Fallimento o rinascita?

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Giorgio e Luciana si sono sposati con l’intenzione di creare una bella unione. Passano otto anni e arriva la crisi, minacciosa come una tempesta. Una relazione extra-coniugale sembra colmare i vuoti. Infine, la decisione ineluttabile, nonostante uno splendido bambino di cinque anni. Otto mesi di separazione. Poi, un primo tentativo di riconciliazione: passato l’entusiasmo, un nuovo fallimento. Questa volta la separazione è legale. Che c’è di nuovo? Ancora niente. Di storie come questa, ce ne sono una su quattro. Ma delle migliaia di coppie separate ce ne sono tante – più numerose di quelle che non si venga a sapere – che non finiscono lì. Giorgio e Luciana, anche se nessuno ci avrebbe scommesso, tornano insieme. Il desiderio di ricomporre la famiglia è più forte. E possibile. Con tutta la mia libertà a disposizione – racconta Luciana – sentivo un forte rimorso e dolore. Ho trovato la forza di ridimensionare i miei problemi e troncare la nuova relazione. Mi sono reso conto – dice Giorgio, da parte sua – di quanto poco avessi dato in famiglia. Facevo passare Luciana in secondo ordine rispetto alle mie esigenze: palestra, tennis, lettura e tv. Una vita così aveva poco senso. Dovevo affrontare la realtà. Andai in montagna a trovarla mentre era lì col bambino. Cercai di rimanere più a lungo vicino a lei per capirla. I due sono coscienti che, per superare gli ostacoli, occorrono forti cambiamenti in loro stessi. Tuttavia, ci provano, senza scoraggiarsi. E questa è la volta buona: danno inizio ad una vita nuova. Di impegno e di stile. Tutto quanto prima li poteva dividere, il carattere, il modo di pensare, diviene occasione di crescita. Ad un certo punto, nella storia di un matrimonio, la luce si può spegnere. Ed è black-out. Carico di rischi per la coppia e i figli. La crisi, però, non è sempre fallimentare o irreversibile. Una fase termina, ma non l’amore. Che ha, paradossalmente, la possibilità di rinnovarsi. Il buio infatti è la gomma che ripulisce le pagine, indispensabile per scriverne di nuove. La sofferenza accettata è l’energia per stabilire quale senso dare alla propria esistenza. Una domanda alla quale non si può non rispondere coi fatti. Per questo la vita cambia. Isaías è direttore di un’azienda di vasi di terracotta a Logroño, una piccola città della Spagna. Rosana è medico del pronto soccorso. Trascorrono dieci anni di matrimonio, in cui scampano il pericolo della grave malattia del primo figlio, Daniel. Quindi, precipitano in un nuovo baratro. Ancora più fondo. Aver impostato la vita sul benessere materiale, guardando solo sé stessi, costringe a pagare un alto prezzo: una tristezza profonda, un malumore permanente che rimbalza dall’uno all’altra e sui figli. Poi la svolta. Del matrimonio, del modo di educare i figli, di vivere il lavoro, e di dare un senso nuovo a tutta la vita. Adesso – racconta Isaías -, l’unico punto fermo per noi è l’amore. Su quella ferita ricucita non c’è una misera toppa. Ma è sgorgata una sorgente di speranza. Per il futuro della loro famiglia. E per le altre che le stanno intorno. In particolare, quelle colpite dalla stessa malattia di Daniel. Per le quali, hanno fatto nascere una associazione. Aiuti La buona volontà per ricominciare è fondamentale. Ma spesso non basta. Una coppia in crisi è in stato di confusione. C’è chi esaspera i problemi. Chi non li vede affatto. Un esterno, esperto, è molto utile per fare chiarezza e scoprire strade nuove. Ti dicono sto male, stiamo male, ma non sappiamo il perché. Vorremmo capire se c’è una possibilità o se invece tutto è andato in frantumi. Marinella Foddis, consulente e mediatore familiare, svolge i primi colloqui al consultorio diocesano di Frascati, di cui è direttore. Che aiuto si può trovare? Facciamo un’accoglienza integrata. Personale e familiare. I disagi infatti non sono tanto nella persona in sé, ma nella relazione. Poi, l’operatore specialistico più adatto prende in carico la coppia o la persona. Se necessario, si hanno consulenze esterne di tipo sanitario, ginecologico, pediatrico, genetico… Tutto questo ovviamente in regime di totale gratuità. I risultati? Un buon 50-60 per cento si impegna a ricominciare a provare. All’attività consolidata da una esperienza pluridecennale dei consultori di ispirazione cristiana, sparsi un po’ ovunque nel territorio nazionale e legati tra loro nella Confederazione italiana (tel. 063017820), si aggiunge quella di tanti altri punti-aiuto: consultori laici, esperienze locali, iniziative originali tipo Retrouvaille, esperienze nate nell’ambito di associazioni e movimenti. L’importante è non arrendersi al pensiero deleterio non c’è niente da fare oppure risolvo meglio i miei problemi, se sono da solo. Alle volte il naufragio del proprio matrimonio è tuttavia irrecuperabile. Comunque, è sempre possibile fare la scoperta di un amore più grande della sofferenza. Della rabbia. Qualche volta si sono avuti dei ricongiungimenti – dice Ernesto Emanuele, presidente di Famiglie separate cristiane (www.famiglieseparatecrsitiane.it) – ma il successo al 100 per cento riguarda il ricongiungimento con Dio, trovandone uno diverso da quello che si era conosciuto in passato. I sentimenti positivi maturati nel proprio intimo illuminano e consentono almeno la riconciliazione con sé stessi, col prossimo, con la vita. I primi a godere di tali frutti sono i figli. Come è avvenuto nella famiglia di Anna e Beppe: si separano dopo sette anni di matrimonio e l’arrivo di due bambini. I rapporti tra loro sono impregnati di rancore e disprezzo. Poi Anna sceglie la strada eroica del perdono. Comincia a parlare a suo marito, cercando di dimenticare il passato. Non risponde alle sue frasi di rimprovero più dure e si sforza di ascoltarlo. Lui, sentendosi capito, diventa meno irascibile e sospettoso. Il rapporto così può continuare su un piano più semplice. Il padre può svolgere il suo ruolo con maggiore serenità. Strumenti Le motivazioni delle crisi sono molteplici. E in genere si intrecciano tra loro: difficoltà della convivenza, incapacità a modulare le distanze tra marito e moglie e con le famiglie d’origine, immaturità, problemi di comunicazione. Intervengono anche fattori culturali: aspettative non realistiche, l’inganno che se ci sono conflitti, l’amore non esiste più. Invece essi sono la norma. Anzi, una risorsa. Certo, occorrono gli strumenti per gestirli. E troppo spesso mancano. Il dialogo è l’alimento quotidiano del rapporto. Però si pratica poco e non ci si chiarisce. Ognuno ha la sua mappa con la propria cultura, educazione, personalità – spiega Rino Ventriglia, neuropsichiatra -. Se nelle piccole cose di tutti i giorni accogliamo l’altro, a un certo punto, si forma la mappa di coppia. Coi progetti, idee, valori, scelte di vita comuni. Non avviene in un istante. È un percorso avvincente di tutta una vita. Si procede spediti, se il partner dà dei riconoscimenti positivi – continua Ventriglia -. Quanto più abbiamo la possibilità di credere in noi stessi, acquistiamo sicurezza nel rapporto e ci apriamo, senza mettere scudi. La crisi non ha riguardi per nessuno. Coinvolge trasversalmente tutti i settori della società, a prescindere dalle culture – dice l’avvocato Rober- to Falessi, esperto di diritto familiare e minorile -. Una grossa risorsa è quella di avere attorno a sé altre famiglie, persone di riferimento con cui condividere questo momento e lasciarsi guidare nel tunnel. Altrimenti, il consumo di energie fisiche, affettive, psicologiche è una bomba devastante. Bisogna non lasciarla esplodere in modo deflagrante. Quando ciò avviene, è spesso per motivi futili. Le delusioni o i litigi sono rapportati a cose materiali. La vita coniugale è troppo costellata di cose, di oggetti, di beni, di attività, di svago. Mancano i valori. Occorre tornare a scoprirli e virare su quelli, come ha fatto Maria. Allora, accade il meglio. Era appena sposata con Guido, quando decidono di accogliere in casa la mamma di lui, vedova e sola. La convivenza diventa impossibile. Maria si sente estromessa da tutto. Un giorno non ce l’ha fatta più. Approfitta di una scusa. Esce di casa. E non torna più. Trascorrono undici anni. Quando lei, sola e distrutta, scopre l’amore di un Dio che ha sperimentato la sofferenza. L’abbandono. È morto urlando questo dolore. Nel suo grido – racconta – ho trovato espresso e pagato il dramma della mia separazione, il fallimento della mia famiglia. Ho provato ad amarlo nel dolore e nelle difficoltà economiche di ogni giorno. Sente così di dover tornare a cercare il marito e la suocera per illuminare quell’ombra nella sua vita con l’amore. Siccome presto sarebbe stato l’onomastico della nonna, Rita, verrò con Marco a farle le auguri, scrive loro. Una telefonata però le dice di non muoversi. Nonostante ciò, venuto il giorno di Santa Rita, messo l’abito più bello, il bambino ed io – racconta -, con un bellissimo mazzo di fiori, siamo andati a trovarla. Una scampanellata, niente. Un’altra, niente. Alla terza, la porta si apre. Mia suocera mi abbraccia e mi dice: Entra ti preparo il caffè. Scuro come piace a te. Dimmi di tua madre. Com’era cambiata… O meglio, io ero cambiata. Per l’amore vissuto. Sarebbe stato impossibile. Invece, con quel passo e tanti altri che sono seguiti da parte di entrambi, la famiglia di Maria si è ricomposta. SEPARAZIONI E DIVORZI Sono un fenomeno in aumento: tra il 1995 e il 2000 sono cresciuti rispettivamente del 37,5 e del 39 per cento. Nel 2001 si contano 75.890 separazioni e 40.051 divorzi. I figli coinvolti sono rispettivamente 82.594 e 35.050 (Rapporto Eurispes 2003-04). Potrebbe rappresentare una categoria sociale che va ad ingrossarsi di 100 mila unità all’anno. I litigi… e poi una cosa sola La coppia composta da Sandra Mondaini e Raimondo Vianello è un vaso di ferro, in mezzo a tanti di coccio. La loro relazione coniugale vive dal ’62. I difetti su cui scherzano non li hanno allontanati. Anzi, sono la calamita che attira loro e il pubblico. Intervista con lei. Come vivete il conflitto? Quelli tra me e mio marito sono i battibecchi quotidiani di ogni famiglia: perché hai spento il riscaldamento, perché l’hai acceso, perché non chiudi la finestra, perché l’hai aperta… Nella vita siamo poi abbastanza d’accordo sulle cose importanti.Sapersi prendere in giro è alla base del nostro matrimonio. Noi non abbiamo mai litigato forte, alzato la voce, prima di tutto anche per educazione. E poi per rispetto l’uno dell’altro Avete mai passato una crisi? Non direi. Ci siamo sposati già nell’età della ragione, io a trent’anni, Raimondo a quaranta. Non ci siamo subito legati giovani, per cui dopo vengono sorprese e rimpianti. Soprattutto agli uomini, direi di stare attenti… Oggi l’uomo perde in tutto: nelle cause di separazione, nei figli. Ci vanno sempre di mezzo i bambini. Prima si è innamorati – raccontava in tv -, poi si litiga, poi si diventa una cosa sola. Così è successo a voi? Questo pensiero è maturato perché l’ho passato. Occorre saper seminare affetto, stima, anche intelligenza. E non illudersi. Gli amanti, dopo tre anni, diventano come i mariti. Tu lo lasci perché è un pantofolaio, perché fisicamente è finito tutto, perché la passione per un altro te lo fa lasciare. E, dopo, questo si comporta esattamente come il primo. Non ne vale proprio la pena. C’è un segreto per l’intesa? Deve scattare. Oggi la donna, anche non più giovane, si separa in cerca di chissacché, di quali emozioni, quali cose. Poi si riduce alla solitudine, alla depressione. Invece avere un uomo vicino che ti protegge è molto importante. Ma io credo che oggi il divorzio, non dico che sia diventato una moda, ma, siccome tu senti l’amica che si è separata perché non andava più d’accordo col marito, cominci a rimuginare: allora mi separo anch’io. Separarsi è diventato un po’ un vezzo.

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