Famiglie consumo e usura

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Negli ultimi cinque anni l’indebitamento delle famiglie italiane è aumentato dell’81 per cento. Un dato che non stupisce, se pensiamo a come sta cambiando la cultura del consumo e del risparmio delle famiglie. Assistiamo, infatti, ad un paradosso. Da una parte esiste un movimento di consumatori critici sempre più esigenti con sé stessi e con le imprese, votando con i loro acquisti le aziende più etiche e facendo delle scelte di consumo uno strumento di fraternità con produttori dei Paesi del Sud del mondo. Il consumo diventa in questo modo un atto umano a tutto tondo, un ponte che lega. Al tempo stesso, la cultura del consumo invade sempre più tutti gli ambiti della nostra vita. Si vive in un mondo popolato di soggetti che vogliono venderci sempre qualcosa. Negli ultimi anni, però, c’è un fatto nuovo, rappresentato dalla crescente offerta di beni di lusso a pochi euro (al mese): automobili, tv al plasma, case al mare, vacanze, beni una volta solo per ricchi e che oggi diventano beni di massa. La cultura del risparmio, che ha legato tra loro le generazioni (il sacrificio di un genitore diventava la possibilità di mandare all’università un figlio), oggi sta cedendo il passo alla logica del debito per consumare (non per investire). Trovo tutto ciò molto pericoloso, scorretto e tendenzialmente truffaldino: quante rate di 167 euro al mese dovremo pagare? E che cosa accade se non riusciamo a pagarle? Nessuno ce lo dice. C’è un altro dato che accompagna l’incremento dell’indebitamento delle famiglie: un forte aumento dell’usura, il cui giro di affari sfiora in Italia i venti miliardi di euro l’anno. Se una banca concede prestiti a persone che non possono restituirli, soprattutto quando si tratta di prestiti al consumo, si allea, magari senza volerlo, con gli usurai. Chi non concede prestiti all’imprenditore che ha dei buoni progetti da realizzare è, dal punto di vista etico, responsabile quanto chi li concede troppo facilmente a famiglie che non potranno restituirli. Una responsabilità che aumenta quando si sa che sono le famiglie più deboli e fragili a dare maggiore ascolto alle sirene del lusso facile. La grave crisi dei mutui americani è un segnale che questo modello di consumo sta arrivando a un punto di rottura. Sta a noi cittadini ribellarci e far sentire la nostra voce: sciopero della televisione (e non solo della spesa), cortei in piazza per protestare contro la cultura del consumo che si svuota dentro, prima di svuotare i portafogli? Mi auguro presto. La posta in gioco è grossa.

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