Fidanzamento: una palestra

Tagliare un rapporto o sperare che l’altro cambi? Basarsi sui valori comuni o sugli stili di vita?
Famiglia
«Una mia studentessa – 23 anni, cattolica praticante, fidanzata da qualche anno con un “bravo ragazzo” (parole sue) – mi ha confidato di avere delle perplessità su di lui. Non riesce bene a decifrare certi suoi disagi e mi ha chiesto: “Credo nell’amore autentico, inteso come responsabilità e impegno per la vita, come accoglienza dell’altro e dono di sé, come realtà orientata al matrimonio e che si regge anche sulla volontà, come realtà che tutto copre, perdona, sopporta, spera. Un amore gratuito, incondizionato, capace di sacrificio. E quindi, posso rompere il mio fidanzamento, dopo che ci si è impegnati a stabilire un legame serio, con la prospettiva di sposarsi? Come faccio a essere sicura che sia lui la persona giusta? Oltre alle questioni etiche di fondo, quanto contano stile di vita, modo di fare, carattere e personalità, vita passata, abitudini, interessi, progetti, visione della vita, affinità, contesto familiare, modo di rapportarsi agli altri?”».

Marina

 

Il fidanzamento è uno dei periodi più belli della vita, ma anche dei più complessi: è simile ad una palestra, nella quale dobbiamo allenarci a vivere per l’altro, a sviluppare tutte le qualità della carità, a prendere insieme decisioni per i piccoli e grandi progetti della vita futura.

È anche il momento del discernimento sulla compatibilità di lei o di lui con le nostre esigenze più profonde, con la nostra caratteristica personalità. Non c’è conflitto tra carità e discernimento, perché ai fidanzati è chiesta anche una valutazione, attenta e amorevole nello stesso tempo, per capire che possibilità reali ci sono per riuscire a stare insieme tutta la vita. Non sono sufficienti i valori in comune, sono anche necessarie caratteriali che possano integrarsi con le nostre.

Non dobbiamo “spaccare il capello in quattro”, come si dice nel gergo popolare, ma nemmeno essere ciechi e abbagliati solo dal sentimento o portare avanti un rapporto che non va, per timore di non trovare poi altre occasioni.

 

Nella nostra valutazione ci sarà sicuramente di aiuto l’attrazione psico-fisica, necessaria per iniziare un cammino insieme, cioè la gioia e il desiderio di stare con l’altro, la sensazione di “non essere mai sazi della sua compagnia”, di mandare all’aria i propri programmi per correre da lui/lei, per telefonargli/le, per ascoltare la sua voce. Insomma tutte le esaltanti esperienze tipiche del periodo dell’innamoramento.

Ma, nonostante queste, dobbiamo mettere in moto anche le nostre capacità interiori, la riflessione, per comprendere se siamo veramente fatti l’uno per l’altra.

Le diversità caratteriali possono essere una ricchezza; ma se sono fonte continua di sofferenza, se sono incompatibili con la mia sensibilità e la mia organizzazione quotidiana, allora forse è il caso di parlarne approfonditamente, di confrontarsi con qualche persona matura ed esperta. Inutile sperare in un cambiamento che forse non arriverà mai.

 

Ricordiamo la storia di Rosa e Giacomo. Lei si era innamorata di lui perché credente, impegnato in parrocchia e pronto ad aiutare i sofferenti, ma aveva sottovalutato che era disordinato nella sua organizzazione lavorativa e stentava a conseguire un titolo di studio. Si sono sposati, ma presto è iniziata una grave crisi perché per lei, così organizzata e precisa sul lavoro, era inconcepibile la flemmaticità di Giacomo, la sua incapacità di adattarsi ad una continuità lavorativa.

Quando vediamo nell’altro qualche sfumatura caratteriale che ci fa profondamente soffrire, se siamo pronti ad accettarla e ad accoglierla per tutta la vita senza progettare in modo “subdolo” di cambiarla, allora possiamo anche continuare quella relazione, puntando a tutti i lati positivi che abbiamo intravisto. Ma se non siamo pronti ad accogliere quella “diversità” per noi inconcepibile, allora forse è bene trovare il coraggio di interrompere il rapporto.

 

Logicamente può anche accadere che, nonostante il nostro impegno durante il periodo di fidanzamento, con la convivenza matrimoniale possano venir fuori delle difficoltà caratteriali impreviste. Una scelta d’amore comporta sempre un rischio; senza rischio non esiste neanche l’amore. Con il sacramento del matrimonio, però, la situazione cambia radicalmente; allora si potrà andare avanti vivendo con maggiore radicalità tutte quelle caratteristiche dell’amore, a cui hai accennato nella tua lettera.

 

Libri per approfondire

– A. Manenti – Coppia e famiglia. Come e perché – EDB 1993.

– J. Salomé – D’amore e d’accordo. Come vivere in due restando differenti – Paoline 1998.

– D. Sonet – Scoprire l’amore – Sei 2005.

– Risposta di Nedo Pozzi su Città Nuova n. 9/1997.

– Libretto sul fidanzamento in uscita in abbonamento con Città Nuova nel 2011.

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