Evanescence & Co: il guaio delle etichette

In America la cosiddetta christian-music (ovvero il pop-rock sostanziato e ispirato dai valori evangelici) va forte, e non da oggi. Mentre qui da noi l’ambiente vive ancora in una sorta di ghetto – più per carenze proprie che per l’ostruzionismo dei “laici”, in verità – colà può contare su solidissimi circuiti promozionali, talenti in grado di rivaleggiare alla pari con le stelle più blasonate, e soprattutto un mercato in continua espansione. Tant’è che non è raro trovare in classifica tanto artisti cresciuti in tale contesto e poi esplosi sui mercati planetari del secular-pop, quanto divi profani in preda a “redenzioni” altrettanto clamorose. Talvolta il passaggio da un ambito all’altro è così sottile da risultare poco più che un’astrazione, altre volte invece ha innescato vere e proprie abiure, con relative polemiche al vetriolo. È quanto accaduto di recente agli Evanescence e al loro Fallen uno dei dischi più venduti di questi ultimi mesi. Il gruppo, guidato dalla graziosa cantante Amy Lee e dal chitarrista Ben Moody, si era formato in quel di Memphis verso la fine del decennio scorso. Dopo la pubblicazione dell’album di debutto Origin e la fortunata partecipazione alla colonna sonora del film Daredevil, nella primavera di quest’anno gli Evanescence danno alle stampe il loro secondo lavoro. Fallen esce inizialmente anche sui circuiti della christianmusic, ma alcune spericolate dichiarazioni del leader rilasciate all’autorevole rivista Rolling Stone causano il ritiro del disco dai negozi di musica cristiana. In altre parole la band sconfessa il proprio passato per lanciarsi alla conquista delle classifiche planetarie. Complice l’astuta miscela di gothic, hard-rock e pop radiofonico, l’impresa riesce alla grande, e gli Evanescence conquistano la vetta delle hit-parades europee e statunitensi. Fine della storia, per ora” Va aggiunto però che negli States la christianmusic non si fa scrupolo di dare spazio ai generi più disparati, anche quelli considerati al limite della compatibilità: dall’heavy metal al punk, dalla techno al grunge. Quel che dovrebbe fare la differenza è esclusivamente il contenuto dei testi (più o meno esplicito, a seconda della sensibilità di ciascun artista). Un altro esempio, ancora più emblematico, contraddittorio, e per certi versi opposto, è quello dei Kings Of Leon. Decisamente più ruvidi degli Evanescence, ma per nulla imbarazzati nel dichiarare la propria fede (né nel mischiarla con tutt’altro”), la band di Nashville è composta da tre fratelli figli di un pastore evangelico e da un loro cugino. Al debutto con l’energetico Youth & Young Manhood (Bmg), un cd giudicato da buona parte della critica planetaria una delle rivelazioni dell’anno, i quattro propongono una sapida miscela di garage-rock, punk, e country sudista. Orgogliosamente legati alle loro origini (erano a tutti gli effetti una band al servizio delle celebrazioni liturgiche del padre), ma anche entusiasticamente attratti dalle sirene dello show-business, i Kings rappresentano meglio di tante parole la gran confusione imperante. La stessa, in fondo, che da sempre si genera quando si prova a etichettare come pop o rock un determinato artista o una certa canzone. Al punto da irrobustire un dubbio arcano e mai sopito: e se fossero proprio le etichette il problema? Franz Coriasco CD Novità MAURO PAGANI DOMANI Nun Entertainment Prendete la poesia asciutta di un De Andrè, aggiungete un pizzico di enfasi dalliana, una bella dose di etno-rock alla Peter Gabriel, e otterrete la ricetta del secondo lavoro del poliedrico artista bresciano. Raiz, Morgan e Ligabue tra gli ospiti: una spintarella promozionale necessaria per un disco bellissimo, ma sostanzialmente alieno a ciò che oggi chiedono i mercati. TRAIN MY PRVATE NATION Sony Music Il terzo album per la band di Paul Monahan affonda le sue radici nel tradizionalismo del rock statunitense (dal southern al country), ma lo affronta con piglio così moderno da renderlo appetibile anche per il mercato pop. Dopo il fortunatissimo Drops of Jupiter, una sorprendente conferma per un gruppo che, pur non inventando nulla, appare in continua crescita.

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