli articoli pubblicati sul sito.
La ricerca mostrerà gli articoli che contengono tutte le parole inserite, indipendentemente dalla loro posizione o dall’ordine in cui le hai scritte.
I risultati sono in ordine cronologico (dal piu recente al meno recente).

Ricerca della frase esatta
Usa il filtro “Frase esatta” per trovare i termini nell’ordine preciso in cui li hai digitati.

Ricerca solo nel titolo
Usa il filtro “Solo nel titolo” se desideri che le parole digitate siano cercate esclusivamente nelle titolo dei contenuti.

Filtri avanzati
Se vuoi limitare la ricerca a una tipologia specifica dell’articolo, utilizza i filtri avanzati disponibili.

Ricerca per autore
Per cercare un autore e i suoi articoli:

  • Digita nome e cognome oppure solo il cognome nel campo ricerca.
  • Nei risultati, clicca sulla scheda dell’autore desiderato.
  • Nella pagina dell’autore troverai la sua biografia e la raccolta completa dei contenuti a sua firma.

Italia > Politica

Finte schermaglie per non cambiare (quasi) nulla

di Marco Fatuzzo

- Fonte: Città Nuova

Sarà la (mancata) riforma della legge elettorale a intonare il "de-profundis" sulla Seconda repubblica. Come nel rito di seppellimento dei defunti. Cioè di questi partiti

Parlamento

Ormai il disegno è palese. Si continua a cincischiare, facendo finta che si stia seriamente discutendo, nelle sedi parlamentari, per trovare un'intesa sulla nuova legge elettorale. In realtà l’intesa (nascosta) c’è già: ci faranno tornare a votare per la terza volta con il Porcellum. La strategia? Continuare a imprecare tutti, con ipocrita indignazione, contro quella legge, fingendo di aborrirla e di volerla cambiare; così, fino alla vigilia del voto.

Poi il presidente della Repubblica rivolgerà, per l’ennesima e ultima volta, il suo accorato appello alle Camere affinché si faccia un estremo tentativo per andare al voto con una legge elettorale comunque diversa da quella attuale. E, i partiti, con un colpo di coda, avranno un "sussulto di dignità" (sic): «Condividiamo l’appello di Napolitano – ci diranno i loro portavoce – e noi ce l’abbiamo proprio messa tutta. Ma purtroppo non c’è più il tempo per approvare una riforma organica e condivisa». E, al più, per superare l’eccezione sollevata dalla Corte costituzionale nel 2008 riguardo al Porcellum, in tutta fretta faranno approvare in Parlamento, a larga maggioranza, un’unica modifica: l’innalzamento al 40 per cento della soglia minima perché una coalizione possa usufruire del premio di maggioranza che le consenta di governare. Punto e basta.

Il resto è, purtroppo, un déjà-vu, un rituale noto sin dal 2006. Le segreterie centrali dei partiti – vecchi e nuovi (persino il Movimento 5 stelle di Grillo non potrà sottrarsi) – si dedicheranno a un compito delicato, quello di comporre le "liste bloccate", scegliendo, al posto di tutti noi cittadini elettori, coloro che ci rappresenteranno in Parlamento. Certamente, a loro valutazione, i migliori. E fuori dalla porta metteranno il cartello “Stiamo lavorando per voi”. Quasi a chiederci un “grazie” per questo impegnativo lavoro di "supplenza democratica" di cui sono costretti a farsi carico, loro malgrado.
«D’altronde, cosa volevate? – continueranno a ripeterci –. Il sistema delle preferenze è a rischio “inquinamento mafioso”, mentre le oligarchie partitiche ne sono immuni». E i quotidiani fatti di cronaca, di corruzione e collusioni con le mafie, che interessano proprio esponenti di vertice di questa casta? «Non dateci troppo credito: sono solo persecuzioni mediatiche e giudiziarie».

E aggiungeranno: «Non guardate alle ultime elezioni regionali siciliane; sono un’eccezione». Sì, è vero, dopo gli ultimi due governatori (uno che sconta una condanna in carcere per concorso esterno alla mafia,e l’altro sotto processo per l’accusa di reati analoghi) stavolta è stato eletto presidente Crocetta, un “condannato a morte dalla mafia”, e il primo partito è risultato il Movimento 5 stelle di Grillo, su cui tutto può dirsi tranne che su di esso abbia potuto investire la mafia.
Una rivoluzione. Senza liste bloccate e con l’utilizzo delle preferenze da parte dei cittadini elettori. Certo, le eccezioni non fanno la regola, ma… nemmeno la negano.

«Sì, ma – continueranno a ripetervi, sparando la seconda cartuccia dopo quella del "rischio inquinamento" – il sistema delle preferenze innalza a dismisura le spese delle campagne elettorali, e solo i ricchi possono essere eletti». Vi cito un contro-esempio. Nella circoscrizione della mia provincia, ci sono stati, è vero, deputati eletti con campagne elettorali di centinaia di migliaia di euro, ma anche un candidato che è approdato all’Assemblea regionale siciliana senza aver stampato un solo manifesto e distribuito nemmeno un volantino fac-simile. Ha lavorato soprattutto con i social network, registrando 6.500 consensi personali (gli stessi, grossomodo, conseguiti dagli altri 5 eletti nella circoscrizione), pressocché a costo zero. È un giovane trentenne, si chiama Stefano Zito, ha un lavoro e vive con sobria dignità. Ancora un'eccezione? Può darsi, ma quando le eccezioni crescono di numero forse la regola comincia e scricchiolare. Come i luoghi comuni.

Anche perché, sia quelli che hanno fatto le campagne milionarie che quelli che hanno speso solo pochi euro non si sono auto-candidati, ma sono stati inseriti nelle liste proprio dalle segreterie dei partiti. E spetta a queste ultime la selezione a monte del ceto politico, con criteri meritocratici. E se si paventa che siano solo i ricchi (magari anche di dubbia moralità pubblica) a prevalere nelle competizioni elettorali, provo ad avanzare una provocazione: poniamo un tetto rigoroso ai costi delle campagne elettorali (con spese documentabili e certificate) e mettiamo in lista solo gente onesta e dalle storie personali trasparenti.

E se si voterà ancora con le liste bloccate del Porcellum? Si rendano quantomeno obbligatorie le elezioni primarie di partito e di circoscrizione, per la individuazione dei candidati da inserire nelle liste e con quale graduatoria. È un doveroso tributo alla democrazia e alla sovranità dei cittadini. In caso contrario, al de profundis dei partiti farà seguito il dies irae: astensionismo alle stelle e aumento del voto di protesta. E non serviranno prefiche da pagare per piangere ai funerali.

Riproduzione riservata ©

Condividi

Sostieni l’informazione libera di Città Nuova! Come?
Scopri le nostre riviste,
i corsi di formazione agile
e i nostri progetti.
Insieme possiamo fare la differenza!
Per informazioni: rete@cittanuova.it

Ricevi le ultime notizie su WhatsApp. Scrivi al 342 6466876