Fili di speranza, un corso di cucito per tessere nuove opportunità

È stato lanciato a Ladispoli (Roma) un corso gratuito di cucito e confezione per migliorare le competenze lavorative di donne disoccupate
Una modellista insegna a cucire a due donne iscritte al corso "Fili di speranza". Foto: Anna Moccia

Al via il primo corso gratuito del laboratorio “Fili di speranza”, organizzato dall’associazione Terra e Missione insieme alla confraternita Santa Maria del Rosario, in collaborazione con Caritas di Porto-Santa Rufina e Ciofs Fp Lazio, e con il patrocinio del Comune di Ladispoli, in provincia di Roma.

Il corso, che è iniziato sabato 4 febbraio, ha accolto 10 studentesse e 6 ascoltatrici che nel corso cinque mesi impareranno le basi della sartoria e l’arte del cucito, partendo dalle nozioni base della riparazione e del restyling fino ad arrivare a confezionare semplici capi di abbigliamento o accessori. Il loro primo scopo raggiunto è stato quello di confezionare un cuscinetto da allacciare sul braccio per collocarci le spille.

Il laboratorio è totalmente pratico, di una durata totale di 60 ore distribuite in 20 lezioni, lungo il quale le partecipanti saranno guidate a svolgere in autonomia diverse attività come attaccare bottoni e cucire asole, accorciare pantaloni e gonne e fare l’orlo, stringere e allargare capi e realizzare un cartamodello.

«Tutto è nato perché ad ottobre abbiamo lanciato il laboratorio di cucito “Fili di speranza” per realizzare degli oggetti con delle stoffe provenienti dalle diverse congregazioni missionarie. Le volontarie della confraternita li confezionavano e le donazioni ricavate andavano agli istituti missionari. Poi abbiamo pensato in un segno di vicinanza con le persone in situazione di vulnerabilità ed è così che è sorta l’idea di coinvolgerle in un corso che riprende lo stesso nome» racconta Anna Moccia, coordinatrice del progetto.

Adesso quelle stesse volontarie, sarte e modelliste, sono diventate insegnati per altre donne alla ricerca di una nuova occupazione, mettendo in atto solidarietà, impegno e tantissima creatività. Per iscriversi non è stato richiesta alcun tipo di competenza tecnica, bensì due ingredienti chiave: motivazione e passione. Perciò è arrivata sia chi già aveva sviluppato delle abilità sartoriali e aveva la propria pagina web, sia chi invece si affacciava per la prima volta a questo universo creativo.

Inaugurazione del corso “Fili di speranza”. Foto: Anna Moccia

Il corso “Fili di speranza” vuole appunto ridare la speranza a persone che vivono situazioni di difficoltà economica, che non trovano un lavoro e che attraversano un grande dolore dovuto anche a fattori aggiunti come la solitudine. «Sono donne che non hanno un lavoro, alcune anche laureate – spiega Moccia –. Mi ha colpita una di loro, economista, che ha perso all’improvviso sia la madre che il compagno, rimanendo da sola. È andata ad informarsi al comune però non c’erano corsi per lei e non aveva l’età per andare in pensione. In generale, abbiamo optato per scegliere tra le candidate quelle che erano più anziane e più sole».

In questo modo, questo percorso formativo orientato ad acquisire le competenze base del cucito, mira inoltre a favorire un reinserimento delle donne con maggiori difficoltà lavorative nel tessuto sociale, accompagnandole allo stesso tempo nella ricerca di un posto di lavoro e nella redazione del curriculum vitae. In più, le 10 iscritte riceveranno una compensazione economica alla fine dell’attività, a condizione di aver frequentato il 70 per cento delle lezioni, mentre tutte e 16 avranno un attestato di partecipazione.

La generosità si è diffusa anche tra gli istituti missionari, che hanno donato enormi quantità di stoffe. Infatti, grazie a questo gesto ognuno degli abiti che verranno confezionati sarà realizzato con i tessuti di uno dei diversi Paesi di provenienza.

Corso di cucito “Fili di speranza” a Ladispoli, in provincia di Roma. Foto: Anna Moccia

I capi d’abbigliamento verranno presentati durante una sfilata di moda che avrà luogo nel mese di luglio a Roma presso la sede del progetto Chaire Gynai, che in greco vuol dire “Benvenuta, donna!”, delle suore scalabriniane. Le donne che fanno parte di questa realtà, voluta da papa Francesco per sostenere e supportare le donne migranti in situazione di vulnerabilità, collaboreranno negli ultimi ricami e saranno allo stesso tempo protagoniste sulla passerella.

Il risultato di cinque mesi di elaborazione e sviluppo degli indumenti risulterà dunque un contributo alla moda etica, rispettando i diritti e la dignità delle persone lavoratrici, utilizzando materiali autoctoni di alta qualità come i wax africani – tessuti di cotone stampati dalle fantasie coloratissime –, e contrastando la tendenza consumista dell’usa e getta.

Il corso a numero ridotto è stato quindi avviato, e c’è grande entusiasmo tra le partecipanti e le sarte che le accompagnano; ma dato l’elevato numero di candidature ricevute tutto fa supporre che ci sarà una seconda edizione una volta conclusa la sfilata. Per ricevere ulteriori informazioni è possibile scrivere all’indirizzo di posta elettronica info@terraemissione.org, oppure telefonare al numero 347 0300998.

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