Facciamo un passo di civiltà

Quest’anno l’inizio delle vacanze era stato accompagnato da un sussulto di entusiasmo: l’arrivo dei raccoglitori differenziati per i rifiuti nel paesino sulle coste tirreniche della Sardegna. L’entusiasmo, però, si è subito trasformato in frustrazione quando aprendo il contenitore dell’umido mi sono accorto che dentro c’era… di tutto, esattamente come nei precedenti cassonetti non differenziati. Ennesima riflessione sull’Italia, e soprattutto sugli italiani. Osservandoli, mi accorgo che questa inciviltà è accompagnata da molti altri sintomi che denunciano la stessa malattia: sono in coda al semaforo e osservo l’ennesimo automobilista scartare il cioccolatino e gettare la carta dal finestrino, o l’altra che getta il mozzicone di sigaretta: perché intasare il nostro posacenere privato quando c’è un grande posacenere a cielo aperto che non è di nessuno? Il nostro non è mio, recita un proverbio swahili, un detto che può essere interpretato in due modi opposti. Può significare che il bene comune non appartiene a nessuno perché è di tutti: quindi il parco comune non è mio perché di tutti. Questa interpretazione è quella civile, che ci fa sentire il bene comune come bene nostro, e come tale va rispettato e curato come si rispetta e cura la nostra casa o la nostra famiglia. L’altro senso del proverbio, quello incivile, ci fa invece sentire il nostro come di nessuno, come qualcosa che non mi interessa, perché non è mia: qui tra mio e nostro c’è un conflitto di interessi. Sono convinto che i popoli avanzano quando la loro cultura civile porta a leggere il comune come nostro, e vanno indietro quando il di tutti viene letto come di nessuno. Tutte le volte che gettiamo il sacchetto di plastica nel contenitore sbagliato, la carta dal finestrino dell’auto, o il fazzoletto nel parco, stiamo leggendo il nostro come non mio nel senso incivile del termine. Che fare allora? Non possiamo dare all’Amministrazione pubblica tutta responsabilità della trasformazione della nostra cultura civile, anche se può fare molto. Ad esempio, può predisporre le infrastrutture che facilitino i comportamenti civili, o prevedere premi per i cittadini più virtuosi. Infine un consiglio pratico: ogni tanto, quando vediamo qualcuno che getta la carta dal finestrino, facciamo una bella (ma civile) suonata di clacson.

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