Fatti e interpretazioni

Oggi il treno per Milano è partito da Roma alle 8.03. Bisogna vedere in che senso. Se vi trovaste davanti a questa bella conversazione, potreste essere tentati di chiamare il soccorso psichiatrico, almeno per il secondo interlocutore; ma forse anche per il primo, se scopriste che oggi non è partito da Roma nessun treno per Milano a causa di uno sciopero, oppure che non ci sono mai treni per Milano a quell’ora. Ma fareste meglio a non chiamare, sia perché è probabile che in questi tempi gli infermieri afferrino voi, sia perché viviamo in una società culturale – non dico il popolo, che ancora si salva – che ragiona precisamente come quei due. Ci sono milioni di intellettuali in tutto il mondo (e dominano i media), che non ammetteranno mai che esistano fatti – il treno è partito o non è partito a quell’ora -, ma solo interpretazioni. Ora, che non esistano fatti separati dalle interpretazioni, lo sanno anche i gatti. Infatti, se intervistaste un gatto finito sui binari di quel treno, potrebbe dirvi pressappoco: Quel coso si è messo a rotolare e mi ha quasi accoppato. Ma che i fatti dovrebbero essere distinti dalle interpretazioni è altrettanto vero, altrimenti il secondo interlocutore di cui sopra, quello sicuramente psichiatrico, potrebbe articolare il suo Bisogna vedere in che senso con belle specificazioni del tipo: Oggi è un concetto relativo. Quello che tu chiami treno può essere descritto in molti modi contrastanti e inconciliabili, dal casuale ammasso di ferraglie in casuale movimento a un’opera d’arte che non è partita ma si compone in autonome situazioni spazio-temporali e non arriva in nessun luogo. Inoltre bisogna capire cosa intendi dicendo Roma e Milano, che probabilmente non esistono come vere entità. Insomma, se non teniamo fermo il fatto che quel treno è partito, oppure no, senza dissolverlo in interpretazioni, e che, distintamente da questa certezza positiva o negativa, possiamo metterci poi a discutere sul treno, se fosse bello o brutto, vecchio o nuovo, e se fosse opportuno o sbagliato che partisse, eccetera, se non facciamo questo, entriamo chiaramente nella patologia. Cioè, se diamo retta alle sirene intellettuali, che in maggioranza pontificano nell’impossibilità della verità, entriamo nella presunta normalità quotidiana. Diceva il grande Chesterton, già agli inizi del Novecento, che ciò che preoccupa non è la crisi morale dei nostri tempi (oggi aggravata, ma siamo sempre più o meno quei poveretti), è la crisi mentale: la crisi della ragione, che invece viene tanto sbandierata come unica certezza… del nulla. Un potente nichilismo che si auto-denomina, molto abusivamen- te, razionalismo, svuota tutto e tutti e poi dice: come stanno le cose (che sono nulla) lo so solo io (che sono nulla). E non inventa niente di nuovo, lo dicevano già gli antichi: Così voglio e ordino, la volontà vada al posto della ragione (Sic volo, sic iubeo; sit pro ratione voluntas). Il discorso sembrerebbe finire qui, invece per il cristiano è solo all’inizio. Infatti anche per il cristiano le cose sono in sé stesse nulla e Dio stesso si fa nulla, creando e redimendo le sue creature. Ha questo farsi nulla- creare e farsi nulla – redimere è puro atto di amore, quello che san Tommaso dice atto puro d’essere, poiché 1’essere di Dio è amore, come rivela la prima lettera di san Giovanni. Dunque, il nulla delle cose è amato sia nel suo essere creato che nel suo essere ricreato dalla loro redenzione. Se è amato, davvero esiste, e davvero può essere ricollocato nell’ordine da cui è uscito. Il treno per Milano può partire, e la cura dei suoi conduttori può guidarlo a destinazione.

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