Filippine, grave attentato durante la messa

Presi di mira i fedeli cattolici riuniti nella Cattedrale nell’isola di Jolo di nostra Signora del Carmelo. Più di venti i morti e decine i feriti. Ma non è solo questo: tutta la regione soffre per le persecuzioni in aumento.

Il continente asiatico è stato ed è tuttora teatro di episodi di intolleranza e di attentati a sfondo religioso. Anche i cristiani sono spesso nel mirino. Stavolta è toccato alle Filippine, dove domenica scorsa, durante la messa nella cattedrale di Nostra Signora del Carmelo, nell’Isola di Jolo, nella provincia di Sulu, è stato commesso un attentato: due kamikaze si sono fatti esplodere in sequenza, a poca distanza l’uno dall’altro, per causare il maggior numero di vittime. Il primo è avvenuto nella Chiesa riempita di fedeli, e l’altro nel parcheggio antistante, pochi minuti dopo, per colpire coloro che sarebbero accorsi per soccorrere i feriti.

Dopo l’alleluia, s’è udita la prima deflagrazione, seguita qualche minuto dopo dalla seconda. Si contano più di 20 morti e decine di feriti. Un attacco contro gente inerme, riunita in preghiera, rivendicato dal gruppo terroristico internazionale Stato islamico. Le Filippine, Paese con più di 7 mila isole, dieci gruppi etnici ufficiali e una miriade di lingue, tra le 120 e le 180, è un arcipelago che, per la sua vastità, è difficile da controllare in particolare per le infiltrazioni terroristiche nelle sue isole del sud, dove la presenza musulmana è alta. Con la collaborazione del gruppo terroristico locale Abu Sayyaf, che semina morte da decenni, il Daesh trova terreno fertile da quelle parti.

L’attacco è avvenuto solo pochi giorni dopo un referendum per la creazione della regione autonoma di Bangsamoro, una regione autonoma a maggioranza musulmana, nel sud della Filippine, per porre fine a decenni di combattimenti tra un sud a prevalenza musulmano e un Paese, le Filippine, con l’86% della popolazione cattolica e solo il 4% di quella musulmana, tutta concentrata nelle isole di Mindano, Palawan e Sulu.

Il referendum era il risultato degli accordi intercorsi tra il governo di Manila e il fronte islamico di liberazione Moro. Ma i cittadini di Jolo lo avevano bocciato, e forse per questo motivo sono stati “puniti” con questo sanguinoso attentato. Il presidente filippino Duterte appare, secondo numerosi osservatori internazionali, sempre più lontano dai veri problemi del Paese e concentrato in una sanguinosa guerra interna contro i (piccoli) trafficanti di droga, che ha lasciato sulle strade circa 5 mila vittime. Sono forti le critiche interne e internazionali sulla legalità di tali azioni da parte delle forze dell’ordine.

Duterte
Duterte

Tra l’altro, i commenti di Duterte verso il cristianesimo in questi ultimi sei mesi – per tutti, riportiamo quello che sostiene che il Dio cristiano è «un Dio stupido che muore in croce» –, sono di una violenza inaudita per un Paese dove la Chiesa ha sempre avuto grande influenza sulla politica locale. Risultato: il Paese si è diviso tra sostenitori e avversari di Duterte, creando una frattura sociale profonda e dolorosa, con un presidente che combatte i piccoli malviventi, ma non sa arginare né tanto meno contrastare il dilagare degli estremisti islamici nel sud. La violenta repressione militare operata finora dal governo centrale di Manila non sembra aver portato grandi frutti di pace e stabilità.

Le Filippine non sono sole. Anche in altre nazioni del continente ci sono persecuzioni religiose – che colpiscono a turno quasi tutte le religioni –, la fede è spesso perseguitata, in particolare contro i cristiani, per i quali l’era dei martiri non è finita. Basti l’esempio del Pakistan, dove sarà finalmente liberata Asia Bibi, e dove l’essere cristiani si paga spesso con persecuzioni e accuse di blasfemia contro l’Islam, o quello dell’India di Narenda Modi in cui il cristianesimo è spesso ostacolato dal radicalismo indù. Anche nel Myanmar, la persecuzione dei kachin cristiani assume sempre più i contorni di un’altra pulizia etnica, mentre nel Laos vige il divieto di costruire nuove chiese… Ma anche in Paesi più “tranquilli”, come Cambogia e Thailandia, Vietnam, Malesia e Indonesia, la situazione dei cristiani sta facendosi difficile. Un dossier da seguire attentamente.

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