Festival della cultura

Dal 14 al 29 aprile la terza edizione della rassegna internazionale. Cinema, arte… e cibo.
Luca Ronconi riceve il premio alla carriera

Chi l’ha detto che il cibo non è cultura? A Bergamo, nella primavera incerta, ci si sofferma davanti agli stand che ospitano vini, salumi, verdure. Non è solo un appuntamento per golosi, perché il cibo esprime un popolo, una civiltà. E a Bergamo hanno fatto bene a metterlo in mostra, intitolandolo “Cuochi in scena”. Evitando i festival dai dibattiti noiosi, per sole teste fine, un martirio per chi sente la cultura come vita e dialogo fra le sue espressioni.
Aspetti ben presenti nella rassegna. Con veri eventi, come la proiezione al Centro congressi Giovanni XXIII – sede del festival – de L’Inferno di Dante: uno dei primi kolossal ad effetti speciali. Un film muto del 1908, ritrovato dopo decenni nella Filmoteca vaticana. Originale nelle suggestioni visive, basate anche sulle incisioni di Dorè. Originale pure la giovane regista bergamasca Daniela Persico che nel suo Et mondana ordinare, indaga il mondo femminile del Medioevo, con la voglia di puntare ad una «nuova sfera comunitaria, raccontata nelle parole di un tempo».
Si parlava di giovani. Un gruppo di aspiranti registi, coordinati da un autore come Federico Rizzo, ha offerto al centinaio di amici studenti della città e provincia il cortometraggio Shoe. Impressionante la capacità creativa dei ragazzi e la loro volontà di contenuti non banali. I giovani spesso non sono proprio come i cliché mediatici li presentano.
Non solo cinema, ma anche arte visiva. Tra le rassegne fotografiche, spicca quella dello spagnolo Juan Fontcuberta. Un visionario che da trent’anni non si stanca di inventare personaggi, situazioni, miti, sovvertendo i codici della fotografia, dell’arte e della comunicazione. Un provocatore, accolto con simpatia dal mondo bergamasco, tutt’altro che disattento alle novità.
E, fra le molteplici iniziative, il premio alla carriera al regista Luca Ronconi, conferitogli dal presidente della rassegna, Casto Jannotta, e dal direttore artistico Gianni Tangucci, «omaggio ad un talento della lirica, del teatro e della televisione». Ovvero ad alcuni veicoli culturali quanto mai presenti nel nostro tempo.

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