In fiamme i “cimiteri delle barche”

I roghi hanno distrutto a Lampedusa i cosiddetti "cimiteri delle barche", dove si ammassano le imbarcazioni usate dai migranti. La Procura della Repubblica di Agrigento ha aperto un'inchiesta su quanto accaduto

«Questa non è Lampedusa, non è espressione della gente della mia isola»: così il sindaco di Lampedusa, Salvatore Martello, subito dopo l’incendio che, nella notte, ha distrutto i “cimiteri delle barche”, grandi cataste di imbarcazioni situate in due punti dell’isola: a Cala Salina, nei pressi del porto e dello stadio comunale, e a Capo Ponente.

Li vengono ammonticchiate, alla rinfusa, le barche decrepite utilizzate dai migranti che a migliaia approdano nell’isola. E gli sbarchi sono ripresi, con maggiore intensità, negli ultimi giorni. I migranti, però, contrariamente a quanto accadeva in passato, non restano sull’isola. Vengono trasportati nel centro di accoglienza di contrada Imbriacola, in una zona abbastanza isolata e, nella stessa giornata, o al massimo l’indomani, vengono trasferiti sulla terraferma. Nell’ultimo mese sono arrivate più di mille persone: Lampedusa, avamposto nel Mediterraneo, da sempre è l’approdo più facile e più vicino per evitare i rischi di una navigazione perigliosa, che ha purtroppo fatto contare troppi morti.

Le fiamme si sono levate all’improvviso, ieri sera, intorno alle 22. Quasi contemporaneamente. Chi ha agito ha voluto lanciare un segnale preciso, che si collega direttamente a quanto accaduto 4 giorni fa, quando la Porta d’Europa, monumento simbolo dell’accoglienza di Lampedusa, situato di fronte al mare, è stato imbracato e ricoperto di grandi fogli di plastica e schotch. I vigili del fuoco hanno lavorato tutta la notte per domare le fiamme. Le imbarcazioni sono in legno, materiale di facile combustione, in più spesso le barche sono intrise di olii esausti e di residui di carburante.

I “cimiteri delle barche” sono un simbolo di ciò che l’isola non vorrebbe vedere. Ne viene chiesta la rimozione, ma le barche restano lì, mute testimoni di una storia difficile. I cumuli sono stati portarti via alcuni anni fa, ma si sono riformati. La Procura della Repubblica di Agrigento ha aperto un’inchiesta.

«Sono gesti che puntano alla destabilizzazione – aggiunge Martello –, sono opera di persone che hanno esaurito le parole e, non avendone più, esprimono così il loro sentire. Sono frange isolate, questo non è il sentire del popolo di Lampedusa. La storia di Lampedusa è diversa: quest’isola soffre e ha gravi disagi, ma questi fenomeni non le appartengono».

Lampedusa si prepara ad accogliere, oggi, la visita del ministro per il Sud, Giuseppe Provenzano. Ci saranno anche il prefetto, le autorità. La scelta di chi ha deciso di appiccare il fuoco proprio in questa data certamente non è casuale.

«Questa sera le barche dei migranti bruciano – scrive su facebook don Fabio Maiorana, giovane sacerdote di Lampedusa –, diventano ceneri, ma non è certamente l’odio o la rabbia a costruire, solo la responsabilità e l’amore portano futuro».

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