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Cultura > Arte e Spettacolo

Febo Conti: il conduttore della tv dei ragazzi

di Aurelio Molè

- Fonte: Città Nuova


Si è spento nell’ospedale di Desenzano, a 85 anni d'età, uno dei pionieri della tv dei ragazzi. Resterà nella storia per la trasmissione “Chissà chi lo sa?”, con cui negli anni Sessanta è cresciuta un’intera generazione

Febo Conti

«Alla fine del 1945 ‒ raccontava Febo Conti in un'intervista ‒ con il mio diploma di perito industriale, con 19 anni d’età, con una gran voglia di fare, ma con tanti disoccupati e affamati, trovare un lavoro a Milano non era facile. Un giorno un compagno di scuola mi dice: “Alla Rai, in Corso Sempione, cercano annunciatori. Proviamo?”». Così, per caso, cominciò la carriera di Febo Conti, uno dei più noti conduttori televisivi italiani, scomparso a 85 anni a Desenzano del Garda. Per  anni ha lavorato a vari programmi della radio e della televisione italiana, ma uno dei suoi segni distintivi resta l’imitazione di Ridolini. «Mi è cara come un segno luminoso con la sua faccia gessosa, triste e buona». Come Mike Buongiorno e molti conduttori del tempo, anche Febo Conti è pagato a puntata senza prospettive economiche certe. La sua fortuna è legata al successo della trasmissione, al sapersi creare un’immagine, all' essere un personaggio ben identificabile per cui vale la pena fermarsi a guardarlo in tv. Ci riuscì anche se rimase sempre insoddisfatto di tanta precarietà, costretto a collaborare anche con la tv svizzera e a presentare serate nel Nord Italia.

«Squillino le trombe, entrino le squadre!», era l’incipit di ogni puntata di Chissà chi lo sa?, la trasmissione che condusse per più di dieci anni, ogni sabato alle 17 e 45, rendendolo estremamente popolare. Il programma nasce il 19 luglio del 1961 da un’idea di Cino Tortorella. È un quiz per giovani. Due squadre di sette ragazzi provenienti da tutta Italia si affrontano per rispondere a indovinelli e per scoprire personaggi misteriosi. Chissa chi lo sa? resta un cult della tv dei ragazzi che ha attraversato un’intera generazione. Così lo ricorda Walter Veltroni: «C’è stato davvero, un giorno, per tanti anni, un meraviglioso programma per milioni di ragazzi».

«I ragazzi sono magnifici ‒ ricordava Febo Conti ‒. Tutti. Ma uno in particolare: Alfredo Vassena. Bravissimo e sicuro ma senza un’ombra di superbia. Tenne banco per oltre due mesi. Poi incontrò una ragazza, Rosaria Loi, che lo battè per un soffio. Alfredo fu un gentiluomo. Si congratulò con lei, ringraziò tutti e si avviò al suo banco; aprì una borsa, tirò fuori un panino e disse: “Finalmente posso mangiarmelo in pace!”».

La trasmissione va in onda nel primo anno dell’era di Ettore Bernabei, nuovo direttore generale fanfaniano doc, che dal 5 gennaio del 1961 ha preso le redini della Rai. La tv pedagogica del tempo, in cui rientra anche la trasmissione condotta da Febo Conti, si ispirava alla famosa triade di John Reith, direttore della Bbc inglese: informare, educare, intrattenere che «verranno interpretate ‒ spiega Flaminia Morandi ‒ all’italiana, in modo che l’intrattenimento le percorra trasversalmente tutte e tre, tenendo conto della bassa scolarità e del basso indice di lettura». Chissa chi lo sa?, attraverso il gioco, un quiz, costringeva i giovani partecipanti e i telespettatori con una cultura media molto bassa a migliorare le conoscenze, a stimolare nell’apprendimento, a far gioco di squadra e a riuscire nella vita attraverso lo studio e l’impegno.

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