“Fine pane mai”, la panetteria dei detenuti

Inaugurata nell’aprile del 2017 nella terza casa circondariale di Rebibbia (Roma), è la prima bottega all’interno delle mura carcerarie dove si producono e vendono pane e pizza

Ancora un progetto, tutto italiano, per dare una speranza ai detenuti della terza casa circondariale di Rebibbia (Roma). “La terza bottega: fine pane mai” è infatti una panetteria dove lavorano i detenuti del carcere ma anche un punto vendita aperto al pubblico, così da creare un corridoio e un luogo di incontro tra chi è dentro e chi è fuori. L’iniziativa, finanziata dalla Cassa delle ammende del Dipartimento amministrazione penitenziaria, ha coinvolto diversi detenuti, con storie e pene diverse, tutti con un contratto di lavoro.

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Un progetto che è partito alcuni anni prima, quando i detenuti scelti hanno iniziato a seguire corsi di panificazione, fino all’apertura di un vero e proprio punto vendita grazie anche all’appoggio dei Panifici Lariano che hanno creduto nel progetto e contribuito al finanziamento con l’acquisto di macchinari e materie prime. Come si legge sul sito del panificio: «Il punto vendita della 3^ bottega, creato tra le mura di cinta del carcere, è la prima rivendita d’Europa che apre le porte al pubblico». Qui arrivano tutti i prodotti realizzati all’interno della casa circondariale: pane, pizza, pizzette, dolci e altri prodotti gastronomici, i destinatari sono sia i detenuti che gli abitanti del quartiere.

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“Fine pane mai”, perché il pane non deve mai finire e quindi si lavora tutto il giorno, fin dalle prime luci dell’alba, ma anche un modo per non far finire la vita di chi è in carcere a scontare una pena molto lunga, affinché rimanga la speranza di una vita migliore. Per chi è in carcere, il panificio diventa un’occasione di riscatto ma anche la possibilità di imparare un lavoro, qualificarsi e una volta fuori poter essere ricollocato in una posizione di lavoro. Ma l’idea di aprire un punto vendita all’interno delle mura è pensato soprattutto per avvicinare le persone del quartiere ad una realtà lontana e molte volte sconosciuta. All’interno del carcere non ci sono solo i “cattivi”, c’è chi giustamente sconta una pena ma ha anche il diritto di guardare al futuro e voler riprendere in mano la propria vita facendo qualcosa di buono, per sé e per gli altri.

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