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Ambiente > Ecologia

Falde acquifere inquinate dalla diossina

di Sara Fornaro

- Fonte: Città Nuova

Sara Fornaro

Rilevati cadmio, benzo(a)pirene, pesticidi e diossine nelle falde acquifere di Terzigno (Parco Vesuvio), dove la popolazione protesta contro l’apertura di una nuova discarica.

rifiuti a Terzigno Campania

I manifesti del Comune sono stati affissi: ormai è ufficiale, nel comune di Terzigno, in provincia di Napoli, dove sorge la tanto contestata cava-discarica Sari, le falde acquifere sono inquinate. Di conseguenza, scrive il sindaco Domenico Auricchio, in attesa di nuove analisi i cittadini non possono utilizzare l’acqua dei pozzi artesiani. Zinco, cadmio, benzo(a)pirene, aldrin (un pesticida), nichel: c’è un po’ di tutto nelle falde acquifere sottostanti la discarica ubicata nell’area protetta del Parco nazionale del Vesuvio. Proprio lì dove la Protezione civile vorrebbe aprire una seconda e più grande discarica, nei pressi della cava Vitello, ci sono perfino i Pcb, i policlorobifenili, inquinanti talmente tossici da essere paragonati alle diossine.

 

La sconcertante scoperta è avvenuta nei giorni scorsi e tra i residenti di Terzigno e dei comuni vicini si è immediatamente diffusa una grande preoccupazione, culminata in un nuovo incendio di un camion per la raccolta dei rifiuti. Un atto teppistico non giustificabile, che però, commenta don Francesco Feola, parroco del santuario della Madonna liberatrice dai flagelli di Boscoreale, è sintomatico della disperazione della gente.

 

L’assessore all’Ambiente della Provincia di Napoli, Giuseppe Caliendo, ha tentato di rassicurare i residenti spiegando che, forse, gli inquinanti sono sostanze “normali” in una zona vulcanica. In questo caso, ribattono i cittadini, una discarica non andava assolutamente realizzata. Se, invece, le sostanze presenti nell’acqua fossero direttamente legate alla presenza dei rifiuti, come da sempre hanno ipotizzato, la discarica andrebbe immediatamente chiusa, e non se ne dovrebbero aprire altre. «Al momento – spiega il sacerdote con voce grave – siamo in attesa dei risultati delle nuove analisi. Tutti sono preoccupatissimi».

 

Don Francesco, una nuova calamità per la popolazione?         

«Il problema è grave e reale. Tra la gente c’è davvero molta preoccupazione e si teme che la situazione possa degenerare. Purtroppo, né la Regione né il governo intervengono per rassicurare la popolazione. Questo silenzio è assurdo. Il premier Berlusconi ha detto che verrà a Terzigno quando avrà i soldi per la bonifica, ma finora non si è visto nessuno».

 

L’acqua dei pozzi viene utilizzata per irrigare le coltivazioni. Come si farà, adesso?

«Si utilizzeranno le cisterne dell’acqua piovana, come si fa da tempo in altri comuni le cui falde acquifere risultano inquinate per la presenza di altre discariche, come a Somma Vesuviana. Tuttavia, il danno di immagine è gravissimo. Gli agricoltori sono in crisi: l’uva per la produzione del rinomato “Lacryma Christi” del Vesuvio viene venduta a 6-7 centesimi al chilo e lo stesso vale per le nocelle e gli altri prodotti. Ho diversi amici che lavorano in campagna e che hanno dovuto licenziare gli operai. Quest’ennesima sciagura sta uccidendo l’economia di queste terre. Se non si interviene con decisione, questa zona morirà».

 

Cosa si può fare?

«Bisogna ascoltare la gente, comprendere il malessere che c’è. Da mesi, in questi comuni, c’è un terribile olezzo, proveniente dalla discarica, che provoca forti bruciori di stomaco, e lì vicino ci sono case, scuole, l’ospedale di Boscotrecase. Quest’estate i residenti sono stati malissimo e hanno protestato, ma nessuno è intervenuto. In questa discarica ogni giorno scaricano 190 camion della spazzatura, ma entro marzo 2011 sarà satura, per cui ne serve un’altra. Per questo hanno individuato la cava Vitello, molto più grande della Sari, dove potrebbero gettare tonnellate di spazzatura per i prossimi dieci anni. Una soluzione inaccettabile per la popolazione».

 

Quando ci sono le proteste, si parla sempre della camorra. Quant’è elevata l’infiltrazione della malavita organizzata?

«Le proteste nascono dalla disperazione della gente. Gente perbene, onesta, ma profondamente in crisi. Qui i livelli di disoccupazione sono altissimi: il mercato immobiliare è crollato e il futuro è molto incerto. I mass media, purtroppo, hanno dato voce solo alle poche proteste violente che ci sono state, ma per la stragrande maggioranza si è trattato di manifestazioni pacifiche. È vero, in questi quartieri c’è la camorra, ma noi non siamo camorristi. C’è solo gente che lotta per il diritto alla salute, per avere un futuro, per i propri figli, per avere l’aria respirabile. Le istituzioni contestano le proteste, ma non dicono che quanto era stato previsto non è stato realizzato. Dove sono i tre termovalorizzatori progettati? Ce n’è solo uno e funziona pure male… Le persone sono molto sfiduciate, ormai nelle istituzioni non crede più nessuno. Noi cerchiamo di dare iniezioni di fiducia e speranza, organizzando tante manifestazioni, facendo progetti. Ci sforziamo, ma la situazione è difficile. Ci troviamo nel quartiere chiamato Piano Napoli, uno dei più degradati del territorio, sempre più invivibile. La gente vuole un futuro, opportunità per i propri figli, per il proprio paese. Non vuole che questa terra continui ad essere violentata, sotto ogni punto di vista, com’è accaduto finora».

Riproduzione riservata ©

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