Etica del fare ed etica del limite

La Protezione civile è finita nel tritacarne mediatico, assieme ad altri casi. Come mai la "morale dell'azione" finisce per degenerare in interessi privati?
Protezione civile
Ci risiamo? De Bortoli sul Corsera parla di «una nuova questione morale», e Barbara Spinelli su La Stampa nota il crescere di «una nuova sete di verità». Al di là delle responsabilità dei singoli (la presunzione d’innocenza va salvaguardata per chiunque) e degli schieramenti politici, l’attualità degli ultimi scandali (Protezione civile, Bologna, Milano, Puglie…) ci rimanda a quella che don Baget Bozzo definì «etica del fare», espressione poi ripresa dal premier e da altri.

Un quesito: come mai questa tanto sbandierata “morale dell’azione” spesso degenera in corruzioni e interessi privati? Il fatto è, ci sembra, che non si usano correttamente i due termini dell’espressione. L’etica, infatti, da Aristotele in poi, non può basarsi su sé stessa, ma deve ancorarsi a un sistema di principi esterno: la religione, una filosofia dell’esistenza o una rigorosa “fede laica”. E il fare? Se diventa preda della «dittatura del presente» (Augé e Bauman), di un presente orfano delle lezioni del passato e incapace di aprire alla speranza, scivola in un interesse individualistico immediato e diventa preda della corruzione.

 

Non basta allora dire che i propri riferimenti sono il cristianesimo o i lumi: bisogna che questi agganci siano sinceri e radicati, cioè veri. Non basta dire che il Vangelo è il proprio faro se poi non si cerca di viverlo. O farsi guidare a parole dal trittico liberté-égalité-fraternité se poi non lo si applica nella vita pubblica. Se poi non si tiene nel dovuto conto la legge, atta a frenare le debolezze umane, ecco che nulla più arresta la cupidigia dell’individuo. Non a caso lo stesso Baget Bozzo associava “etica del fare” ed “etica del limite”.

 

Scriveva quel grande giornalista che era Barbiellini Amidei: «Chi mette per fede a bilancio l’eternità non può tradire la fiducia altrui nei bilanci aziendali».

 

p.s. In un forte editoriale su Il nostro tempo, il collega Beppe del Colle cita La rivolta cattolica di Igino Giordani: «Poiché tutti gli interessi della carne e della mente si esprimono, si valutano, si sperimentano e resistono nella convergenza ineluttabile della politica, occorre che in essa gl’interessi della fede e della morale siano issati da mani ferme a formare il centro di raccolta e l’asse di paragone. La questione politica, come quella sociale, è primamente questione morale».

 

 

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