Famiglie d’origine: risorsa o problema?

I rispettivi genitori e i litigi per la gestione dei “confini” familiari e dei ruoli.
©Magazin/Lapresse

La famiglia d’origine può essere di supporto alla coppia? Arricchisce o divide? Se lo chiedono con insistenza Alessia e Carlo dopo 10 anni dal loro primo incontro. Si sono innamorati, la passione era forte, le cose in comune tante, ma hanno da subito iniziato a discutere a causa dei rispettivi genitori.

Ancora adesso, nonostante si sentano spesso in sintonia, sono sempre in piedi diverse discussioni che riguardano i genitori e la gestione dei confini familiari. È giusto che la mamma di Alessia abbia le chiavi di casa e possa entrare quando meno ce lo si aspetta?

È normale che i genitori di Carlo diano indicazioni sull’educazione che debbano ricevere i figli? Questi ed altri interrogativi non lasciano pace. Carlo ed Alessia sentono di non essere mai in due: sono spesso in tre, in quattro, in sei. C’è sempre tanta gente tra loro e vivono un costante disagio che, ultimamente, dopo la nascita del secondogenito, li sta mettendo davvero a dura prova. Come affrontare questo periodo di crisi?

Alla luce dell’esperienza e delle domande che si pongono i protagonisti della nostra storia, è importante fare una prima precisazione: le famiglie d’origine possono senz’altro essere un’importante risorsa. Soprattutto nei momenti più critici, infatti, possono rivelarsi delle importanti sostenitrici, innescando un vortice di aiuto vicendevole che amplia le risorse del contesto e arricchisce la relazione e la famiglia stessa.

Questo è possibile che avvenga però, solo ed esclusivamente se ciascuno si mette al proprio posto. È una questione di confini familiari e ruoli, di cui spesso abbiamo parlato in precedenti articoli, e che richiama ciascun partner ad un percorso di svincolo e di crescita rispetto al passato. Percorso che permette di accogliere i propri genitori, la propria storia familiare passata, la propria cultura di appartenenza, ma non pretende di sostituirla a quella attuale, bensì la affianca, la integra, la arricchisce di nuove sfumature senza però che i ruoli e le funzioni del nucleo presente siano scalfiti.

È possibile fare ciò solo se ci si è differenziati almeno in parte dalla propria storia passata, e se si è in grado di comprendere chi ciascuno di noi è, a prescindere dal luogo da cui siamo partiti. Ci si differenzia solo se si è in grado di decidere in autonomia cosa vogliamo portare con noi degli insegnamenti che abbiamo ricevuto e cosa, invece, vogliamo lasciar andare perché lo riteniamo poco utile.

Quando incontriamo un nuovo partner, dobbiamo essere pronti ad accogliere una persona diversa da noi. Accogliere significa anche aprirsi alla possibilità di creare un “noi” autentico e saldo formato dalla somma di culture, esperienze, bisogni e possibilità diverse. Spesso alcune persone si sentono messe in secondo piano rispetto alla famiglia d’origine del partner. Si sentono poco scelte, poco viste ed hanno la sensazione che non si sia mai creato quel “noi” e che il compagno o la compagna siano più rivolti verso il proprio passato piuttosto che proiettati a creare un futuro. Questo può generare delle importanti conflittualità, può essere vissuto come un vero e proprio tradimento e può andare a minare la stabilità della coppia.

È necessario, quindi, tessere dei confini chiari attorno ai nostri nuclei familiari. Confini non rigidi che permettano di accogliere, ma che, allo stesso tempo, impediscano continue intromissioni esterne che possono allontanare piuttosto che unire.

La coppia è la base della famiglia. Va curata, coccolata, non bisogna mai abbassare la guardia. È indispensabile per farla vivere anche la dimensione dell’impegno che deve guidare ciascun partner a fare riflessioni, dialogare, creare uno spazio costante di confronto in cui si cerchi di comprendere realmente il punto di vista dell’altro. Si tratta di lasciar andare quello che ciascuno è stato nell’ottica di creare un noi condiviso, in cui passato e presente degli attori coinvolti si intersechino.

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