Festa del cinema di Roma

Ecosì, come ogni grande festa, anche quella romana si è celebrata dal 18 al 27 ottobre con 600 mila presenze, 670 proiezioni, 600 giornalisti accreditati, 25 anteprime, sei mostre, 32 appuntamenti in varie parti della città e provincia… In più, le star vecchie e nuove (l’inossidabile Sophia Loren, la diva franco-italiana Bellucci, il mitico Sean Penn, la signorile Cate Blanchett, e poi Tom Cruise, Robert Redford, Francis Ford Coppola, Ang Lee, eccetera, per la gioia degli appassionati del tappeto rosso); la folla di studenti nelle proiezioni delle sezioni Alice ed Extra, l’aria popolare di un avvenimento che cerca sempre di più la propria personalità, stretto com’è fra le Mostre di cinema di Venezia e Torino. Insomma, una abbuffata di cinema, per dirla con il simpatico film di Mimmo Calopresti presentato in anteprima. Con la presenza, molto avvertita, di politici e sponsor. Grandi numeri, grosse soddisfazioni esibite dagli organizzatori. E il cinema? Onestamente, rispetto alla prima edizione, il livello medio è salito di qualità, come è indubbiamente aumentato il pubblico. Il tema che sembra aver fatto da filo rosso in tutte le sezioni è quello della libertà. Ce ne deve essere una gran voglia in giro, se i cinquanta giurati popolari, guidati dal regista Danis Tanovic, hanno assegnato il Marco Aurelio ad un lavoro apprezzato da pubblico e critica, Juno del canadese Jason Reitman. È la storia di una sedicenne (l’elettrizzante ventenne Ellen Page) che, rimasta incinta, pensa all’aborto, poi, a fatica, accetta la nascita del bambino, ma decide di darlo in affidamento ad una donna separata: un dramma scritto, recitato e diretto con freschezza e calore, anche se si potrebbe pensare: una volta che la ragazza ha accettato la difficile esperienza della crescita, perché non tenersi il figlio? Premio speciale della Giuria ad un altro racconto di libertà, toccante e drammatico: Hafez dell’iraniano Abolfazl Salili. Un film invisibile in patria, dato che parla d’amore e poesia in una società dove il fondamentalismo religioso toglie vita anche ai sentimenti più belli. Ma il giovane sufi Hafez vince la sua battaglia, così che il film risulta, nel suo ritmo veloce ma anche meditativo, un inno alla libertà e all’amore. Lo spettro della violenza fanatica ha animato pure un lavoro struggente – purtroppo non premiato – Buddha Collapsed Out of Shame di Hana Makhmalba, diciannove anni, regista di Teheran. Centro della narrazione è Bahktay, una bam- bina di nove anni, desiderosa di studiare, ma costretta ai giochi violenti dei coetanei, talebani fanatici in erba. Lirico e disperato, il film apre uno spiraglio sulla perdita dell’innocenza dei bambini. Presentato nella sezione Alice in città, dedicata ai giovanissimi – forse la meglio riuscita e più innovativa della Festa – è uno di quei lavori che si spera non restino nel chiuso delle rassegne, ma si possano vedere in sala. Farebbe un gran bene a tutti, come è accaduto per il documentario, misurato nel suo filmare il dolore, di Save rio Costanzo su Auschwitz. Certo, uno dei momenti più coinvolgenti nella nutrita sezione Premières è stato Into the Wild (Dentro la natura selvaggia) di Sean Penn, storia del ventiduenne Christopher che rinuncia alla vita privilegiata per ritrovare sé stesso e il rapporto con gli altri, viaggiando per l’America e finendo a morire in Alaska, con lo scoprire che la felicità è condivisione . Metaforico e onirico, reale e percorso da un afflato quasi religioso, è un film che dovrebbe, secondo il regista, far battere il cuore ai giovani per la sua voglia di libertà e di sincera ricerca di valori autentici, evidenziati da una fotografia pittorica e da un recitazione appassionata. Gran film, regista di forte spessore Sean Penn. E la nostra Italia? Dopotutto, la Festa si svolge a Roma, Mecca del cinema del Belpaese. Ce la siamo cavata con premi minori. Una Menzione speciale a Giorni, nuvole di Silvio Soldini, un film realistico ma per fortuna non disperato, e un discorrere pulito, mai pesante. E poi il Premio per il miglior attore italiano a Giuseppe Battiston, artista di grande umanità ne La giusta distanza di Mazzacurati. Resta però la sensazione di un certo timore reverenziale verso il cinema straniero – cinese e americano in specie – in questa, come in altre rassegne, mentre sarebbe utile dare uno slancio più decisivo al cinema nostrano: vivo, con giovani autori che aspettano di essere valorizzati e fatti conoscere. Ora, la Festa è finita. Le polemiche ci sono state, le star mondiali sono più o meno venute a farsi vedere, i guadagni sono aumentati e si pensa alla terza edizione. Qui sta il punto. La festa è certo fenomeno popolare, con una simpatica tinta romana. Risulta però, a nostro parere, troppo affollata: non di persone – meno male che ci sono ! – ma di eventi. Impossibile seguirli tutti, anche perché spesso in contemporanea. La Festa, già lo si diceva sopra, ha bisogno di trovare una propria identità, tra Festival e Mostra. Perché non ridurre – o eliminare – la sezione Concorso, forse più adatta ad una mostra, e puntare ad una virata decisa verso il cinema italiano ed europeo, proponendo un numero maggiore di titoli, migliorando le due sezioni Alice ed Extra, veri momenti nuovi della manifestazione? Servirebbe forse a dare linearità a quel progetto di amore al cinema, cioè ad un fatto culturale, a largo raggio, che, in fondo, la festa si propone: per la città, ma non solo. VISTI NELLA FESTA Elizabeth, the Golden Age. Regia di Shekhar Kapour, con Cate Blanchett, Clive Owen. La regina vergine – Cate Blachett, superlativa, in una ricostruzione sfarzosa, anche se storicamente imperfetta. Uno spettacolo a volte di carattere scespiriano. Before The Devil Knows You’re Dead. Regia di Sidney Lumet, con Ethan Hawke, Albert Finnery. Una tragedia familiare, cupa, disperante e impedita a rapporti liberi tra padre e figli. Recitazione di alto livello, clima teso. Across the universe. Regia di Julie Taymor. Con Evan Rachel Wood, Jim Sturgess. Si rivisitano sul l’on da delle canzoni dei Beatles gli Anni Sessanta. Visionario, favolistico, eccessivo. Affascinante per giovani e no. Un grande sogno di libertà. Oltre il fuoco. Regia di Francis Ford Coppola. Con Tim Roth, Bruno Ganz, Alexandra Maria Lara. Un anziano professore di linguistica rinasce a giovinezza dopo esser stato colpito da un fulmine. L’amore in una meditazione mistico-filosofico-storica complessa e talora confusa, ma è sempre Coppola. LA FESTA DELL’ENTE Se tutta Roma ne è stata coinvolta, logico che lo fosse l’Ente dello Spettacolo, presenza cattolica nel cinema nostrano, animata da don Dario E. Viganò. Tre gli appuntamenti che si sono intersecati nei dodici giorni della Festa. La rassegna I luoghi dello spirito che ha scelto l’oasi benedettina di Subiaco per Il grande silenzio di Gröning, The Island di Linguine (sarà mai in sala questo bellissimo film?) e In memoria di me di Saverio Costanzo, presente con Gröning alle proiezioni, in un clima raccolto. Seconda tappa la mostra fotografica L’attimo neorealista. Fotogrammi 1941-1952, ottanta immagini tratte da trentatré film d’epoca, che dal Centro Sperimentale sono in viaggio verso diverse città italiane, da Milano a Lecce. La rassegna è stata accompagnata da un succoso convegno (23-24/10) sul fenomeno neorealistico Il reale come progetto del film. Terzo momento, la rassegna Inquietudini critiche, con film che hanno a loro tempo diviso la critica: La dolce vita, La ricotta, I pugni in tasca presentati in diverse sale romane al pubblico

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