Il fascino della trasparenza reciproca

Carlo Maria Martini, compagno di viaggio per tanti, è stato discepolo alla scuola della Parola di Dio

Sono 5 anni che Carlo Maria Martini ci ha lasciato, ma la sua memoria e la sua testimonianza restano vivissime. Basta far visita alla tomba nel duomo di Milano per rendersene conto. Non sono quantificabili l’estensione e la profondità dell’irradiazione che la sua parola, i suoi scritti, i suoi gesti, il suo stile evangelico hanno conosciuto. Egli ha interpretato le istanze più vere degli ultimi travagliati decenni, anticipando il profilarsi di inediti sentieri su cui avventurare con slancio e in spirito di condivisione il nostro cammino. Muovendo dal Vangelo, certo, per chi si riconosce nella fede in Gesù, ma anche facendosi idealmente illuminare da esso per coloro che vivono con convinzione un’altra fede o cercano con perseveranza la verità e la giustizia che ci fa uomini e donne.

Martini è diventato testimone  e compagno di viaggio per tanti perché è stato, prima di tutto, un discepolo, uno che si è messo alla scuola della Parola. Discepolo della Parola con la “P” maiuscola, la Parola in cui Dio è uscito per amore dall’abisso del suo Silenzio per venirci incontro e camminare con noi indicandoci la via della vita. Sin da quando, ancora bambino – lui stesso lo racconta –, è andato in cerca di una traduzione affidabile del Nuovo Testamento. Per poi diventare quel maestro dell’esegesi biblica che il mondo accademico  ha unanimemente riconosciuto e quella guida spirituale nello spezzare il pane della Parola che ha portato all’incontro con Dio folle innumerevoli di persone, a cominciare dai giovani, nei 22 anni del suo ministero episcopale a Milano.

In questo appassionato discepolato della Parola, Martini s’è messo alla scuola della tradizione dell’esegesi cristiana lungo i secoli, dei metodi dell’esegesi storico-critica moderna, dell’insegnamento del Concilio Vaticano II sulla rivelazione di Dio nella Dei Verbum (la Parola di Dio). La sintesi di questa non facile operazione  (come ben sanno gli studiosi della Sacra Scrittura) gli è però venuta dal mettersi alla sequela di Ignazio di Loyola e del suo carisma. Come ogni grande carisma, infatti, quello di Ignazio è dono di luce e di vita dello Spirito che aiuta a penetrare la Parola di Dio, sino a trasfigurare di essa la propria esistenza.

Martini è cresciuto alla scuola di Ignazio. Lui stesso racconta come fu dalla testimonianza dei padri gesuiti che maturò, da ragazzo, la percezione – e poi la decisione – che Dio poteva diventare il tutto della sua vita.

Da Ignazio, Martini ha appreso quell’arte del discernimento che significa mettere in trasparenza la propria vita e quella degli altri alla luce della Parola, per purificare gli occhi della mente e allenare la libertà del cuore a scoprire e scegliere la via che Dio vuole per il bene nostro, e di tutti, nel dipanarsi spesso aggrovigliato e oscuro delle vicende umane. Ha così imparato ed esercitato, col coraggio della fedeltà creativa, la contemplazione della Parola e la lettura alla luce di essa dei segni dei tempi, nel solco di novità tracciato dal Vaticano II.

In definitiva, ciò che ci ha affascinato nello stile evangelico del cardinale Martini è stato il suo essere un discepolo di Gesù nel nostro oggi. Un discepolo in cammino con la Chiesa: una Chiesa povera e umile che rifugge da ogni tentazione di potere mondano, una Chiesa del dialogo che ascolta e accoglie tutti senza discriminazioni e si fa con essi compagna di viaggio, una Chiesa che non si stanca di spargere ovunque il seme della speranza e della giustizia.

Forse c’è una parola che riassume lo stile e il sogno di Martini. Quella che da lui sentii pronunciare come sintesi del suo intervento  al Centro Mariapoli di Rocca di Papa nel 1979, quand’era rettore dell’Università Gregoriana, e che, con stupore, ho ritrovato nel libro che raccoglie le sue ultime omelie. L’essenziale di oggi, diceva, è «la trasparenza reciproca».

La pienezza dell’insieme dell’umanità

La grande rivelazione che ci attende nell’eternità sarà quella di un unico corpo dei salvati di tutte le genti che faranno unità con Cristo in Dio così come prega Gesù nel Vangelo di Giovanni: siano come noi una cosa sola, io in loro e tu in me. (…) Siamo in attesa di questo traguardo finale e puntiamo tutto su esso. Non sarà semplicemente una glorificazione dei singoli e delle loro virtù, ma la pienezza dell’insieme dell’umanità: una cosa sola con Dio Padre piena di meravigliosa trasparenza reciproca.

C.M. Martini, Colti da stupore. Incontri con Gesù, Mondadori

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